Generazione Cattivissimi


*by Elena Stancanell* (dal manifesto di oggi)

Essere cattivissimi. Svegliarsi la mattina presto, darsi una sciacquata al volo e poi buttarsi nel mondo come killer. Nemici? Chiunque. Dal barbone al poliziotto dal professore al camion della monnezza. Una strage. Esci di casa e parte la guerra. Vai avanti così per un mese o due e vedi come cambiano le cose. C’è un’altra possibilità? Non c’è. Questo c’è toccato. Siamo stati sfortunati? Non tutti, ci sono anche quelli che gli piace. A molti anzi piace. A quasi tutti.
Generazione Cattivissimi.
- Che canti?
- Niente ma’. Non ci vai oggi a lavorare?
- Dopo. Prima vado alla giesse. Tanto… So rimaste in due.
- C’è la crisi?
- Bravo. Qual è la prima cosa che non fai più quando non ci hai soldi da buttare?
- Le elaborazioni.
- La manicure. Che sono le elaborazioni?
- Marmitte, cilindri, cose che fai al motorino. vabbè, che ti sto a spiegare.
- Mamma mia sti motorini. Ieri ho visto un incidente, un ragazzo poveretto, secondo me era morto. Anzi, fai una cosa. Invece di andare in giro tutto il giorno col motorino, mettiti a studiare.
- Ma se sono due anni che non vado a scuola.
- A settembre però ricominci.
- A settembre. C’è tempo.
- Lo sai che mi ha detto tuo padre? Forse non ce la faccio a pagare tutti quei soldi. Ti rendi conto?
- Meglio.
- Ma cosa dici? Quello è il tuo futuro!
- A ma’, il futuro non c’è più.
- C’hai ragione pure tu. Ma vaglielo a spiegare a tuo padre. Quello piglia la pensione da dieci anni, che ne sa di come è cambiato il mondo del lavoro. Il futuro adesso te lo devi inventare, giusto?
- Mi compri il the freddo?
- Già l’hai finito? Guarda che fa male tutto quel the freddo, ti intossichi, ti viene la tachicardia.
- Meglio. Magari muoio.
Ciao ma’, ci vediamo dopo. Certo che questo fatto della spesa ti salva. Quando non c’hai un cazzo da fare, fai la spesa e per un po’ stai tranquilla. Generazione cattivissimi alla giesse.
Entri e spacchi tutto, metti i surgelati da un’altra parte, pisci sui pomodori. Ma neanche. Niente cose inutili. Bisogna essere cattivissimi per farsi strada e eliminare gli avversari, non per fare casino. Carrellate alla vecchia per rubarle il posto in fila. Scassinare i numeretti al reparto mozzarella. Non c’ho tempo da perdere io.
Al tempo dei miei genitori era diverso. La cattiveria allora non era importante. Anzi, era una cazzata. Era meglio essere gentili. A quel tempo si diceva che l’intelligenza era delle persone buone, tipo Gandhi. E l’intelligenza era la cosa più importante. Andavano avanti quelli intelligenti. Tipo Andreotti. Adesso invece c’è Berlusconi. Nessuno dice che Berlusconi è intelligente, perché non è importante. È furbo, ricco, assatanato. Tutte cose che funzionano di questi tempi.
Prima c’era il capitalismo dell’intelligenza e ora c’è il capitalismo della cattiveria. Perchè siamo diventati troppi, noi capitalisti.
Faccio un esempio. Se in un gruppo ci sono dieci femmine e dieci maschi è una cosa, ma se ci sono due femmine e diciotto maschi è chiaro che la gente come me, intelligente ma poco cattiva, va a casa agli ottavi di finale. La domanda è quindi la seguente: se sai che non ce la farai mai, che combatti a fare? Non è meglio mettersi in un angolo a farsi una marea di canne e aspettare che una delle due fiche voglia farsi un tiro?
In questa prospettiva, secondo me, è nata internet. Per quelli che stanno a casa a farsi le canne e aspettano. Gli altri intanto fanno il meccanico, il commesso, il pr. Mestieri che anche in quelli ci vuole la cattiveria. Devi fare le selezioni, il periodo di prova, combattere coi clienti. Non è facile. Per internet invece non ci vuole niente.
Non è un mestiere perché nessuno ti paga? A parte che non è detto. E poi se fai il commesso e devi spendere per la benzina, per vestirti decente, il parrucchiere, l’aperitivo quando finisci, le ferie sennò schianti… alla fine ci vai in pari secondo me. Con internet stai seduto in mutande (ne bastano due paia che alterni), puoi anche evitare di farti la doccia per mesi. Devi solo star lì, ad aspettare.
Che ti arrivi l’idea.
