Intervista con Piotta

Junior Avelli: In principio era Tommaso Zanello poi la mutazione in Piotta.
Piotta: Questo nome nacque al liceo quando iniziai a scrivere le prime rime. Ho fatto amicizia nel quartiere Trieste Salario con il Danno aka Simone del Colle der Fomento e con Masito, E insieme abbiamo fondato la crew Taverna VIII Colle Roma, progetto nel quale giocavamo molto a livello linguistico col romano, usandolo come nostro slang, al posto di scopiazzare banalmente da quello anglo-americano come facevano tutti.

Junior: E Piotta? L’hai scelto tu?
Piotta: No, se l’è inventato Masito, le piotte erano le cento lire a Roma. Il nickname lo devo a degli occhialetti rotondi stile John Lennon che all’epoca disgraziatamente portavo. Io ho battezzato Cor Veleno perché ha sempre avuto un temperamento nervoso.

Junior: Quanto ti senti coatto?
Piotta: Zero. Nel senso che era una cosa ironica, fatta all’inizio in tempi non sospetti, in cui mai avrei pensato di avere una carriera musicale. Quando poi mi sono reso conto che il microfono che avevo in mano aveva delle potenzialità, ho iniziato a sentire la responsabilità del mio ruolo, e che questo comportava dei diritti ma anche dei doveri. Ho sempre cercato di evolvere musicalmente canzone dopo canzone sino a ‘Suono Diverso’ il mio ultimo lavoro.

Junior: Per certi aspetti l’album della maturità, pieno di collaborazioni importanti e con un’impronta sociale molto forte, attento a tematiche quali il precariato, l’ambientalismo ecc. Da dire che Piotta non è solo Supercafone; c’è sempre stata da parte tua un’attitudine militante, oltre alla giocosità degli esordi, che non va rinnegata. Forse un passaggio obbligato.
Piotta: Si, non rinnego nulla. Ma sono cresciuto, penso sia normale. Biologico oltre che anagrafico.

Junior: Ho letto che la canzone alla quale sei più affezionato è ‘La grande Onda’.
Piotta: Vero, tanto che ci chiudo i concerti. E anche se è nata da una vicenda autobiografica, sugli alti e bassi della vita, come quelli della carriera artistica, i ragazzi dell’Onda un anno e mezzo fa l’hanno presa per farne l’inno del loro movimento e ne sono tutt’ora onorato. Per dire come una canzone pur essendo dell’artista una volta diffusa ha vita propria. Anche a ‘Supercafone’ voglio bene, ma è stata snaturata da alcuni media, per cui non è arrivata come volevo alla gente. Qualcuno ha capito il lato ironico, una parte del pubblico pensava fossi così veramente. Quindi sento sempre l’esigenza di chiarire questo passaggio. ‘La grande Onda’ è stata accolta subito molto bene e ha avuto anche una seconda vita. Capita spesso nella musica. In forme imprevedibili, a volte.

Junior: A quando la prossima onda lunga?
Piotta: Ogni anno pare manchi poco, poi si scopre che è tutta un’illusione. Sembra grande da lontano ma s’infrange troppo presto. L’onda lunga è spesso un montarsi di tante onde più piccole e queste ci sono, se avranno la forza di unirsi per un obiettivo comune, possibilmente non solo per far fronte allo stesso nemico, ma per qualcosa di più costruttivo, l’onda non tarderà ad arrivare. E mi auguro che sia pacifica, produttiva, portatrice di una vibrazione positiva. Al di là del singolo episodio di violenza, che può sempre sfuggire.

Junior: Possiamo tranquillamente dirlo: il cosiddetto movimento (che in realtà sono tanti) ha bisogno di fare i conti con i propri limiti perché solo così potrà costruire qualcosa rinnovandosi.
Piotta: Oggi dove la comunicazione è tutto mi fa specie che mondi davvero vicini facciano di tutto per sembrare più distanti di quanto non lo siano. Anziché trovare un territorio comune, si fossilizzano sui pochi elementi che li separano acuendoli a discapito della cooperazione necessaria che dovrebbe essere la priorità assoluta. Il 25 aprile ne è la chiara dimostrazione. Forze progressiste di diversa estrazione hanno contribuito tutte insieme a scrivere una bella pagina di storia comune che si è concretizzata poi nella Costituzione. E questo vale sia nei movimenti che per le istituizioni, due entità separate, che hanno sfilacciato i loro rapporti. Prima il movimento era terreno fertile per i nuovi volti della politica, ora la sfiducia è talmente alta che appena se ne affaccia uno viene repentinamente bruciato nel corso della stessa tornata elettorale. Come già è successo in più di un’occasione.

Junior: Perché hai deciso di aprire una tua etichetta?
Piotta: Ho sempre lavorato con case discografiche indipendenti, ma avendo acquisito esperienza a sufficienza per aprirne una mia l’ho fatto. In questo senso concepisco la musica come lavoro artigianale. Mi piace avere la mia bottega. Con i miei spazi e i miei tempi. Ho tutta la libertà che voglio senza nessuno che rompa i coglioni.

Junior: Molti G2 fanno hip-hop.
Piotta: La musica ha la fortuna di mantenere un certo margine di libertà d’azione, superiore rispetto ad altre zone della società, e questo le permette di anticipare la cultura dominante. Tanti G2 fanno rap per via dell’urgenza comunicativa che hanno e forse per la fisionomia stessa dello strumento che ti permette di esprimere determinati concetti in maniera più fluida e diretta rispetto ad altri mezzi. Molti di questi ragazzi sono impegnati e attivi, non solo sul versante musicale, e rappresentano con il loro potenziale creativo una componente indispensabile per la crescita futura del nostro paese. E comunque vada è un processo storico inevitabile. Se fossi un politico, cosa che non sono, piuttosto che rallentare questo passaggio cercherei di favorirlo.

Junior: Che ne resta dell’underground?
Piotta: Lo vedo come una diagonale, trasversale a più mondi. Nell’underground stesso si può finire risucchiati in cliché, che fanno venire meno quello spirito alternativo che per natura dovrebbe contemplare la sua filosofia. Nel mainstream si può essere alternativi comunicando però a tanti. Michele Caparezza ne è un chiaro esempio.

Junior: Mi spieghi come diavolo ha fatto ‘Supercafone’ a diventare sigla del campionato nazionale di calcio in Giappone?
Piotta: La canzone, senza che io facessi nulla, fu scelta tramite la rete da un giapponese, tale signor Morimoto, come sigla di un programma televisivo di un canale satellitare che trasmette le partite del campionato di calcio italiano. All’inizio ho persino pensato si trattasse di uno scherzo. Poi ci sono stato anche a cantare.

Junior: Dai tuoi video si evince che sei un ottimo ballerino, grazie anche al physique du role che ti sostiene. Come stai messo a writin’ premesso che sull’MCing ti trovo preparato?
Piotta: Nel tempo libero dipingo, ma solo su tela. Continuerò con la break, visto che ci tieni.

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