arrivo alle 13 e 45 in piazza macao.
lieve pioggerellina, curiosità sul posto segreto.
basta allontanarsi un attimo per un caffè, che al ritorno la piazza è semivuota.
si sono diretti tutti verso la metropolitana: destinazione ignota.
siamo rimasti solo noi ciclisti dell’ultima ora, per niente intenzionati a lasciare l’amata bicicletta.
“seguite il camper!” ci dicono quelli che stanno smontando le ultime cose.
l’indicazione vaga è “andare in zona teatro strehler”, ma il camper va a destra, nella deep melchiorre gioia, mentre noi dovremmo girare a sinistra, verso il centro.
ci guardiamo: saremo una trentina, secondo qualcuno il numero perfetto per un’agilissima massa critica.
comincia così la critical macao: campanelli, fischietti e megafonini macachi.
improvvisamente siamo in via brera, da cui provengono cori, applausi, urla di gioia.
il cameriere di un locale applaude sarcastico: “bravi!” ma la flessione della bocca esprime tutto il suo fastidio.
cambierai idea, oh se cambierai idea.
penso agli affari fatti dal gestore della trattoria toscana di piazza macao, uno degli eroini dell’occupazione sopra e sotto la torre.
ma la situazione di brera è diversa. qui gira il cash.
una dice: “una volta brera era malfamatissima”
“bè, anche ora” le risponde un tipo.
per un istante penso: #occupy brera!
ma la faccenda è seria.
si entra in uno spazio pubblico, suggestivo e davvero meravigliao, a pochi passi dall’accademia, in via brera 12: palazzo citterio.
è del ’700, ci sono i portici, tre livelli sotteranei, due piani più un rialzo, un grandissimo giardino e una grotta.
nostro vicino, l’orto botanico di brera.
nel bosco c’è pure cappuccetto rosso
nel frattempo un esercito di volontari ha tappezzato i muri del palazzo con fogli contro il loro imbrattamento.
no a tag, no a mozziconi.
ecco qui altre immagini, se clicchi sulla miniatura si può vedere meglio.
questo è l’auditorium:
qui, un gruppo di ragazzi si è già messo al lavoro col pc:
un individuo estasiato cammina nel boschetto e dice a voce alta quello che stavo pensando: “è bellissimo…”
lui costruisce mini-posaceneri portatili con i tappi delle bottiglie. ce ne ha regalati un po’.
un genio. si chiama marco olgio e rappresenta perfettamente l’anima di macao.
oggi, con i fatti di brindisi, sembrava impossibile poter essere felici.
ma negli istanti che si sono susseguiti all’invasione del palazzo, inutilizzato da 30 anni, il tempo si è fermato.
all’improvviso quei puntini che mi sembravano tanto lontani erano finalmente vicini e connessi:
spazi vuoti, speculazione edilizia, precarietà esistenziale, affitti inaffrontabili, tagli alla cultura, da una parte.
dall’altra, valore sociale dell’arte, desiderio di orizzontalità, condivisione dei saperi e dei talenti, visione collettiva, esigenza di creare un immaginario nuovo.
in sintesi: RIVOLUZIONE (ma stavolta davvero).
una rivoluzione anche di linguaggi e significati, una rivoluzione semantica, come ha scritto l’amico yuri in una mailing list.
se cospirare vuol dire respirare insieme, abbiamo respirato gioia irrefrenabile.
quella scaturita dalla sensazione di avere, anzi, di essere una forza immensa: we are the power.
liberiamo la città e regaliamo spazi ai precari, occupy everything!
















