di Alex Foti
La Merkel che tratta i manifestanti come Putin: questo abbiamo vissuto nella quattrogiorni di Blockupy Frankfurt, conclusasi ieri con una grandissima e bellissima manifestazione contro l’austerità e i diktat di BCE e mercati finanziari, nella capitale finanziaria d’Europa, totalmente bloccata venerdì da una zona rossa che copriva quasi l’intera città, con tutte le banche chiuse e i bancomat non funzionanti.
Ma cominciamo dall’inizio.Dopo il rave di mercoledì 16 a Willy-Brandt Platz e i sit-in di giovedì di fronte al municipio, gli arresti si contano già a oltre cento. Partiamo giovedì sera e ci raggiunge la notizia che mezza Torchiera è stata ingabbiata intorno all’Università Goethe, dove c’è la Studierendhaus che funge da quartier generale del movimento Blockupy Frankfurt. Guidiamo nella notte, sempre più stanchi, e arriviamo alle quattro antelucane in una Francoforte spettrale, dove la prima presenza che vediamo sono i furgoni della polizei. Raggiungo il dormitorio alla casa dello studente, gli altri vanno in un campeggio ai margini della città, che essendo al di fuori della zona rossa, funge da rifugio per tutte quelle e quelli che si sono beccati il foglio di via e l’impossibilità di partecipare ai blocchi di venerdì 18 intorno alla eurotower, la sede della BCE, EZB in tedesco, pena l’arresto immediato.
Della giornata di venerdì abbiamo scritto nel precedente articolo. Io sono a Francoforte con Precarious United of Europe la rete amicale liegino-milanese che ha partecipato a tutte le grandi proteste in Europa di questi ultimi cinque anni. Siamo veterani di Rostock, stiamo a vedere che ci succederà a Francoforte. Che gioia vedere che Marc ed Eric arrestati e portati via in pullman di fronte alla Fiera di Francoforte, quella dove ogni anno si tiene la Buchmesse, la più grande kermesse libraria al mondo, apparire magicamente nel primo pomeriggio: non c’era più posto nelle gabbie per attivisti allestite intorno alla città! Poi anche Munir e Cosmos, arrestati per avere una canna in tasca (malgrado in Germania il possesso non sia illegale) vengono rilasciati. Insomma finalmente ci possiamo rilassare, anche se ci sono 400 arresti per i blocchi intorno alla BCE, ma noi siamo al sicuro della Studierendhaus, dove stasera parleranno insieme David Graeber, l’antropologo anarchico autore di DEBITO: I PRIMI CINQUEMILA ANNI, e Michael Hardt, il filosofo autonomo che insieme a Toni Negri ha rivoluzionato la teoria politica nella serie di libri che vanno da IMPERO a MOLTITUDINE, a COMMONWEALTH, fino al recentissimo DECLARATION.
La sala del teatro è piena zeppa. David è rapido di cervello come un folletto, Michael è didattico e riflessivo. David racconta la storia del debito e della schiavitù, della sovranità monetaria e del fatto che ci troviamo in un periodo della storia universale in cui possiamo sovvertire la relazione fra finanza e potere, fra persone e rapporti economici. Il capitalismo presto finirà, questa è la sua profezia. Michael dice che abbiamo fatto una grande cosa, finalmente abbiamo creato un movimento europeo contro l’austerità e abbiamo sopportato limitazioni e soppressione delle libertà civili inaudite, in un’Unione Europea che si vorrebbe fondata sui diritti fondamentali d’espressione, in particolare sulla libertà di dissenso, che non vige né in Russia né in Cina, né in alcun altro stato autoritario, ma che è stata sospesa a Francoforte nel 2012, come già a Copenhagen durante il vertice sul clima nel 2009. Anarchia e Autonomia concordano su un punto cruciale: è l’ora della democrazia radicale e della costruzione di nuove istituzioni tramite l’attivazione e la sperimentazione dal basso. Per farlo bisogna estendere a tutta la società la filosofia d’azione del movimento Occupy/Indignado nel mondo: #block, #demonstrate, #create. Chiedo ai due alfieri della rivoluzione globale nel primo XXI secolo quali siano le differenze fra movimento noglobal e occupy. David dice che se nei primi anni 2000 ci siamo battuti per il Sud del mondo e l’abbiamo aiutato a vincere contro il neoliberismo del c.d. Washington Consensus, ora quel cancro economico è tornato come un boomerang nel Nord del mondo, e dobbiamo adottare nuove forme comunitarie e di partecipazione politica, come hanno fatto in Sudamerica e altrove, per sconfiggere gli artefici della crisi. Michael espone la teoria della soggetto sociale che ha sviluppato con Toni: dalla soggettività securitaria della paura bisogna passare alla soggettivazione radicale della condivisione dei beni comuni e della connessione fra lotte sociali.
