Ultime Pirlate di un Pirla

by Red Proof

Prima diceva di essere vittima di potenti gruppi politici, giornalistici, editoriali e finanziari manovrati dal Pd: “Mi colpiscono perché dopo aver abbattuto il governo Berlusconi, l’esperienza di governo Formigoni in Lombardia è la più importante dal punto di vista politico”. Ora descrive un ancora più parossistico e surreale “attacco militare alla giunta regionale”. Dopo il crack San Raffaele, l’inchiesta sulla Fondazione Maugeri, le vacanze di gruppo, i resort esotici cinque stelle e i tuffi in mutandoni colorati dallo yacht a disposizione per tutta l’estate, tutto a spese dell’amico Daccò, faccendiere anch’egli adepto di Comunione e Liberazione, Robertino non sa più proprio più che pirlate inventarsi per spiegare l’ennesimo scandalo esplosogli sotto il culo: ventotto indagati, tutti d’accordo nel pilotare gare e finanziamenti, fra cui nientedimenoché Carlo Lucchina, mammasantissima della sanità lombarda e braccio destro di Formigoni, assieme ai direttori sanitari degli ospedali di Niguarda, Lecco, Busto Arsizio e Saronno e ad alcuni manager d’aziende private, a seguito delle perquisizioni nelle strutture ospedialiere del gruppo di polizia valutaria della Guardia di Finanza e del Nucleo di polizia tributaria di Milano. I reati spaziano dall’associazione a delinquere, alla turbativa d’asta e al peculato.

A riconferma di quanto l’esperienza di governo ciellino in Lombardia non abbia avuto una valenza “politica” ma soprattutto “economica”, si parla di svariati milioni di stanziamenti regionali, alcuni già versati altri in attesa di delibera, nell’ambito degli accordi stipulati tra aziende private e ospedali pubblici per la sperimentazione d’apparecchiature scientifiche hi-tech.

“Il papa mi ha rivolto parole straordinarie” sdilinquiva Robertino in cerca di un appoggio che fosse uno (anche Scola, il cardinale di Milano, pure lui ciellino, l’ha scaricato) dopo l’incontro settimana scorsa con Benedetto XVI. Formigoni ha già ricevuto un avviso di garanzia che sta tenendo nascosto? Se fosse così, le sue dimissioni non sarebbero più rinviabili, ma si sa che la testardaggine del nostro ha dell’ultraterreno: solo un’imputazione o forse addirittura una condanna sarebbero capaci di schiodarlo dalla sedia che occupa quasi vent’anni. Nel frattempo, mentre Robertino pubblica un ebook in cui s’imbroda di elogi (nessun editore si è offerto di stamparglielo veramente), interrogatori e inchieste vanno avanti. Vedremo se la sua patetica autodifesa sopravviverà al contraddittorio coi magistrati in tribunale. E a quel punto anche il padreterno non potrà che lasciare un pirla dal suo destino.

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