di Giorgio Salvetti
Pisapia tiene duro. Ieri, dopo la riunione del 12 giugno al Bie di Parigi, il sindaco non ha ritirato le sue dimissioni da commissario straordinario della fiera internazionale del 2015. Tornato a Milano, ha partecipato ad una conferenza stampa con Roberto Formigoni e l’amministratore delegato di Expo, Giuseppe Sala. Pisapia non ha chinato la testa né davanti al governo dei banchieri, né davanti al governatore lombardo. «Io non mi sono dimesso – ha spiegato – il mio voleva essere un segnale d’allarme e una richiesta di maggiore attenzione al governo. Ho messo a disposizione il mio incarico». La decisione finale verrà presa solo dopo un incontro a quattrocchi con Mario Monti che l’altro giorno gli aveva di restare.
Probabilmente le dimissioni alla fine rientreranno, ma, a mille giorni dall’inaugurazione della Fiera del 2015, Pisapia ha voluto sparigliare le carte. Una mossa a sorpresa, non solo una manfrina con l’obiettivo di svegliare Roma e di smarcarsi all’ultimo minuto dal vero principe di Expo, Roberto Formigoni. Il governatore Celeste, fiaccato dalle continue inchieste che lo lambiscono sempre più da vicino, ora deve fare i conti anche con un sindaco di Milano che non è più disposto a metterci la faccia, e la firma, su una gigantesca impresa che è uno dei pilastri portanti del potere formigoniano. L’affare di Expo, infatti, è forse il principale motivo per cui i poteri forti lombardi e non solo, non possono ancora scaricare l’uomo del Pirellone. La fiera muove un giro di affari enorme di cui finanzieri e imprenditori hanno un assoluto bisogno per muovere capitali e incassare commesse in piena crisi dopo che per decenni il business milanese è ruotato intorno alla deregulation del mattone, finanziata dalle banche e troppo spesso infiltrata dalla malavita. Ora, per immobiliaristi e soci non sono più tempi di vacche grasse (la crisi di Ligestri ne è il più lampante esempio). Expo è la ciambella di salvataggio per un sistema di potere economico e politico che ormai mostra crepe sempre più evidenti e che obbliga tutti a riposizionarsi. Ma Expo è sempre più in ritardo. Si rischia la figuraccia, e non solo. Il governo a questo punto non può lasciare la patata bollente nelle mani degli amministratori milanesi e mollare Pisapia a fiancheggiare il sempre più imbarazzante commissarrio generale Formigoni.
Eppure il sindaco arancione, proprio su Expo, aveva in parte deluso le aspettative di alcuni suoi elettori scontrandosi anche con parte della sua maggioranza (per esempio con l’assessore Boeri e con il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo). Veniva accusato di essere rimasto schiacciato sulle posizioni di Formigoni, che già aveva scippato la governance di Expo a Palazzo Marino dopo un duro braccio di ferro con l’ex sindaco Letizia Moratti costato grandi ritardi. Più volte il fedele impegno del sindaco per la riuscita di Expo è stato criticato, tanto più che la Fiera comporta tonnellate di cemento e oneri milionari per le esangui casse comunali.
Pisapia, fino all’altro giorno, ha fatto la sua parte, ma poi non ha più retto. Difficile individuare quale sia la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La disattenzione del governo, la mancata deroga al patto di stabilità, i ritardi sulle opere, le prime inchieste sugli appalti, la posizione sempre più compromessa di Formigoni, sono tutti motivi più che sufficienti per pretendere cambiamenti. «Alcuni impegni del governo sono stati mantenuti e altri no – ha detto ieri Pisapia – soprattutto è mancata una figura di collegamento tra Roma e Milano. La mia è stata una scelta sofferta ma è un segno di responsabilità per spronare chi, preso senz’altro da mille altri problemi, aveva un po’ dimenticato Expo. Io faccio il sindaco e non è detto che debba fare anche il commissario straordinario».
Alla fine, con il governo, un modo per ricucire lo strappo dovrà essere trovato – la posta in gioco è troppo alta – ma Pisapia può ottenere almeno in parte ciò che chiede. Mentre Formigoni, preso in contropiede, è in tilt e non è più il signore assoluto di Expo. Sia la Lega che le opposizioni al Pirellone hanno chiesto le sue dimissioni da commissario generale di Expo e il governatore, confuso, prima ha appoggiato il sindaco, poi ha condannato il suo gesto. Ieri ha provato ancora una volta a mostrarsi ottimista, ma alla fine ha ammesso: «Senza Pisapia la governance di Expo è zoppa, la gamba di Formigioni non basta».










