I Buttafuori di Palazzo Marino

Chiuso l’Hollywood, la discoteca protetta dai funzionari del Comune dove i vip pippano la coca

*by Luca Fazio*

Se chiudono due locali di culto della più fetente movida milanese – Hollywood e The Club – perché nei bagni gira cocaina e perché nelle mani di alcuni funzionari pubblici finiscono un bel po’ di soldi e altri regalini per «addomesticare» i controlli, cosa c’entra il sindaco Letizia Moratti? E perché mai anche lei sarebbe colpevole di negligenza, come dicono alcuni? L’ultima volta che il suo Gianmarco si è fatto notare in quel brutto posto che è il privé dell’Hollywood, per esempio, è finita a cazzotti con un pilota di Formula 1 e se n’è occupato il tribunale, ma si sa… i giovani son ragazzi (tranne tutti gli altri, quelli che vengono braccati dal vicesindaco De Corato). Ma non è questo il punto, il rampollo della first lady non c’entra. E’ che prima che l’autorità giudiziaria mettesse i sigilli ai due locali – arrestando 5 persone e indagandone altre 19 – c’era già stata un’inchiesta simile che un anno fa aveva scoperchiato un giro di tangenti finalizzato a favorire alcune discoteche: ci andarono di mezzo alcuni pesci piccoli e il pesce più grosso, l’ex comandante della polizia locale Emiliano Bezzon. Considerata la figuraccia e la delicatezza dell’argomento – la polizia locale più ferocemente mobilitata d’Italia presa con le mani nella marmellata – cosa è stato fatto per evitare il bis?

Nulla, anzi. E così ieri, oltre ai titolari dei due locali in questione, sono stati arrestati anche Rodolfo Citterio, presidente del Sindacato dei locali da ballo e componente della Commissione comunale di vigilanza – la stessa persona inquisita un anno fa – e Aldo Centonze, dipendente dell’ufficio del Demanio del Comune di Milano. I due, in collaborazione con altri funzionari, in cambio di soldi e cenette, agevolavano l’apertura di locali, impedivano chiusure per irregolarità e facevano la spia disinnescando i controlli. L’inchiesta coordinata dai pm Di Maio e Robledo, invece di scandalizzare perché a Milano ci sono locali puliti come i circoli Arci che vengono vessati dai vigili mentre altri dove si spaccia coca godono di buone coperture a Palazzo Marino, passerà alla cronaca per via del vippume che ha fiutato la polverina. Come Belen, l’icona Tim che spopola nell’italietta, la quale avrebbe confessato agli inquirenti ciò che tutti sanno, e cioé che in quei locali si tira di coca. Niente di sconvolgente, anche se gli inquirenti hanno ritenuto necessario documentare il tutto con telecamere e intercettazioni telefoniche. Precedente pericoloso, perché così facendo l’Italia intera, compresi i luoghi simbolo della nostra democrazia, rischia di essere messa sotto sigillo.

Con qualche difficoltà in più del solito, De Corato ieri è stato costretto a far sapere come la pensa. Dice che quello della magistratura è un intervento «legittimo», che la situazione stava degenerando (se n’erano accorti tutti tranne lui…), che la sua polizia locale fa un sacco di controlli e che lui attende «serenamente» gli esiti. La spudoratezza no, quella non è reato.

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