di Luca Gibillini, consigliere SEL
Attraversare in quest’ultimo week end il Ticinese è stato un po’ inquietante.
“Il nostro bel Ticinese” come lo ha chiamato Primo Moroni, sembrava un quartiere sotto assedio. Dalle Colonne di San Lorenzo, passando per corso Ticinese, fino in Darsena, si sono potute contare oltre 20 tra macchine e camionette dei carabinieri, 20 della polizia municipale, posti di blocco, lampeggianti, ronde di divise, giubbetti antisommossa.
Certo non uno spettacolo edificante, di certo un immagine non bella che Milano ha dato di sé.
Fin dalla campagna elettorale, per tutto questo lungo anno, abbiamo ingaggiato una lunga e difficile sfida con un obiettivo chiaro, rendere Milano una città aperta ed accogliente. La sensazione di militarizzazione del Ticinese di questo fine settimana, dalle Colonne di San Lorenzo alla Darsena, non è sicuramente compatibile con questo obiettivo.
E’ chiaro, evidente, che nessuno vuole sostenere che il territorio non vada presidiato e che le forze dell’ordine non debbano contrastare attività illegali. Soprattutto nelle nostre periferie, soprattutto estirpando i gangli della criminalità organizzata. Al Ticinese le forze dell’ordine devono esserci, ci mancherebbe altro. +
Ma a me sembra scontato che un conto è la presenza e il presidio, un altro conto, molto diverso, è la militarizzazione del territorio, ossia la percezione che i molti giovani presenti al Ticinese hanno avuto in quei week end, di una zona in stato d’assedio, se non di guerra.
Ma guerra a cosa? La sensazione è che l’eccesso di presenza di forze dell’ordine non risponda in nessun modo alla giusta ed auspicabile lotta alla criminalità, ma invece vada, non so quanto volontariamente o involontariamente, nella direzione della repressione dell’aggregazione spontanea di una generazione di milanesi che vivono e animano le Colonne di San Lorenzo, Corso di Porta Ticinese e la Darsena.
Può essere l’unico modo per sconfiggere gli spacciatori il mettere sotto controllo migliaia di giovani lavoratori, studenti che cercano uno spazio pubblico dove incontrarsi? Non abbiamo forse gli strumenti, nel 2012, per fare un contrasto all’illegalità mirato e puntuale, meno impattante, meno invasivo?
Se un cittadino vede una piazza colma di militari, la maggior parte delle volte non si sente più sicuro, ma il suo primo pensiero è “Cosa è successo?”, se non addirittura, “Questa piazza dev’essere pericolosa, se ci sono così tanti carabinieri”. Attraversando il Ticinese nell’ultimo weekend, questi erano i commenti che si sentivano, questo il clima che si respirava.
E’ evidente che corriamo il rischio di proseguire un abitudine tutta italiana di criminalizzazione dell’aggregazione, se non addirittura criminalizzazione di una generazione. Mandare il messaggio alla città che dove si incontrano i giovani c’è bisogno di interventi massivi di forze dell’ordine ha come conseguenza il perpetuarsi di questa continua criminalizzazione.
Milano deve invertire la rotta, in questo campo, dopo vent’anni di politiche securitariste del centrodestra. Abbiamo predicato e praticato la strada della ricerca di soluzioni di buon senso, di dialogo, di apertura. Le operazioni o interventi che dir si voglia di questi giorni alle Colonne sono unp scivolone.
Ma soono certo che gli eccessi securitari di questi giorni verranno superati, perché la giunta Pisapia sa bene che cittadini sono anche quelle migliaia di ragazze e ragazzi che vorrebbero divertirsi di sera, insieme ad amici, nelle strade di Milano, senza sentirsi il fiato sul collo delle forze di polizia.










One Comment
Mooolto condivisibile. Però non mi è chiaro cosa ha messo in campo il Sindaco e la giunta oltre alla cosiddetta militarizzazione. DI Piazza Affari non si parla più, di aprire il parco neppure… Giusta la critica.