Tagliano i Pediatri

L’Asl chiude gli ambulatori di quartiere: Periferie a rischio allarme sanitario

*by Stefo*

Il primo settembre molti degli ambulatori pediatrici milanesi sono stati chiusi. La decisione dell’ASL guidata da Walter Locatelli, direttore generale nominato da Regione Lombardia, prevede l’accorpamento di tutti i servizi offerti in strutture polifunzionali già esistenti. Tra i presidi di zona che verranno eliminati ve ne sono diversi in quartieri dove 8 bambini su 10 sono figli di migranti. Tra le emergenze spicca quella di via Paravia, l’unico ambulatorio medico dedicato alla maternità e all’infanzia presente nel più grande complesso di case popolari di Milano, il ‘Baracca San Siro’, dove il tasso di natalità e la presenza di bimbi sotto i 5 anni sono tra i più alti di Milano. Gli stessi disagi e rischi si ripercuotono al Corvetto, allo Stadera, al Molise-Calvairate, a Dergano e in viale Padova.

Il caso di San Siro è tra i più emblematici. Basta fare un giro la sera dopo le 19 ai giardini di via Mar Jonio e piazza Selinunte, tra campi da basket e altalene, per rendersi conto che è uno dei pochi quartieri milanesi in cui le mamme con figli piccoli sono la maggioranza. D’ora in poi le mamme con passeggini, borse, secondi e terzi figli al seguito, dovranno percorrere circa 1 chilometro a piedi e cambiare due mezzi ATM, per raggiungere l’ambulatorio di Piazza Stovani a Baggio. Per fare un paragone, la distanza è la stessa che va da Duomo a viale Padova, ma solo chi ha figli piccoli sa cosa voglia dire salire e scendere per 4 volte con una carrozzina dai bus di linea. E che mezzi, la 95 e la 49 non sono proprio le meno frequentate visto che attraversano i quartieri più popolosi di Milano.

Facile prevedere date le oggettive difficoltà di movimento, gli effetti pratici dello spostamento dell’ambulatorio: una perdita secca di controlli medici, regole, consigli che il servizio pediatrico dispensava alle mamme, con difficoltà di comprensione della lingua e degli usi sanitari italiani.

Negli ambulatori pediatrici le mamme potevano portare i loro figli per visite mediche, in caso di febbri e allergie, per le vaccinazioni obbligatorie. Non solo, lì potevano conoscere altre puerpere e scambiarsi esperienze e consigli. La riorganizzazione prevista dalla Regione peserà maggiormente sui ceti meno abbienti, su chi non possiede un’auto, su chi non può pagarsi un pediatra privato e chi non può contattare i pediatri dell’ASL.

E’ infatti facile difendere le donne a parole specie se sono di paesi lontani, accusare stati e religioni di discriminarle. Fa trendy finanziare ONG e associazioni del Terzo Settore che operano all’estero, ancora più figo è partire per grandiosi progetti di solidarietà, quando non riusciamo a garantire nemmeno un pediatra alle giovani mamme delle nostre periferie, ancora più importanti in quanto educatrici e formatrici dei cittadini milanesi del futuro.

A parlare di vero e proprio rischio sanitario è C.R., pediatra precario assunto annualmente dalla Regione che lavora in un presidio di Milano, poco disposto a svelare le proprie generalità: ‘Già oggi facciamo fatica a far capire alle mamme dei migranti la necessità di certe vaccinazioni. Abituarle ai controlli medici, a pesare i bimbi, a usare metodi di cura moderni. Vi sono molti casi di madri che non sono mai stati da una ginecologa, figurarsi da un pediatra. In molti paesi del Magreb e in Egitto, queste cure sono riservate ai più abbienti. I bambini che non verranno curati sono quelli che si siederanno vicino ai nostri figli all’asilo e a scuola. Perché privarli dei doverosi controlli medici?’.

Aggiunge M. R. giovane pediatra del pronto soccorso del San Paolo: ‘Facile prevedere che aumenteranno a dismisura i casi di bambini che verranno portati qua in ospedale, visto che nessuno potrà accompagnare di giorno le mamme nei presidi ASL: tanto vale aspettare la sera e andare dopo il lavoro all’Ospedale. La situazione delle infezioni e delle malattie virali fa spavento già oggi a Milano, e si acutizza proprio a partire da Novembre con lo smog sospeso nell’aria. Al nostro Pronto soccorso facciamo fronte a centinaia di casi che dovrebbero essere curati altrove, visto che non rivestono carattere di particolare urgenza. Certo che se poi chiudo i servizi di quartiere i bimbi arrivano tutti qui in Ospedale e non ce la facciamo a curare tutti. Rischi per la salute? Certo, spesso riscontriamo gravi mancanze nell’igiene personale, figurarsi quando si parla di malattie infettive…’

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