Chiunque si trovasse in capannelli di più di quattro persone rischiava l’arresto: a Francoforte, dove il costituzionalismo tedesco ebbe origine nel 1848, sono stati cancellati i diritti civili. Sembra di essere tornati nell’Europa controrivoluzionaria del XIX secolo, in cui i diritti di assemblea e manifestazione erano esplicitamente negati dalla Santa Alleanza. Ma il potere al centro dell’Europa non è così saldo come prima. Sarkozy è stato sconfitto da Hollande proprio sulla questione della crisi e dell’austerità e così la Merkel si è trovato a mancare l’appoggio decisivo per la cosiddetta Unione Fiscale, che vorrebbe istituzionalizzare la suicida politica economica attuale fondata su tagli al welfare e munificenza con le banche. La disoccupazione, soprattutto giovanile, è cresciuta a dismisura dalla Spagna alla Grecia. Le sorti dell’euro e dell’UE si giocano in questo paese drammaticamente provato dalla crisi e dalle politiche di tagli e privatizzazioni imposte dalla cosiddetta Troika, i tre cavalieri della miseria che altri non sono IMF, BCE e Commissione Europea. La democrazia, questo brutto vizio greco, rifiuta di sottomettersi ai mercati finanziari. Il 17 giugno la Grecia torna a votare e la sinistra postnovecentesca si rafforzerà ulteriormente (è già il primo partito), mentre la Merkel, sconfitta in Renania dalla socialdemocratica Kraft, chiede che i greci si esprimano sull’euro in un referendum e la BCE chiede il commissariamento del ministero della finanze. Come dire: la sovranità popolare non conta più nulla, è stata espropriata dall’oligarchia finanziaria e dalla tecnocrazia con essa connivente.
Venerdì sera è il momento dello scambio e riallacciamento di relazioni fra attivisti di tutta Europa: tantissimi gli italiani, da Milano, Roma, Bologna, Padova, che rimproverano agli ospiti la scarsità della comunicazione verso l’interno e verso l’esterno, quasi tutta in tedesco. E poi gli attivisti belgi, quelli di DEMOCRACIA REAL YA di Barcellona, austriaci, svedesi (rivedo Mathias, l’ottimo attivista e il bravo saggista di Stoccolma), finlandesi, greci, tunisini. La birra scorre a fiumi. Domani ci aspettano l’assemblea europea e poi la manifestazione, dove finalmente saremo tutti liberi di partecipare.
La sinistra interventista tedesca, che ha organizzato Blockupy Frankfurt fra mille ostacoli e difficoltà, apre la discussione sulle reti dei movimenti europei nella mattina di sabato. Ci sono i romani di Rise Up e i bolognesi dei collettivi migranti di San Precario. Ci siamo noi di Precarious United seduti insieme a Democracia Real Ya di cui condividiamo tattica e strategia politica. Dai social network alla mobilitazione di massa contro autoritarismo e disuguaglianza: è stato possibile a Barcellona dal 12 al 15 maggio, da cui Eric e Cédric, due menti cruciali della defunta ma gloriosa rete euromayday, sono appena tornati. C’è il sindacato precario greco e quello anarcogiovanile svedese. C’è la Vienna precaria. C’è un rappresentante di Juventud sin futur, uno degli anarchici tunisini, il portavoce dei laureati disoccupati di Sidi Bouzid e Tunisi e una delle principali attiviste per i diritti di donne, gay e lesbiche, sotto attacco con l’avanzata dell’islamismo alle elezioni succedute alla grande rivoluzione del 2011. C’è Andrej Kurnic, l’anima del cognitariato sloveno e deciso sostenitore di una strategia europea di movimento dai primi anni 2000.
