il manifesto intervista MilanoX




*di Luca Fazio*

E' uscito il 18 febbraio, rigorosamente non in edicola, il primo «free weekly eretico», un esperimento folle di 12 pagine tutte a colori che ogni giovedì cercherà di «ribaltare la presa che i discorsi autoritari e razzisti hanno sui ragazzi milanesi». Ne parliamo con Alex Foti, editor sognatore che per dare forma alla sua scommessa ha navigato contromano, passando dal web alla tanto vituperata carta stampata

In piena crisi della carta stampata, solo dei pazzi possono pensare di stampare un giornale. Cosa vi è venuto in mente?

Sì, siamo una manica di pazzi, ma il modello free è l'unico che funziona oggi per la carta stampata ed è la nostra idea. Facciamo un settimanale gratuito su Milano che parli di movimenti, politica cittadina e cultura alternativa, perché vogliamo vivere in una città diversa da questa. Nasciamo per fare opposizione culturale alla destra razzista, securitaria e corrotta che governa Milano e la Lombardia. Nasciamo per dare una chance ai centri sociali e alla generazione precaria di Milano. Nasciamo perché, secondo noi, non ci sono stranieri a Milano, ma solo milanesi. Inoltre manca un free weekly milanese ed eccoci qui a colmare questo vuoto: vogliamo essere leader di mercato. Non sarà facile, ma secondo noi è l'unico modo per ribaltare la presa che i discorsi razzisti e autoritari hanno sui ragazzi milanesi. Facciamo MilanoX per tornare a intervenire sulla città in modo fresco, aperto e meno autoreferenziale del solito.

L'area di lettori cui fate riferimento per quale motivo dovrebbe essere interessanta al vostro settimanale?

Perché siamo davvero indipendenti da Berlusconi e Debenedetti e soprendentemente intelligenti, sofisticati, cosmopoliti... Scherzi a parte, perché offriamo un occhio sulla città che non si può trovare altrove a chi la città la vive, ai ragazzi dell'hinterland, agli studenti fuorisede, ai single immigrati dal resto d'Italia e del mondo, alla seconda generazione, etc. Noi abitiamo davvero Milano e il suo strano mondo creato dal campo di forze economiche, politiche, demografiche degli ultimi vent'anni. Attraversiamo i suoi quartieri e le sue strade ogni giorno (di piazze, si sa, a Milano è difficile parlare, perché non ci sono). Ogni settimana sul sito e su carta offriamo una selezione del meglio che c'è da fare a Milano per menti che non possono soffrire il conformismo intellettuale e la cultura tanto sponsorizzata quanto noiosa. E tutte le nostre segnalazioni sono rigorosamente low-cost, se non a costo zero. E poi siamo gratis: provarci non costa nulla! Se però siete soddisfatti di Tuttomilano (Repubblica, ndr) e/o di Vivimilano (Corriere, ndr) allora forse non facciamo per voi.

Gli eretici una volta finivano male (condannati in effige o peggio) oggi invece possono muoversi più agevolmente... L'idea è ambiziosa ma sei sicuro che MilanoX sia all'altezza del compito? Che tipo di approccio diverso rivendichi per scartare dalla palude dell'informazione?

Eh sì, nel paese della Controriforma gli eretici si mettevano al rogo. Ma lo sai che il cardinale Tettamanzi in risposta all'attacco leghista senza precedenti del giorno di Sant'Ambrogio ha parlato di eresia dei forti? Bene, noi siamo l'eresia dei deboli. I leghisti brandiscono come una clava l'identità occidentale e cristiana (e sono quindi eretici alla tradizione ambrosiana, fautrice di un cattolicesimo aperto non reazionario), noi rispondiamo con lo stiletto di Peter Pan, li sfidiamo a duello sperando di farli cadere nel Naviglio mentre noi ce ne voliamo via. Quella di MilanoX è un'eresia rispetto alla Milano ciellina e xenofoba esistente, ma anche rispetto alla sinistra meneghina (se esiste ancora come categoria del reale oltre che dello spirito) e perfino rispetto all'ortodossia anarcoautonoma del movimento. Insomma, siamo eretici anche rispetto a noi stessi. Sulla scrittura, non vogliamo essere solo caustici, ma dare notizie e informazioni, non solo commenti e segnalazioni. Prendiamo lo street reporting sul serio e il nostro reporter è stato fra i primi ad arrivare nel mezzo del riot di via Padova. Non abbiamo grandi mezzi e abbiamo una redazione ridotta all'osso, ma cerchiamo di essere agili nella città il più possibile. Per sabato, a Milano, sabato grasso di carnevale, abbiamo promosso insieme a Milano Movida la prima edizione del Samedi Gras, una parata antirazzista in maschera dei centri sociali e delle comunità immigrate di Milano.

Chi vi paga? E perché dovrebbero essere interessati a farlo?

