Cronache dalla valle che resiste




A cura della redazione di Infoaut/Torino (www.infoaut.org)

Il movimento NoTav, impegnato in una battaglia pluri-decennale (1991: prime avvisaglie di una resistenza civile alla grande opera; 2000: costituzione del Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno, primo esempio della forma aggregativa e di partecipazione politica che dilagherà nella valle a partire dal vittorioso ciclo del 2005) sta oggi attraversando una fase nuova e delicatissima della sua storia, scandita dalla consapevolezza, per il movimento e la sua contro-parte (la lobby del SìTav, aggregato di politica, imprenditoria e malaffare) che si sta giocando una partita decisiva.
Con l’apertura della Fase Sondaggi il sig. Mario Virano (artefice della grande operazione dell’Osservatorio Tecnico, con cui si è cercato di convincere “con le buone”, senza riuscirci, il popolo valsusino circa la “bontà” dell’opera) gioca tutta la propria credibilità europea sul lavoro svolto di conversione e consenso delle popolazioni locali… che non tardano a ribadire, ad ogni buona occasione, la loro decisa, pacifica ma ferma contrarietà alla realizzazione della grande opera, giudicata “dannosa, inutile, a carico della spesa pubblica per il beneficio di pochi”.

Che la posta in gioco sia alta lo dimostrano la faziosità senza precedenti della stampa locale e nazionale, l’assordante silenzio con cui si “accompagnano” le iniziative dei NoTav, le violente prese di posizioni della politica istituzionale contro ogni iniziztiva pubblica di succeso del movimento, gli attentati incendiari contro i presidi notav, le ingiustificate cariche e i selvaggi pestaggi delle forze dell’ordine…

Qui di seguito, una prima ragionata cronologia degli ultimi eventi:

9 gennaio: 1000 notav occupano i terreni antistanti l’Autoporto di Susa: nasce il presidio Meyer-Maiero (dal nome di 2 notav recentemente scomparsi), nuova base operativa del movimento.

12 gennaio: 500 persone attendono l’arrivo delle forze dell’ordine al presido susa-Autoporto… Arriva solo una delegazione della digos che minaccia denunce e conseguenze penali se i manifestanti non abbanonano l’area. I notav ribadisono l’inamovibilità. Ingenti truppe scortano invece le prime trivelle nell’hinterland torinese.

13 gennaio: un’assemblea indetta dall’Onda Anomala e dal Comitato NoTav Torino riunisce 300 persone a Palazzo Nuovo al termine della quale viene lanciata una manifestazione cittadina per il sabato successivo.

15 gennaio: nasce un nuovo presidio, tra prima cintura e val Sangone, sul confine tra Rivoli e Villarbasse.

16 gennaio: 3000 persone partecipano alla manifestazione di Torino contro l’Alta Velocità e la fase sondaggistica. Tra i manifestanti anche l’euro-parlamentare Gianni Vattimo e i 99 Posse.
Nella sera, un incendio di natura dolosa, danneggia parzialmente il presidio notav di Bruzolo (attivo fina dal 2005).

17 gennaio: Una fiaccolata di 5000 persone in riposta all’attacco incendiario parte dal presidio attaccato per concludersi nella piazza comunale di Bruzolo.

19 gennaio: viene piantata la prima trivella in Val Susa, in un’isoletta autostradale crircondata da centinaia di agenti di Polizia , carabinieri e Gurdia di Finanza in assetto anti-sommossa. Alle 5 del mattino partono in 200 in direzione trivella, bloccati su un ponte dalle forze dell’ordine. A fine mattinata, dopo unassemblea, viene occupata l’autostrada Torino-Bardonecchia da circa 300 persone. Alla sera, dopo una nuova assemblea, viene ri-occupata l’autostrada, questa volta da un migliaio di persone.

20 gennaio: Nuova trivella alla stazione Fs di Condove/Chiusa San Michele. Fin dalla mattinata i notav presidiano con fuochi e presidi i 2 lati di accesso alla stazione, chiusa dalle forze dell’ordine. Verso l’ora di pranzo viene bloccato il Tgv per oltre un’ora alla stazioen di sant’Antonino, dove da qualche giorno era nato un nuovo presidio. Una gruppo di notav prende un treno regionale e sbuca alla stazione di condove, tentando sdi arggiungere la trivella. Vengono fermati dalla Polizia che carica, rompendo un braccio ad un manifestante. La sera assemblea nei pressi della stazione. Spontaneamente la popolazione blocca una colonna di mezzi in salita lungo la statale per il cambio turno, obbligandoli a retrocedere. A fine assemblea parte un corteo di 1000 persone che dalla statale accede ai campi e quindi ai binari, occupandoli e facendo barricate di fuoco con tronchi d’albero.

