cose utili e inutili per neo mamme e neo nani – parte 2

 

PARTE 2

 

 

- massaggio per le coliche: eccolo qua, un nano. un animale lungo cinquanta centimetri, di colore rosa tendente al fucsia, con lo sguardo vacuo, che a tratti piange. e tutti sono li’ pronti a darti spiegazioni su perche’ piange, su cosa vuole dire il pianto e soprattutto su come farlo smettere di piangere. pare che se il nano piange di brutto e non si calma ne’ con una tetta in bocca, ne’ con un dondolio narcotizzante, ne’ con ripetuti cambi di pannolone, allora sono coliche. misteriosi transiti di aria nella nano-pancia che provocano dolore, sgomento, incazzatura furiosa. nulla le fa passare, tranne il massaggino magico. una sera ho creduto che le famigerate coliche fossero arrivate anche da noi: ho preso il nano, spogliato, messo nel lettone e, schemino alla mano, mi sono messa a massaggiare. da destra a sinistra, no, il contrario, con una mano fai un cerchio e con l’altra un semicerchio, ma senza mai staccare le mani dalla pancia, devi stare tra l’ombelico e il pisello (uno spazio di circa tre centimetri, la mia mano e’ larga dieci). mi affanno, sbaglio, riprovo, metto il nano orizzontale, lo rimetto verticale, mi viene da ridere, da piangere, non capisco come cazzo si fa a stare con due mani adulte in tre centimetri di pelle, riguardo gli appunti, mi gratto la testa. silenzio. il nano non piange più’. mi sta guardando con la faccia a punto di domanda, se potesse mi chiederebbe che droga ho assunto per stare messa cosi’. il massaggio funziona. come diversivo.

 

- gatto di munari: ho letto su qualche libro che i nani nanissimi vedono solo fino a 20 cm dal loro naso. quasi come me che sono miope abbestia. vedono solo in scala di grigio, zero colore, pero’ vedono, e gli piacerebbe pure vedere qualcosa. pare. il libro suggeriva di disegnare figure geometriche nere su sfondo bianco da mostrare al nano, tipo slide-show. ho messo al lavoro la nonna, visto che non ho avuto la fortuna di ereditare il suo talento artistico: ha riprodotto il gatto nero di munari su fondo bianco. lo abbiamo appiccicato sul fondo diurna mensola, sopra il tavolo fasciatoio. quando veniva cambiato, il nano guardava il gatto. il suo primo sorriso lo ha fatto li’, tutto nudo a pancia in su, rivolto al gatto di munari.

 

sei appena uscita dal tunnel dei primi mesi, in cui tu e quella buffa cosa che hai sputato fuori vi siete studiati e avete cercato un modo per comunicare. stai giusto pensando, ok, ho vinto, sono una grande e anche stavolta ce l’ho fatta. ormai maneggi il nano come fa un clown con le clavette, sembra che sei nata gia’ mamma. invece no. eccolo li, il primo dente. avanguardia dell’esercito dei molesti, agitatore delle notti e capo di tutti i fastidi. bisogna correre ai ripari con ogni mezzo necessario.

 


c’e’ la collanina di ambra: sembra una cosa super fricchettona, un vezzo inutile imposto dal genitore vanitoso, tipo buco multiplo alle orecchie o cerchietto con fiocchetto su testa semicalva. invece si compra in farmacia, ha passato lo stress test sulla forza brutale, sul soffocamento da groviglio e sull’ingestione accidentale di perlina. tipo cassetto ikea insomma. il collo, o quello che si intuisce diventera’ collo quando sparira’ il triplo mento, ci guadagna in consapevolezza, come se non fosse stato piazzato li per caso, ma con il preciso scopo di portare a spasso la collana. ancora non ho capito se l’ambra faccia qualcosa per il mal di denti, ma questo e’ un dettaglio.

 


e poi c’e’ la radice di iris o di violetta: con un salto tra associazioni mentali, mi fa pensare a montale e ai suoi pomeriggi di fancazzismo. a differenza della collana di ambra, questo osso di seppia che sa di caramella va proprio masticato. ci si fa su i denti come i gatti si fanno le unghie sul divano. il nano la usava come arma impropria contundente, sembrava la scimmia di Kubrik quando scopre il femore e andava in giro per la casa imponendo la sua supremazia armata su animali di pezza, macchinine di legno, porte, sedie, scarpe della mamma, telecamera, hard disk. e’ sparita improvvisamente senza lasciare traccia, un evento ancora avvolto dal mistero…

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

  • SCRIVI per MILANO

    manda il tuo articolo a news@milanox.eu
  • NEWSLETTER

  • BONIFICATECI…

    ... e vi sentirete più eretici!
    Intestatario: MILANOX
    BANCA POPOLARE ETICA
    IBAN: IT34P0501801600000000147602
    BIC: CCRTIT2T84A
  • REDDITO MINIMO

  • TWITTER

  • foto(77)

    Nella vietta pedonale in Porta Venezia che va dall’edicola bruciata negli scontri dell’11 marzo 2006 (là dove c’è la gelateria blu e l’edificio dove Libero spara le sue stronzate verdi di quarzo liquido) verso l’UNES e via Melzo, non potrete fare a meno di notare sulla destra la mercanzia di Buba: ali d’angelo, corone da [...]