Riproponiamo un interessante introduzione al dibattito verso lo sciopero generale che si terrà domani in università Statale di Milano.
Da corsari-milano.noblogs.org:
Sono le 17,30 di un normalissimo Lunedì di Ottobre. Siamo, come al solito in Statale, in chiostro a parlare di politica. In tutta italia c’è fermento contro la riforma Gelmini, contro i tagli di Tremonti e contro gli attacchi alla scuola pubblica che si ripetono da anni. Decidiamo allora di lanciare un’assemblea di ateneo e vedere che succede…
Il giorno dopo l’assemblea lanciata non riesce nemmeno ad iniziare, c’è troppa gente e si decide da subito di partire in corteo. E’ strano perché fin dal primo momento tutti e tutte esprimono la volontà di non fare semplici cortei dentro l’università, ma di uscire, di BLOCCARE le stradele piazze e le arterie principali della città. E’ così che è cominciato il movimento dell’onda a Milano. Per tre settimane Milano ha visto cortei spontanei uscire da licei e università per bloccare città e stazioni. Un’ onda, sì un’ onda anomala che ci ha travolto senza preavviso. Un movimento che ha superato qualunque tipo di previsione o pianificazione.
Per tre settimane abbiamo vissuto le strade della nostra città come non era mai successo. Abbiamo bloccato, sognato, sorriso, ma sopratutto ci abbiamo creduto. Sì a Milano per qualche giorno ci credevamo davvero: ”possiamo bloccare la riforma Gelmini”.”Ce la facciamo, dai che ce la facciamo” queste le frasi che rimbombavano nei corridoi nelle aule nei chiostri e nella mensa.
Poco dopo è stato come svegliarsi da un sogno bellissimo.
Cominciavamo a sentire la stanchezza, iniziavano le prime pacche sulle spalle ”non ci siamo riusciti”, ”cosa usciamo a bloccare a fare?” ”hanno vinto loro”. Ed ecco che arriva il maledetto riflusso, ma non abbiamo neanche il tempo di renderci conto di quello che sta succendendo che alle 6 di mattina arriva la chiamata: ”Hanno sgomberato cox 18”.
Ecco che le piazze di Milano si gonfiano di nuovo. Questa volta la rabbia, di voglia di protagonismo, l’incazzatura è davvero tanta. Da subito ripartono cortei spontanei che bloccano la città di nuovo, ma questa volta ci sono i cassonetti rovesciati, i volti coperti i cori contro la Polizia e contro la giunta comunale che rimbombano nelle manifestazioni che invadono la città.
Ed è così che ci ritroviamo tanti. Tantissimi. In 10 mila. Gli studenti dell’onda, quelli di Cadorna. Quelli che xxxx. Quelli che si erano arresi. Li ritroviamo, ci ritroviamo ancora una volta insieme per difendere un centro sociale, e non per parlare di scuola.
Discutiamo di autogestione, di autorganizzazione e di conflitto. ”Dobbiamo riprenderci cox18”. Sono 4 mura, ma 4 mura che per tutti noi rappresentano molto, moltissimo. Ecco che prende forma la voglia di protagonismo. E il dibattito dentro le università si sposta: adesso di parla di Milano, di pacchetti sicurezza, di telecamere e di spazi sociali.
Dopo 2 settimane cox 18 viene rioccupato da 400 compagni determinati a riprenderselo. Tutta Milano.
Quella Milano che ha dormito per anni, quella Milano che si è svegliata grazie ad un’ onda di acqua fresca che l’ha rimessa in moto.
Di questo e molto altro vorremmo parlare Giovedì 11 Marzo alle 16,00 in statale. Partendo dal libro di Francesco Raparelli ci piacerebbe rivivere quei momenti, confrontarci, parlare anche del presente e del futuro. Lo faremo anche con Omid Firouzi e alcuni compagni del Cua di Torino.
Ci prepareremo poi, anche per il corteo del 12 marzo ore 9,30 cairoli.