Il problema di internet è che appena pensi una cosa la digiti su google. Immediatamente. Tipo: odio tutti, o lazio merda, o aprire un macdonald sulla spiaggia di Rio. Lo digiti e ti appaiono delle cose. Non capita mai, MAI, che tu digiti una frase su google e non succede niente. A volte escono cose che non c’entrano, o poche cose, ma sempre ti arriva una risposta. Questo vuol dire che qualunque idea ti venga, qualcun altro l’ha già avuta, elaborata e messa in rete.
Non che prima ci fossero delle idee più originali, ma magari tu avevi un’idea a Roma e uno ce l’aveva a Tokyo, o in un paesino vicino a Houston e per un po’ tutti e tre andavate avanti. Anche tutta la vita, se l’idea non era troppo clamorosa. In più, se tu avevi un’idea – anche una cosa semplice tipo farti il pizzetto invece della barba – te la facevi e basta. Poi gli amici ti dicevano stai bene, stai male, sembri una guardia… Adesso tu hai un’idea la scrivi su google e la gente scrive i post. Sei uno stronzo, è un’idea del cazzo tua sorella è una puttana…
È brutto, lo so. Ma il vantaggio è che se hai un’idea che funziona, con internet in un attimo la moltiplichi in tutto il mondo. Tipo il ragazzo ciccione che ballava Numa Numa ie. Ha fatto i miliardi, secondo me.
Quindi. Non serve studiare perché tanto siamo troppi. Non serve lavorare perché ti fai un culo così e non ti puoi comprare manco una Punto. Serve farsi venire un’idea figa. Inventare una cosa e poi rimettersi a dormire, su una spiaggia in Brasile, aspettando che te ne venga un’altra. Ma se la prima era giusta, può anche bastare.
Tipo il the freddo. Quello che a un certo punto ha deciso che si poteva mettere il thè freddo in una scatolina di plastica bianca con tutti i bozzi intorno e berlo con la cannuccia. Che poi è lo stesso che ha inventato la Nutella. L’estathè, la nutella, il pocket coffee il kinder le tic tac la Fiesta… sempre lui. Ecco, bisognerebbe essere uno così. Eppure secondo me se quanto ha inventato l’estathe, negli anni settanta, c’era internet, lo scriveva su google e gli mettevano i post che era una stronzata. Sono sicuro. E lui si demoralizzava e si rimetteva a farsi le canne o a postare su fb i video di you tube.
Sennò un’altra cosa che si può fare è andare a Londra. Con i voli low cost paghi dieci euro. Io ci avevo anche pensato. Vado a lavorare in un ristorante a Londra. Oltretutto imparo anche l’inglese. Perchè questa scuola che dice mia madre da settembre, quella di tre anni in uno, c’ha l’obbligo di frequenza (e non si capisce perché se fai le assenze ti bocciano anche se paghi tipo diecimila euro l’anno) e io lo so che poi non ci vado. Ma a Londra avevo paura che non mi prendessero nei ristoranti perché non ho ancora diciott’anni. Così ho digitato su google «andare a lavorare in un ristorante a Londra se hai meno di diciotto anni» che mi sembrava anche un frase un po’ assurda da digitare tutta intera. Ho pensato provo così e poi magari scrivo ristorante londra diciotto, come si fa. E invece proprio quella frase lì, così lunga, c’era gente che l’aveva già digitata uguale precisa e allora ho pensato che poi tutti quelli che avevano avuto la risposta erano partiti (senza considerare che questi erano solo quelli dall’Italia, e poi c’era tutto il resto del mondo…). Così sono rimasto qui. Non lo so neanche se nei risoranti di Londra ti pigliano se hai meno di diciott’anni, perché non l’ho guardata la risposta.
Ma c’è anche un’altra possibilità. E cioè che tutti quelli che hanno digitato su google la frase «andare a lavorare in un ristorante a Londra se hai meno di diciotto anni» e hanno scoperto che una marea di gente l’aveva già digitata uguale precisa, abbiano deciso, proprio per questo motivo, di non partire, esattamente come me. E magari nei ristoranti di Londra stanno ancora cercando cuochi italiani.
È come per le partenze intelligenti. Lo sanno tutti che non si deve partire il 1 agosto perchè si sta in fila sull’autostrada e non c’è posto sul traghetto. Ma poi, ogni anno, non è che tutti partono il 2 o il 3 o il 27. Partono lo stesso il 1 di agosto e non gliene frega di fare la fila o di essere intelligenti. Primo perché l’intelligenza appartiene a un’altra epoca, e poi perché avevano deciso così. E le decisioni sono antiche, sono cose che si facevano nella tua famiglia prima ancora che tu nascessi. Al tempo dei nonni, che hanno visto la guerra e quindi stavano come ora, con la cattiveria.
