Proteste contro la giunta Pisapia ce ne sono già state diverse, dai precari del comune ai rilevatori del censimento per citarne due. Ora però si va allo sciopero e a proclamarlo sono i confederali: Cgil, Cisl e Uil. Il motivo è la vendita di quote del Comune nelle società partecipate, Sea su tutte (la società che gestisce gli scali di Linate e Malpensa). Oggi l’assessore al bilancio Tabacci ha incontrato i sindacati, lì si è consumata la rottura: sciopero. La data sarà decisa nei prossimi giorni anche perchè nei trasporti ci sono tutta una serie di procedure da rispettare quando i sindacati convocano scioperi. I lavoratori potrebbero già farsi vedere in presidio fuori da Palazzo Marino fin prossimo consiglio comunale. Il segretario della Camera del Lavoro Onorio Rosati ha spiegato che Tabacci durante l’incontro ha detto che “se l’amministrazione intende fare investimenti ha bisogno di fare una vendita straordinaria”. E i sindacati hanno ribadito il loro no. “La privatizzazione ci preoccupa, per il destino della Sea, dei lavoratori e anche della citta” dice Rosati.
Quel’è la partita economica dietro alla vendita di Sea?
Il Comune ha un buco (eredità della Moratti) per il 2012 di circa 580 milioni di euro. Lo scorso dicembre l’amministrazione, azionista di maggioranza della Sea con, allora, l’84% ha venduto una quota del 29,75% della società. Ad aggiudicarsi la quota il fondo F2i guidato da Vito Gamberale. Lo stesso Gamberale vorrebbe rilevare altre quote di Sea per ottenerne la guida. Detto fatto, Tabacci propone di vendere un altro 25 delle quote milanesi. 30+25=55% e Gamberale avrebbe la maggioranza (se le quote andassero tutte al suo fondo).
Il Comune resterebbe con il 30%. Dalla vendita di questo 25% ricaverebbe circa 300 milioni.
C’è poi chi come l’assessore ai trasporti Maran propone di vendere tutta la Sea. Ma vabbè, pare più una sparata alla “abbassate i finestrini se fa caldo” che altro.










One Comment
Io ancora non capisco, qualcosa non è chiaro, mi pare che MilanoX sia contro la TAV, ma favorevole a che il comune detenga la proprietà di 2 o 3 aeroporti che buttano chissa quanto CO2 nell’aria. Teniamoci stretti e difendiamo i beni comuni ma vendiamo fin che siamo in tempo gli aeroporti. Poi quando li abbiamo venduti li facciamo chiudere.