news@milanox.eu, eventi@milanox.eu - Milano, domenica 05 febbraio 2012

Secret Place

marzo 6th, 2010  |  by Published in Senza categoria

THE SKULL DEFEKTS

Archaic rock and no-roll machine and electronic bronze age drones leave few stones unturned. Boasting one of the most remarkable and extensive of pedigrees; Union Carbide Productions, Cortex, Alvars Orkester, Kid Commando, 8 Days of Nothing, The Je Ne Sais Quoi, Anti-Cimex, Flesh Quartet and Lucky People Center… not to mention countless solo projects. These players are no strangers to music, whatever art and form, and those named above are even considered legendary and cult. “Powerthrilling”, “Mind-manipulating”, “Stunning” and “Life-changing”… the superlatives just keep hurling at them. Their modern take on ancient grooves, punishing guitars, assembly-line-like stomp and twisted electric sounds leaves you humbled, subdued, jaws to the floor wanting more. This is the sound of neanderthal synth mumbling, buzzsaw-riffing, psych-disco and eerie feedback chants, as sexually tense as a jean zipper, ripping at the seams, ready to rupture. Incorporating both gut and panache in a world full of stiffs, everyone in their surroundings will take to the floor, wobbly, swaying, soaking in sweat, pig-eyed. Minimal vs. extravagant swagger, although what forms from it is as colourful and limitless as when you google “LIFE”. The Skull Defekts are virtuous, righteous and fashionable – even legendary in their own right. This is true music for adult situations. Now turn the key and embrace the future!

www.myspace.com/skulldfx

www.skulldfx.com

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ALTAR OF FLIES

Totally spooky creep noise from Sweden. Sounds like the soundtrack to every bad thing ever.”

http://www.myspace.com/altarofflies

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Secret Place

febbraio 26th, 2010  |  by Published in Senza categoria

*di Junior*

Esiste un posto a Milano che non c’è. Non ci capiti lì per caso, se ci vai è perchè sai cosa cerchi e come lo vuoi. Non perché sia inculato chissà dove e non certo perché sia un luogo losco o pericoloso. E’ solo, e per una volta qui non usiamo questa parola a cazzo, davvero underground. Possiamo dirlo senza preoccuparci delle superficilità da etichette abusate da mediatori linguistici e critici del giorno dopo: Il Secret Place è cool e alternativo.

Ci arrivo a piedi da dove abito e chi mi conosce lo sa non sto decisamente in centro, abbastanza ad est in un quartiere , per capirci, piuttosto young. Mi accoglie L. che ho incontrato ad un concerto di musica elettronica sperimentale la scorsa settimana allo Spazio O, entrambi concordavamo nell’esprimere non troppo entusiasmo per il live appena visto; parliamo inevitabilmente di musica e lui mi rivela di essere un produttore musicale indipendente e di avere uno spazio dove insieme ad amici organizza concerti. Diciamocela tutta, non è proprio suo, ma ormai è come se lo fosse. In fin dei conti le case vuote sono di chi le vive o di chi le abbandona lasciandole a marcire dopo averle costruite o chiuse? Sono in quattro o cinque ragazzi, non ho capito. Mi ci invita per lo show di mercoledì inviandomi indicazioni via e-mail. Ed eccomi arrivato. L. mi presenta subito S. suo coinquilino e artefice della serata, anche lui ha un’etichetta insieme ad un altro loro amico, scopro che i produttori sono tre e le etichette due. Stasera doppio concerto si esibiscono Usgirl / Family Underground. Usgirl è una ragazza americana che suona accoppagnandosi con mixer, pedalini e modulatore di frequenza; delay a go go per questa biondina tutto pepe che sta china sul pezzo e non lo molla, piegandosi sulla base in pieno trip da groove in loop segue le note rincorrendole metallica con una voce algida e robosferica, molto anglosassone, niente di più. L. mi dice che questo tipo di musica tira parecchio ultimamente oltre confine. The Family Underground invece suonano duro, sono una coppia di due ragazzi danesi, lei alle basi, bionda come la prima + synt, lui castano e pischello sembra appena uscito dalla sala prove a fianco a quella di Thurston Moore, forse solo un po’ meno noise e decisamente più showgaze. Aggiungete loro una massiccia dose di suono elettronico profondamente distorto, gracchiante. Convincono imbastendo un’onda d’urto dal sicuro impatto. Le loro voci si impastano trasfigurate e incomprensibili, due strumenti aggiunti e discordi che pressano la melodia dai toni ora cupi e più liquidi, armonici, ora ruvidi e granitici. Frequenze disturbanti. Il fondo vibra quanto basta per rendere giustizia ai 5 euro che ho pagato per lo spettacolo. Il pubblico è composto da una settantina di persone, da come si avvicendano balza all’occhio che sono tutti clienti fissi, gente appartenente allo stesso giro. Il bar è ben fornito, una cosa senza pretese ma ci si arrangia: dosi massiccie di alcol alla modica cifra oscillante di 2 o 3 euro. La location è illuminata da qualche lampada ad incandescenza colorata e dalle molte candele che ci sono sparigliate intorno, le quali riflettono sbattenti la fiamma sulle piastrelle bianco lucido da sala operatoria. Siamo carne da macello. Un buon posto per morire. Qua e là un murales coreografico è quasi un vezzo dovuto. Ve lo consiglio vivamente, sempre che riusciate a trovarlo. Figata cosmica.

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