di Luca Gibillini, consigliere comunale
I commercianti stanno dando il peggio di sé in queste settimane. Non tutti, sia chiaro, ma diversi, numerosi e rumorosi. Una in fila all’altra, hanno da dire su tutto: Congestion Charge, Cosap, Via Solari, Porte Aperte, ora anche sul blocco antismog.
I cittadini milanesi hanno votato un referendum. Che ci piaccia o no, la stragrande parte dei milanesi hanno votato a favore di una Congestion Charge. Importante, severa, che permetta a tutti di vivere in una città con meno traffico, meno congestionata.
I commercianti, interpellati, hanno iniziato a lamentarsi, appoggiandosi ai partiti dell’opposizione (Lega e Pdl), urlando contro un provvedimento che è contro di loro. Va beh, che dire. Si tratta. Escono soddisfatti con il privilegio di pagare meno la congestion chage, poco importa se molti commercianti del centro, ce lo dicono le cifre, fanno viaggiare mezzi vuoti i furgoni con da decine di migliaia di Euro, l’importante è che abbiano il privilegio di non pagare i 5 Euro che tutti gli altri devono pagare. E passi.
In Via Solari muore un ragazzino anche perché non vengono fatti rispettare i divieti di sosta. Si provvede (troppo tardi) a farli rispettare. Neanche 20 giorni dopo la morte di Giacomo, i commercianti di Via Solari raccolgono firme, espongono cartelli, manifestano, perché i loro clienti non possono parcheggiare in divieto di sosta. Ma che razza di ragionamento!
Tutti i cittadini stanno facendo i conti con la crisi economica. A Milano, il COSAP (il canone di occupazione di suolo pubblico) non viene toccato da 15 anni. I prezzi per l’occupazione di suolo pubblico (verande, plateatici, mercati ambulanti) sono tra i più bassi d’Europa. Mentre per tutti i cittadini lo spazio milanese è tra i più cari del mondo. Si propone un adeguamento del canone, pur mantenendolo basso, perché dia un gettito accettabile al Comune (il Comune significa il bene pubblico di tutte e di tutti). Le barricate, gli strilli, gli urli. Tutto assai corporativo, con minacce di scioperi volti a bloccare la città. Si scende alla mediazione, gli aumenti saranno decisamente minori, a volte irrisori e dilatati negli anni. Mentre tutti gli altri pagano tutto e subito.
Emergenza smog. Prima misura urgente, banalmente, non si tengano aperte le porte dei negozi per non disperdere calore, per ridurre il consumo. Alcuni negozianti le tengono aperte, litigano con i vigili, alcuni prendono le multe. Di nuovo scandalo, le regole non valgono, urli e strilli verso la cattiveria e la vessazione del Comune.
Ora il blocco del traffico. Blocco per tutte e per tutti. Non si respira. L’inquinamento nuoce alla salute di tutte e di tutti. 2 Giorni per tornare a respirare. E i commercianti di nuovo urlano e strillano, secondo loro non si doveva fare, non serviva, loro devono lavorare. Come se non dovessero loro e noi respirare.
Io credo che il commercio sia un importantissima risorsa per Milano, vitale. Da tutelare, da valorizzare. Però penso che i commercianti, due pensieri li debbano fare.
E’ pensabile che le denuncie dei redditi dei commercianti di Milano si aggirino tutte su medie bassissime. Si può dire, senza sdegno, che sono numerosi i commercianti che evadono? E che troppi commercianti utilizzano lavoro nero? E perché tra tutte le proteste dei commercianti e delle loro associazioni, non c’è mai nessuno che chieda più controlli o che abbia un sussulto non corporativo e dica che le tasse devono pagarle anche loro e che il lavoro nero non è tollerabile?
Mi sembra evidente che in una fase critica per tutti come questa, ognuno deve fare la sua parte. Sentirsi corresponsabile della situazione. Credo che i numerosi fantastici commercianti che abbiamo a Milano dovrebbero sentirsi parte della città. E quindi accettare, come tutti, qualche disagio.
Io ricordo ancora quando si decise anni fa di rendere pedonale via Dante. Blocchi del traffico, petizioni, risse. Oggi, per i commercianti, quella pedonalizzazione si è dimostrata una manna. Ma per cambiare bisogna sopportare qualche disagio. E sul blocco del traffico, che dire, non c’è certezza che sia sceso il numero dei clienti, anzi, mi pare che la città sia stracolma di persone. La certezza che abbiamo è che la salute nostra e di tutti è più importante.
Partecipare a questa sfida per la salute mi sembra fattibile anche per la Confcommercio. Senza contrapporsi a priori, ma provando a pensare che una Milano migliore lo è per tutti, anche e forse soprattutto per i commercianti. Ci vuole un po’ di visione lunga.










