Giornata radiosa per tutto ciò che si muove a sinistra della Grosse Koalition che sostiene Monti e la cura BCE di cui è scrupoloso esecutore: USB, CUB, Cobas e il movimento dei precari che ruota attorno ai centri sociali milanesi hanno fatto l’en plein; con almeno 15.000 persone hanno attraversato il cuore della città partendo da Porta Romana alle 14 e raggiunto il quartiere finanziario di Milano a ridosso di Piazza Cordusio verso le 16:30, riportando un successo di partecipazione e quindi politico e sindacale al di là delle aspettative. Con tanto di ingresso trionfale in Piazza Affari dove ha sede la Borsa italiana, accolti dal dito medio di Cattelan: da una parte quelli che dalla crisi guadagnano, dall’altra persone reali che la crisi la subiscono.
Moltissime le rappresentanze dai settori in crisi di tutta Italia, ciascuno ha portato la sua storia: da quella operaia della Fiat di Cassino (i primi a sperimentare la cura Marchionne) alle cooperative di facchinaggio e logistica dove vengono sfruttati i migranti (Esselunga di Pioltello e GlS di Piacenza) ai precari del rilevamento Istat di Milano (Pisapia ma cosa ti costava assumerli invece che farli lavorare a cottimo?) ai ferrovieri (anche quelli dei treni notte sulla torre in Stazione Centrale) e tanti altri. Presente anche la delegazione della Thyssen Krupp di Torino, diffuso lo spirito No Tav in tutta la manifestazione (grazie di esistere No Tav, siete unici!). Molte banche sono state prese di mira in maniera per lo più ironica e simbolica. Una BNP è stata murata dai comitati per la casa, in piazza Cordusio Zam ha lasciato le macerie di un cantiere qualsiasi (Tav, Tem, Expo, qualsiasi cantiere che devasta vite e territori) simbolo della democrazia in macerie. Abbastanza per far gridare al lupo i media conformisti, ma non per nascondere la verità: la gente ha una voglia matta di protestare contro Monti, la sua politica di austerità e la sua riforma del lavoro, partita con grandi proclami a favore della generazione precaria e finita con l’abolizione delle restrizioni ai licenziamenti per chi già lavora.
Il corteo, aperto dalla striscione “Occupyamo Piazza Affari: i nostri diritti contro i loro affari” con una bandiera greca subito dietro, aveva in testa lavoratrici, lavoratori e sindacati di base (con tanto di piovra violacea della finanza globale e jeep americana antiélitista) poi i carri di San Precario, ZAM e altri centri sociali milanesi (al suo esordio con tanti striscioni appesi per la città anche Piano Terra Lab recentemente occupato), oltre al Gabrio di Torino (grande lo slogan: “Siamo il 99% e Siamo in Credito”), Atenei in Rivolta e poi lo spezzone per il diritto alla casa e tante realtà lavorative. Il lavoro grande protagonista della mobilitazione (e non era scontato, la manifestazione era sociale prima che sindacale). Molti i cori e le rivendicazioni intorno a un messaggio semplice quanto efficace: Loro il Debito, Noi la Rivolta.
E ora? I sindacati di base proclameranno probabilmente uno sciopero generale per anticipare una CGIL svogliata, che non firma la riforma Monti dell’art.18 ma poi ci va a pranzo a Cernobbio (autogol mediatico inspiegabile), mentre i movimenti milanesi hanno un obiettivo più strategico, insieme agli altri movimenti europei: andare a Francoforte il 17, 18, 19 maggio a dare scacco alla BCE, per aggredire alla radice la fonte di austerità e tagli in tutta Europa. Lotte e scioperi solo nazionali sono destinati a fallire, l’abbiamo già visto in Grecia. Solo se i movimenti si organizzano in maniera radicalmente europea al pari dei loro antagonisti politici, ci sarà la possibilità di rovesciare la politica economicamente suicida e socialmente omicida dell’austerità e l’élite finanziaria che la pretende.
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