La bocca di Ernesto fa “cik ciak” mentre apre gli occhi svegliato dal telefono che squilla. è nel suo letto caldo e fa uscire una mano da sotto il piumone, tastando il comodino fino ad afferrare la cornetta.
-Pronto ?
-ma buongiorno, sai che ore sono ?
È il suo agente letterario on line, lo cerca per la scadenza del racconto mensile che, come da contratto, deve scrivere per la rivista elettronica “sesso privato”.
Ernesto si passa la mano sulla fronte e con i polpastrelli si afferra l’incavo del naso fra gli occhi.
-si scusa Carlo, serata pessima quella di ieri, mi chiami per il racconto vero ?
-vero si, hai solo sei giorni per spedirmelo, spero che il tuo genio creativo non sia uscito con te ieri sera ?
-guarda, dammi il tempo di svegliarmi e mi metto subito a scrivere, promesso !
-senti Erny, ci sono problemi ? Anche se non ci siamo mai visti, non vuole dire che tu non mi possa considerare un amico, se ci sono problemi ne possiamo parlare.
-no, no, tutto a posto, è che ho un sacco da fare con l’altro lavoro, giovedì ti chiamo.
Entra in bagno appoggiando la mano destra sullo stipite della porta, è appiccicoso, come molte cose nella sua vita. Si guarda allo specchio, con il dito indice si tira la guancia sinistra verso il basso, scoprendo l’occhio bianco coronato da mille venuzze rosse, che esagerazione l’altra notte, tutto quell’alcol, tutta quella Coca.
Si butta una palla d’acqua gelata in faccia, appoggia le mani sul lavandino e si lascia colare riflessivo, congelato nell’attesa.
Lava i denti svogliato, le ascelle le dimentica, si mette una maglietta bianca e comincia ad allacciare i bottoni della camicia grigia, seduto sul letto sfatto.
Guarda l’ora, prende in mano l’agenda, appuntamento con l’oncologo alle 14,00, è in tempo.
Infila la giacca nera e in pochi minuti si trova sul autobus.
La sala d’attesa è come tutte le altre sale d’attesa del mondo occidentalizzato, anonima priva di stile, gelida nella sua immutabile calcificazione temporale.
L’unica cosa che desta l’interesse di Ernesto è la bambina bionda che si schiaccia contro il vetro di un enorme bacheca al centro della stanza.
E’ rapita da un galeone spagnolo in scala e lo osserva nei suoi infiniti dettagli, il silenzio è rotto dal ticchettare di una vecchia pendola e dai pensieri del nostro.
Potrei inventarmi una storiella con questa bambina, ecco che mi alzo e la avvicino alle spalle, il petto contro la sua schiena, la madre che si fa visitare nella stanza accanto.
-sai cosa è questa barca ?
La mano grande e calda le accarezza i capelli biondi, il battito del cuore che accelera, la piccola che mi guarda con occhi da cerbiatto.
Devo assolutamente inventarmi una storia o finirò per giocarmi il contratto con quelle sanguisughe, vediamo, ci vogliono più particolari.
La piccola mi chiede come mi chiamo ,ma solo dopo essersi presentata, io le dico il mio nome e la mano che scende sulla schiena, nel giro di pochi minuti siamo seduti uno davanti all’altra sul tappeto persiano fra le due poltrone di pelle.
E’ facile diventare amici dei bambini, non hanno pregiudizi loro, si donano senza chiedere nulla in cambio, felici di conoscere di succhiare la vita, succhiare, la vita.
La mia mano che si appoggia sulla sua gamba, mentre con l’altra prendo la sua, dalla bocca escono promesse come fossero fiori colorati, è mia.
Sorride la piccina, io ho già fatto un giro nel nostro futuro prossimo, la porto nel bagno dello studio medico, la aiuto a fare pipi, le sfilo le mutandine rosa, le mutandine, rosa.
-Padre Enresto, giusto il tempo di lavarmi le mani e sono da lei !
Il sogno si disintegra sotto i colpi pesanti della realtà, padre Ernesto, il parroco della congrega di S. Silvestro esce dalla stanza asciugandosi la fronte con il fazzoletto bianco che rimette nella tasca, incontra lo sguardo della madre e non lo regge per più di un secondo, tocca la piccola con una tenera carezza sulla testa.
-Che il signore sia lodato.
-sempre sia lodato.









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