21 gennaio: 1000 persone accolgono il comico genovese Beppe Grillo al presidio di Susa, venuto a salutare “gli amici del movimento NoTav”

23 gennaio: una manifestazione di 40.000 persone ribadisce la volontà dell’intera valle contro l’opera e la fase sondaggistica. Due gli striscioni d’apertura: “Ecco la valle che resiste”, “No Tav! No Sondaggi!”. La manifestazione obbliga la grande stampa ad ammettere che i “300 occupanti hanno il consenso e rappresentano la maggioranza del territorio”.
Nelle stesse ore, una manifestazione di 15.000 persone attraversava da, Hendaia a Irun, il confine tra paesi baschi del sud e del nord, ribadendo il No alla Y basca. Da questa iniziativa uscirà la “carya di Hendaia”, in cui si formalizza l’opposizione europea dei movimenti contro l’Alta Velocità.

24 gennaio: poche centinaia di eprsone al congresso SìTav organizzato da chimparino. E’ un flop! Come scriverà Marco Revelli: “pochi i cittadini, assenti le masse.. e pure le avanguardie” […] “C'era un pezzo, tutto sommato sottile anche se abbastanza esteso, di «società politica». Di quell'aggregato, cioè, che si struttura sull'interfaccia tra ceto amministrativo e sistema degli interessi, fatto di politici di professione, associazioni di categoria, gruppi professionali, lobbies, funzionariato locale, consiglieri d'amministrazione e presidenti di partecipate, segretari di sezione, consulenti, mescolati ai deputati del centro-sinistra e a qualche sindaco di cintura”.

24 gennaio: un’incendio doloso riduce completamente in cenere lo storico (dal 2005) presidio notav di Borgone. L’attentato è “firmato” da scritte SìTav di minaccia contro il movimento e da una croce celtica.

26 gennaio: A Venaria, prima cintura di Torino, 150 persone del paese e di Torino, allestiscono un presidio volante nel prato antistante la trivella appena installata, disturbando i lavori per le 24 ore successive.

29 gennaio: il comitato di lotta popolare notav di Bussoleno appronta una scritta gigantografica nella montagna di fronte all’abitato recante la dicitura: “Geomont vergogna!”, contro la ditta del paese che ha accettato di eseguire i lavori di trivellamento di alcuni sondaggi.

1 febbraio: Un nuovo attentato incendiario colpisce, questa volta distruggendolo completamente, il presidio notav di Bruzolo. Il movimento ribadisce: “la paura non abita in Val di Susa!”

6 febbraio: Facebook disattiva per qualche giorno due dei più visitati social network del movimento: l’account di AmbienteValsusa No Tav e quello del Comitato No Tav Susa-Mompantero.

9 febbraio: nuova trivella in località Susa. Ancora una volta pianttaa nel cuore della notte. Ancora una volta disturbata dai notav che fanno il turno nottuno al presidio. Il pomeriggio, nuova assemblea alle h 17 e corteo che parte dal presidio verso la trivella. Imboccato lo svincolo autostradale la polizia si trincera e carica: 3 i feriti, che resistono scontrandosi con le forze dell’ordine. Dopo una quindicina di minuti, le forze dell’ordine tolgono il blocco trincerandosi intorno alla trivella e il movimento occupa nuovamente per un’ora e 1/2 l’autostrada Torino-Bardonecchia. Per i 2 giorni successivi, cortei rumorosi assedieranno i lavori della trivella, riuscendo qualche volta anche a sradicare i reticolati di protezione.

17 febbraio: l’ennesima trivella viene piantata in località Col di Mosso a Susa, sotto un pilone autostradale. Dalle prime ore della notte una cinquantina di persone disturba il lavoro fino alle prime luci dell’alba. L’appuntamento viene rilanciato alle 17 della sera quando 300 persone partono dal presidio-autoporto per andare a contestare la nuova trivella. Qualche palla di neve scatena la furia poliziesca che carica ripetutamente i notav. Restano gravemente feriti un ragazzo di 29 anni (che per due ore perde conoscenza ) e una signora di 45, cui i Carabinieri hanno rotto setto nasale, mascella e gravemente ingiuriato le ovaie. La protesta si sposta sul blocco delle principali vie di comunicazione della valle. A singhiozzo vengono occupate la stazione di Sant’Antonino, l’autostrada e la statale 24. A mezzanotte inoltrata le forze dell’ordine accettano di ritirarsi facendo retro-marcia e scndendo a torino a una vallata paralela. Non prima però di scaricare alcuni larimogeni contro gli “occupanti”.

19 febbraio: una fiaccolta di 5.000 persone percorre l’abitato di Bussoleno “in solidarietà con i feriti e contro le violenze delle forze dell’ordine”. A fine corteo un incontro pubblico cui partecipano più di 500 persone su “strategie della tensione in Vla di Susa” ribadisce la pacifica ma ferma opposizione della popolazione alla grande opera.