Il tempo è limitato perché poi dobbiamo andare in manifestazione, ma si discute di cosa fare per strutturare i nostri collettivi per alimentare la rivolta europea di precari/e, immigrate/i, queer. Noi ricordiamo che fin dall’euromayday 2008 abbiamo bersagliato la diarchia Merkozy, che finalmente sta tramontando: oggi in Francia, domani in Germania. Proponiamo di costituirci in REAL DEMOCRACY IN EUROPE NOW! Viene proposto di ritrovarci a Madrid o Barcellona, mentre cade la proposta della Biennale di Berlino: fra i tedeschi di Blockupy c’è una tensione di non facile risoluzione fra internazionalisti ed europeisti (fra chi pensa che sia a livello nazionale che bisogna fermare l’austerità e chi pensa sia solo possibile farlo dandosi obiettivi europei su scala continentale). Segue discussione animata su Europa, Mediterraneo, movimento Occupy globale, vedi le giornate di contestazione di G8 e NATO che sono partite con grande clamore a Chicago in questi giorni. Unicommon che esprime Rise Up condivide e non da oggi la strategia europeista, mente Rivolta il Debito e Atenei in rivolta, di orientamento antagonista, sembrano più attendisti sulla questione. Interventionistische Linke riafferma la sua professione di fede: la crisi è causata dal capitalismo, ne usciremo quando riusciremo ad andare oltre esso, e si dice disposta a collaborare a una rete europea.
Prendiamo aggratis la metro per la Hauptbahnof, da dove la manifestazione di Blockupy parte a mezzogiorno. Ci danno delle visiere trasparenti che impediscono ai manifestanti di esser fotografati pur non dissimulando il proprio volto. Appena arrivo un pulotto mi dice che in Germania non è ammesso. Rispondo ironico: “Is there something allowed in Germany?”. Il sole adesso brilla cocente su di noi, dopo il grigio di ieri. La strada da dove parte la manifestazione, nei pressi del Meno e del palazzo della IG Metall, è gremita di attivisti per lo più giovani, ma non mancano vecchi e bambini. Oltre al camion di Blockupy, con alla guida una giovanissima (e assai carina) ragazza dai capelli rossi col piercing, kefiah viola (il colore dell’attivismo femminista e queer in Germania) e berretto nero da portuale, da cui partono discorsi applauditissimi in varie lingue, c’è tutta la sinistra tedesca da Die Linke ai giovani verdi, da ATTAC al movimento antirazzista: Divieto di Fiscal Pact – Stop Troikapocalypse – €urolandia sta bruciando. L’accordo è che la sinistra rispettabile non consentirà ai Bullen, gli sbirri (che sono migliaia da tutta la Germania, ma noi oggi siamo in quasi trentamila, di cui diecimila incazzati neri) di separare lo spezzone anticapitalista, in cui la componente italiana è fortissima, dal resto della manifestazione, che viene aperta dallo striscione di Blockupy, ma gli attivisti sono tutti nella coda, non nella testa del corteo.
Davanti stanno ATTAC Francia (che fanno una danza contro l’austerità al ritmo di una canzone satirica divertentissima) e il sindacato tedesco degli insegnanti, bandiere e movimenti rossi di varia natura, la campagna per l’auditing popolare del debito partita dalla Francia che unisce Solidaires (il sindacato di base più importante) e NPA (i trotzkisti francesi). Costeggiamo il fiume e c’è un po’ di tensione con i robocops, ma tutto si stempera quando entriamo nei quartieri periferici e la gente ci applaude e ci tira cibo e acqua dalle finestre (una coppia di arabi con una riserva inesauribile di cioccolata diventano gli eroi per caso della giornata). Cazzo, quanti ragazzi e ragazze nel blocco anarcoautonomo! Migliaia e migliaia. Siamo euforici. Partono anche le canzoni della Val Susa. Slogan a raffica in tante lingue.
Finalmente arriviamo in centro, quella zona così tanto difficile da raggiungere nei giorni scorsi. Passiamo di fronte all’Opera e quindi giungiamo di fronte alle due torri di vetro a specchio della Deutsche Bank, la più grande banca tedesca, il cui capo Ackermann è uno dei falchi dell’austerità di Merkel, Schaueble e tutta la CDU. Poi giungiamo alla destinazione finale: il parco accanto alla eurotower, dov’è allestito un grande palcoscenico. Dal camion viene denunciato il comportamento liberticida della polizia che, malgrado le promesse, ha barricato con barriere l’accesso al parco. Quelle, almeno, vengono rapidamente giù. E la gioventù euroradical conquista pacificamente la distesa di aiuole. Quattro giorni di paura e repressione, gioia e mobilitazione sono giunti al termine. Francoforte è tornata libera.






















