Ho trovato rifugio nel punto-croce.
Sembro una casalinga disperata, sedotta e abbandonata.
Seduta a infilare crocette compulsive nella tela Aida, su e giù, la mano ripete lo stesso movimento per ore, lo sguardo va in fissa sul tessuto traforato, l’unico pensiero e’ centrare il buchetto giusto.
Un mantra che ti svuota la testa e ti fa cadere in trance, il cucito e’ uno stato alterato di coscienza.
Produco bavaglini con su ricamato il nome del nano, a lettere cubitali così faccio più crocette.
Il nano dorme.
Fuori piove.
E tu te ne sei andato.
Come hai potuto farlo?
Lasciarmi così, senza salutare, senza un cenno, senza dire nulla.
Dopo anni di vita comune, di gioie condivise, di segreti sussurrati, di battaglie e di vittorie, di pianti e sigarette.
Conoscevi tutti i miei amici, avevi tutte le mie chiavi.
Mi sei stato accanto anche nei momenti più cupi, quando mi rifugio nella grotta come l’orso in letargo aspettando che torni la primavera dello spirito.
Siamo stati al mare, in montagna, in giro per il mondo.
In aereo, nave, treno, macchina, bici, anche a piedi, sempre vicini, inseparabili.
A volte penso che nessun altro sarà mai come te. Sei unico. Eri unico. Eri mio.
Ti sei portato via i miei video, le mie foto, le mie parole, tutta la musica, la mia memoria, la carta di credito. Anche la mia agenda.
Non ho più soldi, non ho più storia, non ho più voce.
Non so più chi sono, cosa devo fare, dove devo andare.
Persa.
Non riesco neanche più a lavorare.
Mi metto a scrivere a mano, per vedere l’effetto che fa.
Scopro che esistono ancora le penne bic, quelle che quando hai finito di usarle sono perfette per tenere su i capelli.
Non conosco la differenza tra corsivo e stampatello, anni di scuola elementare buttati nel cesso, la calligrafia mi sembra un esercizio di stile, sotto l’inchiostro non riesco a ritrovare le idee.
All’improvviso compare sul mio tavolo un iPad, pillola di tecnologia che dovrebbe alleviare i miei dolori.
Come alcuni tratti genetici, anche l’iPad salta una generazione: il nonno lo ha comprato per giocare col nano, nell’attesa che il nano gli spieghi come funziona. Una tavoletta senza peso e senza spessore, microcosmo di finzione dove anche il ticchettio della tastiera e’ un rumore posticcio.
Non mi da’ nessuna soddisfazione, e’ un surrogato e mi rende ancora più malinconica.
Fuori continua a piovere.
Sei un vero stronzo.
Se proprio volevi andartene potevi almeno avvisare, così una si organizza.
D’altra parte non ci si poteva aspettare nulla di umano da parte tua, non avevi personalità, tutto quello che facevi era rispondere ai miei comandi.
Sei solo uno tra mille, uguale a tanti altri, senza nulla di speciale.
A voler essere precisa, sono io che ti rendo speciale.
Ti dimenticherò presto. Mi sembrerà incredibile averti dato così tanto spazio nella mia vita.
Dammi solo un po’ di tempo e ti sostituirò degnamente, anzi, ne troverò uno migliore.
Io sono una donna. Tu sei solo un computer.









One Comment
azz, u’re f*****g genius.