Il primo numero è stato quasi interamente autofinanziato, a parte la benevolenza di un finanziatore che ci ha datto mille euro e che ringraziamo pubblicamente anche se ha deciso di rimanere anonimo. Vitale è stato l'apporto di Max Araldi che ha realizzato il progetto grafico e che mette a disposizione il suo talento quasi gratuitamente. L'Arci Milano ci ha prospettato un sostegno in quanto startup dell'informazione che può favorire l'adempimento della loro missione sociale. Dobbiamo quagliare a inizio marzo per porre fine all'emorragia finanziaria del lancio. Abbiamo bisogno di tirar su almeno 5000 euro di pubblicità al mese per poter continuare a uscire. Al momento, contiamo di farcela a esser fuori ogni settimana il giovedì fino alla fine delle scuole. Costruttori, la tangente datela a noi e non a Pennisi, che lui se la spende all'Hollywood, mentre noi invece la investiamo per far progredire Milano verso la condizione di metropoli europea! Insomma, abbiamo un bisogno disperato d'inserzionisti. Se hai un bar, un negozio, un locale, un circolo e De Corato ti fa venire il mal di pancia, non c'è niente di meglio che mollare una centata a MilanoX: ti fa il boxino e astringe l'intestino. Garantito. In termini di marketing, siamo un classico prodotto push che raggiunge il target giovanile e metropolitano in modo affidabile e fidelizzante. E il sito http://milanox.eu viaggia già sui 500 contatti giornalieri dopo un solo mese di vita e zero pubblicità. Gli anticonformisti sono sempre dei trendsetter e chi legge MilanoX appartiene a tale schiera. Quindi un'azienda che volesse far breccia in un mercato alternativo realizzerebbe un effetto di attenzione maggiore e a un prezzo minore rispetto a riviste patinate e siti generalisti che i ragazzi non leggono più.

Un dubbio, o preoccupazione... senza la giusta tensione, MilanoX non rischia di scolorare in un approccio giovanilista troppo leggerino e un po' scontato?

La redazione è di ventenni, ma i quattro fondatori, me compreso, sono sulla quaranta, quindi abbiamo un mix di Generazione X e Generazione Y. Comunque credo che il difetto di chi anche giovane fa comunicazione da sinistra sia la pesantezza, piuttosto che la leggerezza. Però è chiaro che in tempi di informazione pervasiva si rischia sempre di cadere nel commento superficiale o nella convenzione retorica. Come dici tu, ci vuole tensione. Beh, mi sembra che oltre a quella etica ed emotiva che speriamo di possedere, la Milano del 2010 di tensione ne offra in abbondanza. Finora è stata solo la destra che ha caricato ed enfatizzato i toni, forse è venuto il momento di render pan per focaccia con ironia, certo, ma senza farsi illusioni su chi ci troviamo di fronte: una destra aggressiva che gioca sporco, che vuole recintare gli immigrati come i giovani all'happy hour. Su una cosa però puoi star certo: MilanoX si rivolge a coloro che la pensione non la prenderanno mai. Ci hanno anche un po' rotto le palle tutti questi pensionati che votano in massa (mentre gli immigrati son privati del diritto di voto) per rendere la città un mortorio sempre più grigio e che non appena sentono ragazzi che si divertono chiamano i carabinieri. MilanoX è profondamente antigerontocratica, a partire dal nonnino di Arcore, ma anche rispetto ai troppi tromboni trombati di sinistra che se se ne andassero in pensione per davvero nessuno sentirebbe la loro mancanza.

In cosa pensi che sia diverso da ciò che la stampa «di sinistra» offre in città?

Il manifesto e la sua pagina milanese sono sempre stati un riferimento e continueranno ad esserlo, però noi non siamo comunisti (siamo ecologisti, siamo queer, siamo libertari) e quindi non abbiamo nessuna sindrome della sconfitta, come quella di certa geremiade secondo cui tutto ciò che è successo dopo il 1980 sarebbe stato unicamente nefasto. No, i più vecchi di noi si son fatti la Pantera, i più giovani l'Onda: noi non siamo del Novecento... Seattle e Copenhagen ci parlano assai più di Valle Giulia o della cacciata di Lama, tanto per fare due esempi. Inoltre ci piacciono da morire le subculture giovanili, artistiche, letterarie. E non abbiamo ostilità preconcette rispetto al mercato. Se una cosa piace, secondo noi vuol dire che è fatta bene, non che c'è una cospirazione borghese sotto. Abbiamo cercato di fare un free weekly per l'epoca del peer-to-peer, l'era in cui le gerarchie intellettuali e i monopoli dell'informazione sono destinati a soccombere.

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Alex ci siamo conosciuti al

Alex ci siamo conosciuti al Conchetta. Sono Angelo l'amico di Junior. Come faccio a raggiungerti via mail. Bella l'intervista. Sempre eresia, pacifica e meditata ;-)

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