by X
I.
Ero in via Cavour, ero in via Labicana, ero in piazza San Giovanni, ero in via Merulana. Ho fatto tutto il corteo davanti, tra lo spezzone dello sciopero precario e i cobas. In mezzo a questi due spezzoni il gruppo di black, 150 o poco più, dietro allo striscione “non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente”. In via Cavour cadono le prime vetrine, banche perlopiù, qualche negozio di lusso, auto di grossa cilindrata. Si beccano gli insulti di buona parte dei manifestanti che hanno attorno. I cobas fanno cordone dietro di loro e mantengono le distanze, anche lo spezzone precario dal Colosseo in poi si cordona. Il degenero vero inizia in via Labicana quando i black assaltano una sede distaccata del ministero della difesa e della guardia di finanza. Il tetto prende fuoco, fumo dalle finestre, bombe carta. Pochi metri dopo i black assaltano una banca, cartelli stradali usati come ariete per infrangere le vetrine antiproiettile. Sul muro una scritta: no future? riots! Decine di manifestanti si buttano fisicamente contro i black e urlano “fascisti” e “levatevi il cappuccio e andatevene”. Loro si ricompattano in mezzo alla strada, poi da via Tasso spunta la polizia, i black fanno le prime barricate con i cassonetti, danno fuoco a due auto. Il corteo è spezzato in due. La polizia è in strada ma la risposta è più forte di quella che si aspettavano. Gli agenti si fermano, cercano di contenere il lancio di oggetti. I black salgono fino a via Emanuele Filiberto, arrivano camionette anche da via Manzoni. L’unica via di fuga è andare verso San Giovanni. Partono i primi lacrimogeni, i cassonetti bruciano. Davanti i ragazzi fanno le barricate, dietro centinaia di persone a passo veloce raggiungono San Giovanni. La manifestazione è finita, inizia la guerriglia. E lo scenario cambia.
II.
Non più la devastazione di banche da parte di pochi incappucciati ma la guerriglia diffusa contro polizia e carabinieri da parte di molti. Tanti, un migliaio tra i più attivi, e poi dietro altre migliaia di persone che non vogliono lasciare piazza San Giovanni alla polizia. E questo è un primo dato su cui riflettere: se a spaccare banche erano in pochi, a scontrarsi con la polizia (e a simpatizzare coi rivoltosi) erano in tanti. Anche in momenti drammatici, come quando una camionetta dei carabinieri si fa assaltare e per fortuna non è una nuova piazza Alimonda dieci anni dopo. Anche in quel momento “drammatico e liberatorio” una massa di persone dietro ai rivoltosi incitava e applaudiva.
Una guerriglia durata quasi tre ore. Tre ore sono tante. Sulle gestione della piazza: le camionette con gli idranti, i caroselli tra la folla, i lacrimogeni hanno avuto il sole effetto di ricompattare piazza San Giovanni. Se volevano isolare i “violenti” dagli altri manifestanti hanno avuto proprio l’effetto opposto.
Si sapeva che sarebbe stata una manifestazione incazzata e con gli scontri. Il precedente: il 14 dicembre un anno fa, la differenza: la consapevolezza della rivolta. Il 14 dicembre era rabbia pura, spontanea, uscita fuori violenta dopo il voto di fiducia al governo. Ieri la rabbia era consapevole e alimentata da questi mesi in cui la crisi economica e politica sono degenerate lasciando sul terreno ancora più macerie. Creando indignati e incazzati neri, che ieri si sono ritrovati a sfilare assieme. La cosa evidentemente non ha funzionato, difficile tenere insieme la rabbia di chi vuole azioni dirette e non mediate e la rabbia di chi vuole azioni costruttive e comunicative.
Chi ha organizzato il 15 ottobre voleva una sfilata pacifica fino a una piazza lontana dai palazzi del potere con i soliti comizi finali. Un compromesso di comodo per alcuni. Non serviva essere particolarmente intelligenti per capire che non sarebbe andata così.
Roma ieri è stata la più grande e violenta manifestazione del 15 globale. E anche la più arretrata rispetto all’indignazione a oltranza e alle pratiche nuove di ribellione che stiamo vedendo a New York, Madrid, Bruxelles.











One Comment
Premesso che sono d’accordo con la seconda parte dell’articolo, personalmente io c’ero, e non ho visto nè uno spezzone black tra i cobas e i precari, nè decine di manifestanti pacifici scagliarsi contro i black insultandoli. Il primo attacco in via cavour è avvenuto dietro il furgone di san precario, dov’ero io, e dalle casse usciva Signor K, Jolly Roger.. Di insulti ai black ho visto solo casi isolati, e in ogni caso uno spezzone black vero e proprio si è formato solo alla fine di via cavour, arrivati ai Fori, che dal furgone di san precario ci incitavano ad occupare. Il resto del corteo si è completamente staccato dai black prima del colosseo e dopo non l’ho più nemmeno intravisto fino a san giovanni.
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