Dopo il 19 febbraio: in due separate interviste, Mario Virano e il Prefetto Paolo Padoin annunciano la volontà di continuare i lavori di trivellazione e sondaggio nonostante i gravi fatti di Coldimosso, con i due feriti gravi ancora all’ospedale.
Il presidente della Comunità Montana Bassa e Alta Valle di Susa e Val Sangone, Sandro Plano, aveva chiesto una sospensione dei sondaggi per motivi “di ordine pubblico”.
Alle dichiarazioni del Prefetto circa l’abbondanz di uomini fannoe co le dichiazioni di Virnao che primette: “nei primi momenti sarà necessario l’uso della forza, poi prevarrà la ragione…”.

Su queste dichiarazione resta sospesa la contrapposizione tra movimento NoTav e fautori del Sì, un’attesa gravida di determinazione e rabbia per un movimento consolidato, forte delle sue ragioni e ben temprato alle manganellate delle forze dell’ordine, sempre pronto ad abbozzare risposte alla giusta altezza contro l’offesa subita.
A Sarà Düra… per loro!

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NO TAV: Colpevoli di non arrenderci

Commento "a caldo" di Lele Rizzo (comitato di lotta popolare notav)

Ieri sera a Col di Mosso si è definitivamente raffigurato il vero volto di come si vorrebbe realizzare il tav qui in Valle di Susa. Non servono molte parole per descriverlo, basta vedere le immagini che stiamo facendo circolare in queste ore, parlano da sole. Basta chiederlo ai feriti quando usciranno dall'ospedale; basta chiederlo a chi c'era e a chi ieri sera si è riversato a Bussoleno per bloccare il rientro della trivella e delle forze dell'ordine. Chiedetelo a tutti a quanti e poi se avete il pelo sullo stomaco leggetelo sui giornali.

A Coldimosso ieri sera, da parte nostra, non è successo nulla di più che in tutte le altre mobilitazioni che abbiamo fatto da quando è iniziata la campagna sondaggistica di Virano&C. Nulla di più nulla di meno: corteo dal presidio di Susa-Autoporto, dribbling al blocco delle forze dell'ordine e avvicinamento alla trivella. Lì come sempre si è consumato il confronto con le centinaia di agenti presenti, che ha visto anche il lancio di alcune palle di neve da distanza considerevole. Due cariche perché la neve non va bene, e poi una definitiva e punitiva per "giustiziare" chi non lascia che i lavori proseguano indisturbati.

Il risultato due feriti gravi e altri lievi, facendoci temere il peggio fino a questa mattina.

Da qui il resto lo potete leggere sui giornali dove non si aspetta altro che criminalizzare il movimento, dividerlo in buoni e cattivi ed esaminare il pedigree di ognuno. Ieri sera, come tutte le altre volte, eravamo e siamo tutti No Tav, e al movimento tutti fanno riferimento e ad esso si attengono, il resto sono solo mosse subdole che solo indegni politicanti come Esposito o altri possono fare.

La sassaiola fitta di cui parlano le forze dell'"ordine" ha prodotto due feriti lievi che dimostra che sassaiola e fitta sono termini e aggettivi che lasciano il tempo che trovano.

Comunque non è questo che mi preme sottolineare, lo faranno altri e come dicevo lo faranno le immagini e i racconti che ognuno farà.

La verità è che sono settimane che ci martellano con articoli denigratori e dichiarazioni soddisfatte di Virano e del Prefetto, che alcune volte hanno parlato anche di beffa nei nostri confronti e operazioni ben riuscite. Ma in realtà proprio questa strategia ha dato come risultato quello di ieri sera: blitz notturni, un territorio militarizzato, una campagna stampa orchestrata ad arte, dove può portare? Può solo portare, alle forze dell'ordine non a noi, a perdere il controllo, a voler farla pagare a quelli che ti fanno sentire il peso dell'ingiustizia che stai commettendo. Solo a questo può portare, ad altro no perché il movimento no tav è lontano dalle famose "spirali di violenza", ha una responsabilità ed un buon senso oltre i limiti, e sebbene in situazioni di tensione estreme, ha sempre mantenuto i nervi saldi e ha messo in campo iniziative sempre puntuali quanto sensate, tutte però basate sulla lotta non sul lamento. Anche ieri sera, bloccando l'autostrada e le statali, a stretto contatto con le stesse forze dell'ordine che prima difendevano la trivella, ha fatto quello che voleva fare, cioè bloccare la trivella e non tollerare ulteriormente le sfilate di chi occupa la valle pestando chi vi si oppone.

Certo è che se Virano e la sua cricca vogliono cantar vittoria per quattro buchi fatti e centinaia di poliziotti utilizzati, facciano pure (se ci fosse un informazione "libera", sarebbero smentiti in fretta), ma sappiano che la responsabilità è tutta loro, compresa quella dei feriti di ieri, solo loro e basta.

Noi siamo colpevoli, lo devo ammettere, però colpevoli di non arrenderci, di non stare in isole felici a guardarli trivellare, colpevoli decisamente di credere che li fermeremo, e adoperandoci per farlo, con la lotta.

Tratto da: www.notav.info

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