PrimaVera: Lavoratori Cultura in Fermento

Riceviamo dai Lavoratori Cultura Milano:

Il gelo delle strade e delle piazze, cui ci ha ridotto l’espropriazione degli spazi, il gelo
della solitudine in cui ci costringe la precarizzazione del nostro lavoro e della nostra
vita, il gelo dell’indifferenza e dell’ignoranza, che contraddistinguono le politiche sulla
cultura, si sciogliera’ di fronte al calore delle idee e della creativita’ collettiva, il giorno
della Prima. Mentre al caldo e sui tappeti rossi si svolge il consueto rituale della prima
scaligera, a pochi metri luoghi chiave della cultura milanese restano inutilizzati.
Da 13 anni il teatro Lirico, per secoli spazio di condivisione comune della cultura, e’ un
freddo contenitore vuoto, condannato all’abbandono da speculazioni edilizie e da una
colpevole condiscendenza della pubblica amministrazione.
Come nel resto del mondo, anche in questa citta’ il potere finanziario ha operato ai
danni della collettivita’: sia attraverso la chiusura e lo svilimento dei luoghi destinati alla
circolazione dell’Arte e dei saperi, sia attraverso la precarizzazione delle nostre vite.
Il Lirico e’ una delle multiformi manifestazioni di questa sottrazione.
Siamo Lavoratori della Cultura, attori, registi, ricercatori universitari, tecnici di scena,
danzatori, coreografi, studenti, artisti di strada, musicisti, videomakers, operatori dell’arte,
cittadini.
Rivendichiamo il diritto a un reddito minimo garantito e a un welfare adeguato alle nuove
condizioni del mercato del lavoro.
Rivendichiamo il diritto a esistere, lavorare e avere dei luoghi consoni per la condivisione,
l’incontro e la circolazione dei saperi.
Lo faremo dando ossigeno a luoghi chiusi da tempo e sottratti alla cittadinanza.
Abbiamo la convinzione che i cittadini stessi vogliano tornare a essere protagonisti
e responsabili della loro citta’, non solo spettatori.
Appuntamento in Piazza Fontana alle ore 18 del 7 Dicembre.
Vogliamo festeggiare l’inizio di questo confronto con la partecipazione di tutti i lavoratori della Cultura e di tutti i cittadini che vorranno essere con noi e portare qualche suggerimento
concreto e artistico all’interno.

Il Teatro Lirico di Milano, storica struttura costruita nel 1779, è un simbolo per la città e per l’intera società italiana. La sua storia si intreccia con la smantellamento della cultura e la sua mercificazione a favore di una logica di profitto, con le speculazioni edilizie, con la delega del pubblico al privato e con lo svilimento e lo sfruttamento del lavoro culturale.

Il Lirico giace chiuso da 13 anni, abbandonato e inutilizzato, e anche per questo è un simbolo: chiudere un teatro è come diminuire l’ossigeno nell’aria. Infatti, come senza ossigeno non si vive, così senza cultura non si formano coscienze critiche.

La sua storia si intreccia con la storia della cementificazione dissennata di questa città, con la costruzione del teatro Arcimboldi nel quartiere Bicocca, da parte di Pirelli. Il Lirico viene abbandonato a se stesso, a vantaggio della direzione privata della nuova struttura.

La gestione della possibile ristrutturazione del teatro intitolato a Gaber è inoltre molto stravagante e legata a nomi come Dell’Utri e Sgarbi: lavori partiti e bloccati più volte per problemi politici e burocratici, in mano a una cordata tra gruppo Bancario Belloni, Impresa Cattaneo e Associazione Temporanea d’Impresa, con in testa il suo capogruppo Longoni.

Il progetto dell’attuale Giunta di Milano è di riaprirlo nel 2016, ma è nostra convinzione che la cultura debba essere una priorità per la città di Milano e non si possa lasciare giacere un luogo come il Lirico per altri 5 anni. Crediamo che il processo che è partito possa essere una ricchezza per la città e i suoi cittadini, ma che vada protetto, non cercando subito il consenso delle istituzioni, semmai quello dei cittadini stessi, perché abbia l’autonomia per crescere.

Il 7 dicembre ci sarà come da consuetudine la Prima alla Scala. Spettacolo solitamente riservato a pochi. La Prima alla Scala è divenuta lo specchio di una gestione elitaria e salottiera della cultura, in particolare di quella che dovrebbe esprimere un’eccellenza. Allora noi costruiremo “La PrimaVera”: una prima, un debutto, una novità che raccoglierà chi la cultura la ama e nella cultura lavora.

Forse non saremo al caldo e comodamente seduti su poltroncine di velluto, ma saremo spinti dal calore del coraggio di riappropriarci di una parte delle cose che ci hanno tolto, di una parte degli spazi dai quali siamo quotidianamente esclusi.

La cultura è prioritaria per lo sviluppo di una società: deve essere considerata un BENE COMUNE accessibile a tutti, necessaria. La sua gestione deve essere democratica: la programmazione culturale non può essere ostaggio di élites attente alla ricerca del profitto. Crediamo che partire dal basso possa portare nuovo ossigeno al nostro orizzonte.

I lavoratori della cultura sperimentano da anni, forse da sempre, la precarizzazione che ora investe l’intero mondo del lavoro. Chiunque operi nell’ambito culturale è sempre stato considerato un non lavoratore, un fortunato che fa per passione qualcosa che gli piace, e ora non è solo la consuetudine e l’ignoranza a decretarlo. Vogliamo ricominciare a respirare aprendo spazi culturali, prendendoci la responsabilità di agire in prima persona, senza deleghe e senza alibi.

La lotta per la cultura non può che condurci a rifiutare l’attuale modello economico, che ha portato al vicolo cieco della crisi, immaginando un nuovo modello di welfare basato sulla ridistribuzione della ricchezza e individuando come rivendicazione centrale il reddito minimo garantito.

Il Lirico è simbolo della mercificazione, speculazione, verticismo, impoverimento e svendita della cultura. Immaginiamo di farlo diventare un centro nevralgico della partecipazione dal basso. UN LUOGO IN CUI LA CULTURA POSSA FARSI BENE COMUNE.

Il 7 dicembre partiamo dal Lirico, per non fermarci. Iniziamo a costruire il nostro futuro, il futuro di tutti.

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