ecco nanna, la maglietta logora dei tempi del liceo.
allora piu’ che adesso facevo fatica a venire a patti con il corpo che mi era stato dato in dotazione: tette troppo grosse, culo troppo molle, sette-otto inspiegabili rotolini che si appoggiavano tutto intorno al girovita, tipo addobbi di natale.
indossavo vestiti di varie taglie piu’ grandi della mia.
tra cui nanna, una xxl blu.
con l’avanzare dell’eta’, la crisi si e’ spostata dal corpo al conto in banca, il curriculum da allungare e’ diventato piu’ importante del fisico da modellare.
devo dire che il guardaroba ne ha guadagnato in varieta’, anche se recupero le gonnelline radical-chic dal fondo degli armadi delle amiche e le camicette fru-fru portano tutte qualche rammendo cosiddetto invisibile.
e’ quel tocco di punk che resta in sottofondo come il retrogusto di limone nella crema pasticcera.
di tanto in tanto il punk sconfina nell’abbestia e mi ritrovo a dormire dentro la stessa maglietta per settimane, tanto mica sudo mentre dormo, sono single.
il giorno in cui il nano ha deciso di sottrarmi la xxl blu, attraversavo uno di questi momenti piggy pen.

nanna e’ diventata subito la sua compagna inseparabile.
ci si addormenta abbrancicato, o meglio, cade in un torpore drogato ogni volta che ci tuffa dentro il naso.
non si puo’ sostituire, non si puo’ lavare, e’ un pezzo di noi.
questo crea alcuni problemi e una serie di paranoie:
nanna puzza, cazzo se puzza.
puzzava gia’ quando l’ha fatta sua, ora che e’ passato un anno sembra di avere vicino gli amanti del pont neuf, entrambi.
eppure nanna deve andare all’asilo con nano, deve seguirci nelle trasferte, deve venire anche a fare la spesa, che magari ci da’ qualche spunto creativo per la cena.
a giudicare dalle facce in coda con noi alla cassa, risultiamo vagamente antisociali e un tantino repellenti.
prima che qualcuno chiami l’assistente sociale propongo un gioco: nanna fa il bagnetto con nano.
i due puzzoni sguazzano nell’acqua tra barchette e paperelle, una botta di sapone di qua e una di la’ e il gioco e’ fatto.
quando escono da li’ nanna sa di nano, nano sa di nanna, l’acqua del bagnetto e’ una melma paludosa e le apparenze sono salve.
alcuni lo chiamano oggetto transizionale. Shultz ne ha fatto un’icona pop.
nanna risolve i problemi.
quando il gioco si fa duro, nanna comincia a giocare.
nanna, e sai cosa ciucci.
da quando esiste nanna, ho un’angoscia ricorrente: perderla.
per una come me, con un solo neurone che rimbalza nell’open space della scatola cranica, doversi ricordare le cose e’ un problema serio.
dimentico tutto: le chiavi di casa nei centri sociali, il telefono a casa delle amiche, gli occhiali da vista ovunque tranne dove li cerco – a tastoni.
quante volte ho dimenticato nanna? una per ogni capello bianco che mi e’ venuto per lo stress.
una per ogni schizzo della pressione oltre la soglia di guardia.
e il nano fetente che comincia a capire il gusto del maligno, ha inventato ‘nascondinanna‘, un gioco in cui mi coinvolge quando stiamo per uscire, in ritardo, per andare in un posto dove si doveva arrivare in anticipo.










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[...] abbandonata sul pavimento, cadere culo a terra. scoppiare a piangere. chiamare mamma. chiamare nanna. addormentarsi singhiozzando tra gli smoccioli sulla spalla di mamma abbracciati a [...]