La cattiveria salta una generazione, secondo me. Perché grazie a quello che conquistano quelli cattivi, c’è una generazione che può essere buona. Poi quello che avevano messo da parte finisce, e ci vuole un’altra generazione cattiva. Devi averci culo. Se sei cattivo e nasci nel tempo dei cattivi stai a posto. Se nasci in quello dei buoni e sei cattivo dicono che sei fascio e puoi fare il tassista o la guardia. Se invece sei come me, un coglione al tempo dei cattivi, ti metti sul letto e ti fai le canne, aspettando la figa che vuol fare un tiro o che ti venga un’idea su internet.
E se non arriva rimani così, tutta la vita. Sdraiato nel tuo lettino di quando ci pisciavi dentro. Mentre tua madre fa le unghie a domicilio e tuo padre guarda la televisione perchè è in pensione. Cercando di non sprecare fiato né soldi. Io per esempio in questa casa, nella mia stanza, posso vivere con cento euro al mese per la benzina del motorino e il fumo. Che sono milleduecento euro l’anno, cioè dodicimila euro in dieci anni.
E quelli ce l’ho. Me li ha lasciati la nonna. Li ha fottuti a mia madre. Prima di morire mi ha chiamato e mi ha detto che c’aveva dei soldi in una scatola che teneva nascosta. Quando l’ho aperta sono rimasto di sasso. Sono per te, mi ha detto. Mia nonna non lo poteva sopportare mio padre. È gentile, d’accordo. E che ci fai con la gentilezza? Le persone gentili sono inutili, diceva. Vent’anni da impiegato e poi in pensione. Mia nonna era cattivissima, perché aveva visto la guerra, anche se era bambina. Diceva che se non sei cattivo non concludi un cazzo, puoi solo vivere alle spalle degli altri, dello stato. Non gli piaceva lo stato a mia nonna. Perché gli stati fanno le guerre, e ci mandano i poveracci a combattere. Quando mi ha dato i soldi, mi ha detto che potevo farci quello che volevo, tanto lei dopo che era morta che gliene fregava. L’unica cosa, mi ha detto, non li dare a quel coglione di tuo padre né a tua madre che l’ha sposato.
I primi giorni li tenevo in tasca, per paura che mia madre li trovasse. Poi ho trovato un posto che deve venire giù la casa per scoprirlo. Ho tolto duecento euro, per fare un’elaborazione al motorino, e basta. Li ho contati mille volte: sono tredicimilaottocentoventi. Che sono tanti. Ma manco tanto. Nel senso che non ce lo posso aprire un ristorante con tredicimilaottocentoventi euro. Né posso fare la bella vita per più di una settimana. Mi ci sono scapocciato, ma non c’è niente da fare. Sono tanti, ma sono anche pochi. Mia madre ci avrebbe comprato una cosa nuova di quelle che funzionano male, tipo la lavatrice, o lo scaldabagno. Mio padre un televisore più grande, son sicuro. Secondo me mia nonna ha fatto bene a darli a me. Così per dieci anni sto a posto.
In questi dieci anni aspetto che mi venga un’idea. Una cosa tipo l’estathe, ma anche meno. Un’idea per guardagnare venti, trentamila euro e stare a posto fino alla fine. Quanto devo campare? Sessanta, settanta. Ottant’anni? Diciamo quarantamila. Un’idea da quarantamila secondo me mi può venire. Per esempio l’altro giorno pensavo che si potrebbe fare un gelato liquido che invece di mangiarlo lo bevi. Questa secondo me è una buona idea. Da verificare, ma una buona idea.
E se non mi viene mi ammazzo. Tra dieci anni vado a prendere le ultime duecentomila mi compro una marea di pasticche e mi ammazzo. Tanto… Ma mi viene. Dieci anni è molto tempo per pensare.
- Sei in casa?
- E dove devo andare?
- Aiutami con le buste.
- Me l’hai preso il the freddo?
- Tiè, eccolo.
- E il gelato liquido?
- Cosa?
- Non c’era, vero?
- Non ti capisco.
- Niente, era tanto per dire.
- Però i cinesi lo fanno.
- Davvero?
- No, scusa, mi sono sbagliata. Quello è il gelato fritto.
- Che cazzo c’entra, mamma.
- Ho sbagliato, mi sono confusa.
- Vabbè. Anche se secondo me qualcuno ha inventato pure quello liquido.
- Di sicuro.
- Vero?
- Sicuro.
- Infatti. Vado a buttarmi sul letto ma’.
- Tutto il giorno sul letto…
- Penso, ma’. Penso.

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