Divieto di Moschea

Dall’alba di mercoledì 11 agosto (un giorno più tardi per gli sciiti) è iniziato il Ramadan, il digiuno rituale in cui ci si astiene da cibo, bevande, tabacco e sesso dall’alba al tramonto, secondo quanto prescritto dal Corano per il nono mese lunare del calendario islamico. Il Ramadan è, come il pellegrinaggio alla Mecca (Hajj) e l’elemosina ai poveri (Zakat), uno dei pilastri fondamentali dell’Islam. La sua fine l’Eid, che quest’anno cade il 10 settembre, coincide con una delle più grandi e gioiose feste del mondo musulmano.

Per il terzo anno di seguito, i centomila musulmani milanesi sono obbligati a fare la preghiera collettiva del ramadan nella fabbrica del vapore (aka fabbrica della fuffa) in via Procaccini che al momento ospita il Teatro Ciak. A Milano, diversamente da ogni altra grande città europea, non esiste una moschea. C’è il centro islamico di Jenner che da anni i leghisti e Decorato cercano di chiudere. C’è il centro islamico di via Padova. A Cascina Gobba di soppiatto sono riusciti a costruire qualcosa che assomiglia a una moschea (è dedicata alla Madonna!). Ma bisogna andare a Segrate o persino a Torino per trovarne una degna di questo nome.

Per aggiungere l’ingiuria alla beffa, il vicepresidente lumbard della regione, tal Andrea Gibelli, ha annunciato in pieno Ramadan che quand’anche i musulmani meneghini riuscissero a costruirsi una moschea dovranno sottostare a vincoli (obbligo di referendum, ubicazione almeno un km lontano da una chiesa; “tracciabilità” del fedele, manco l’islam fosse un OGM, e altre norme incredibilmente vessatorie) che di fatto renderanno impossibile costruirla. Viene voglia di mettersi un minareto sul tetto per protesta, come ha fatto un illuminato (e cristiano) cittadino svizzero qualche mese fa.

Colpisce da parte di persone che si professano religiose uno spregio così palese per la libertà confessionale altrui. Trattasi di una chiara violazione dei diritti umani proclamati dall’Europa e dall’ONU che dev’essere denunciato come tale. Nel frattempo, auguriamo ai musulmani milanesi di poter effettuare le preghiere del Ramadan in una vera moschea entro Expo 2010. Sarebbe ben strano dire a chi vola qui in Emirates che non ci sono posti a milano dove un turista musulmano possa professare la propria religione. E non si venga a parlare di reciprocità. Ciò che distingue la civiltà europea dalle altre è che i diritti fondamentali (civili, sociali, ecologici) non sono negoziabili né sottoposti ad alcuna condizionalità. Sulla tolleranza non si vota, a meno di non voler tornare alle guerre di religione del ’600.

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