Radio reportage di Roberto Maggioni per Radio Popolare
“Vaghiamo come zombi”….Claudia, nome di fantasia, è una delle 63 persone in questo momento trattenute dentro al Cie di via Corelli. E’ arrivata dal Brasile in Italia alcuni fa. Nel 2008 il primo fermo di polizia e il primo ingresso a Corelli. Alcuni mesi dentro, poi il foglio di via: entro sette giorni avrebbe dovuto lasciare l’Italia.
Quattro anni dopo si ritrova ancora qui, stessi problemi con i documenti, stessi controlli di polizia, questa volta viene fermata durante un viaggio in treno. Un bel sorriso e occhi vispi, Claudia ci parla in una delle stanzine del centro di identificazione ed espulsione. Uno dei pochi Cie in Italia dove i giornalisti continuano a non potere entrare, nonostante il governo Monti abbia ritirato il divieto messo dall’ex ministro Maroni oltre un anno fa.
Unica concessione della prefettura parlare con due persone scelte a caso dall’elenco.
Il racconto della nostra visita-non visita allora inizia da lei, Cludia, transessuale brasiliana che quattro anni dopo essere stata “teoricamente espulsa” si ritrova lì, dentro al Cie di via Corelli…un struttura addirittura peggiorata: prima almeno c’era un aula disegno e gioco, ci dice, “oggi vaghiamo come zombie senza fare nulla”. Claudia racconta del degrado delle sezioni, delle docce rotte, delle perdite dal Wc.
La richiesta per entrare a Corelli l’avevamo fatta a febbraio insieme ad altri giornalisti. Ci era stato negato l’ingresso perchè la nostra visita avrebbe potuto agitare gli ospiti (così prefettura e croce rossa chiamano le persone trattenute nel centro), e quindi creare rivolte.
E poi c’erano i lavori in corso nella sezioni danneggiata dalla rivolta del 15 gennaio: rivolta per cui sono stati assolti dal reato di devastazione e saccheggio 8 tunisini. La pena è stata declassata in danneggiamento.
Uno dei motivi per cui volevamo entrare era appunto verificare le condizioni del Cie dopo la rivolta, e le condizioni di salute di chi è costretto a viverci.
Sette mesi di attesa, e….sorpresa sorpresa……alla faccia dei lavori in corso che sette mesi fa erano un impedimento….ci fanno vedere solo la sezione danneggiata. Con tutti i lavori in corso, che non sono ancora terminati.
Anzi per la verità sembrano iniziati da poco. Nulla più. Una visita per non vedere niente.
Quando provo ad avvicinarmi alla porta blindata verde denominata sezione A mi fermano. L’addetta stampa della prefettura mi spiega che: “non bisognare violare la privacy degli ospiti” e poi “c’è sempre il rischio che si agitino, quindi rivolte”.
Di cosa c’è dietro a quella porta blindata verde vedo solo gli occhi, gli sguardi dalla piccola finestrella trasparente, sguardi che cercavano i nostri…con le mani a battere sulla porta blindata….
L’addetta stampa della Prefettura continua a parlare di privacy e poi dice che la stampa amplifica, racconta a lettori e ascoltatori quello che vede e questo contribuisce a violare la privacy.
Difficile far capire alla collega che quella che ha descritto è proprio la nostra professione: raccontare quello che vediamo tutelando riservatezza e informazioni delicate.
Unica concessione è stato parlare con due persone scelte a caso dall’elenco dei trattenuti, quindi senza anonimato e riservatezza, con tutto quello che questo comporta nel sentirsi liberi di parlare sapendo di essere identificabili.
Ci è stato quindi impossibile verificare quanto ciclicamente entra ed esce dai Cie a proposito di tentati suicidi, atti di autolesionismo, tranquillanti e farmaci nel cibo, pestaggi dopo proteste o tentate fughe.
Come quello che ci racconta l’altra persona con cui abbiamo parlato, un ragazzotto egiziano. Ci racconta del pestaggio di un ragazzo, picchiato solo perchè quel giorno era più nervoso del solito e rispondeva male agli agenti di polizia.
Altra caratteristica di Corelli, da ottobre 2010 a chi entra nel Cie viene sequestrato il telefonino.
In assenza di una normativa nazionale ogni centro si autogestisce con regolamenti ad hoc dettati da Prefettura e Questura.
Chi c’è oggi dentro a al cie di via corelli?
La Capienza prevista è di 132 persone ma ora sono in ristrutturazione dei settori e la capienza e’ di 72 persone.
I trattenuti oggi sono 63. Uno dei momenti di minor affollamento di sempre, e forse anche per questo ci hanno fatto entrare ora.
Di queste 63 persone 13 sono transessuali, che vivono in una sezione dedicata. 16 sono richiedenti asilo. C’è 1 malato di aids, 2 in cura con metadone. Il bando triennale vinto dalla croce rossa è in scadenza ad ottobre 2013. Costo giornaliero a persona: 74 euro fino al 2008, ora 54 euro.
La struttura è composta da 5 settori con 7 stanze da quattro persone (28 trattenuti a settore) con una sala comune e accesso al cortile in cemento (un piccolo cortile per ogni settore).
Alessandra Ballerini, avvocato dell’associazione terre des hommes, pochi giorni fa ha potuto visitare la sezione B del centro insieme a una parlamentare del Pd, Sanda Zampa. Dal suo racconto risulta che “nel settore B ci sono 4 Wc di cui 2 inagibili. I lavabi sono guasti e c’e’ una fuoriscita d’acqua dal rubinetto che arriva fino al corridoio. C’e’ un’infermeria non particolarmente fornita”
Anche le due persone con cui abbiamo parlato raccontano cose simili, ma purtroppo non abbiamo potuto verificare.
Quando abbiamo insistito ci hanno risposto che “la visita è finita. Siete stati quì fin troppo”.
Dalla prigione per innocenti di via Corelli questo è quanto siamo riusciti a raccontare.
Luoghi fallimentari sotto ogni punto di vista: da quello scontato e minimo dei diritti umani, a quello di chi vuole espulsioni e politiche repressive verso i migranti: c’è da chiedersi, dal loro punto di vista, come possa essere considerato funzionante ed efficiente un sistema che tiene ingabbiata una persona fino a 18 mesi perchè non è in grado di identificarla.
Con tutto quello che questo comporta in termini di esasperazione nei centri e di soldi pubblici pagati. E di mesi di vita rubati.
Il reportage audio da Corelli:









