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  • Occupy NATO: il movimento è tornato

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    Il 19 e il 20 maggio, dopo che migliaia di persone del movimento Occupy hanno percorso le strade e occupato i parchi di Chicago in protesta contro il vertice NATO (doveva esserci anche il G8 ma poi all’ultimo momento l’hanno spostato a Camp David), l’organizzazione militare occidentale concepita all’epoca della divisione dell’Europa in due blocchi il cui unico scopo rimasto è come liquidare la fallimentare guerra decennale in Afghanistan, ci sono stati violenti scontri in cui la polizia di Chicago, come già nel 1968 al tempo degli Yippies e dei Weathermen, si è distinta per aggressività e ferocia rompendo ossa e denti ai manifestanti e arrestando più di 90 persone. Lunedì si è tenuto un sit-in pacifico che ha bloccato la sede della Boeing (i dipendenti sono rimasti a casa) in quanto fornitore dell’aviazione militare americana. Dopo i primi arresti c’è stato un grande sit-in davanti alla residenza del sindaco amico di Obama, Rahm Emanuel, che sembra essere dalla parte dell’1% proprio Bloomberg a New York. Centinaia e centinaia di anarchici e radicals assortiti si sono battuti contro il CPD in tenuta da riot nel centro città (il cosiddetto Loop delimitato dalla metro sopraelevata) e di fronte alla sede del summit (McCormick Place) dell’alleanza militare che lega l’Europa (Turchia inclusa) al Nordamerica.

    http://www.chicagospring.org/

    http://galleries.apps.chicagotribune.com/chi-120517-nato-summit-protests-friday-pictures/

    http://www.latimes.com/news/nation/nationnow/la-na-nn-chicago-nato-protest-clash-20120520,0,6148706.story

    Le giornate di Chicago si sono svolte a pochi giorni di distanza da Blockupy Frankfurt e dall’anniversario di mobilitazione indignada a Madrid e Barcellona e segnano il ritorno in grande stile del movimento Occupy negli Stati Uniti, mentre nel Québec gli studenti stanno dando vita al più grande movimento nelle università della storia canadese, sulla scia delle proteste cilene e messicane. Dopo le rivoluzioni del 2011 che dal Nordafrica si sono estese all’occidente, molti osservatore conservatori speravano che il 2012 avrebbe dato tregua alle élite che ancora controllano politica e finanza in Europa come in America. Il maggio 2012 è stato ancora più transnazionale e partecipato del 15 ottobre 2011, la giornata d’indignazione globale.

    http://www.680news.com/news/national/article/365350–protesters-and-police-clash-tuesday-day-100-of-quebec-student-strikes

    Ma è in Europa che si gioca davvero la partita contro il capitale finanziario sul futuro corso della Grande Recessione. Se la Grecia sceglie la sinistra postcomunista e antiliberista per il suo governo nelle nuove elezioni del 17 giugno, tutti i movimenti europei devono dare solidarietà al popolo greco e fare fronte compatto contro l’austerità della Merkel (leggi: il rigore di Monti), già azzoppata dalla sconfitta di Sarkozy. Perché seala Grecia esce dall’euro, l’Europa è finita; qualunque idea di Europa: liberale o ecosociale che sia. E allora ha ragione Tpsiras: la Grecia deve restare, abbandonando la politica suicida di tagli e privatizzazioni che sta portando la disoccupazione a livelli stratosferici ovunque in Europa, soprattutto fra i giovani.

    http://j45.video2.blip.tv/6510010838312/571mul470r-BattlegroundMontreal696.mp4

    In tutto il mondo ciò che emerge con sempre maggior forza è la richiesta non negoziabile di democrazia reale adesso. Dalla crisi economica, ecologica, etica si esce solo con la partecipazione delle persone ai movimenti e il mutuo sostegno delle comunità colpite da crisi e repressione.

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