Che Ci Faccio Qui?

*by Mosquito*

ore 23:00
Via della Moscova – Via Solferino – Largo Treves – Via Palermo

Luci, case ristrutturate di fresco, pulite, rigorose, provocatorie. Panettoni in fila indiana, ordinati come carabinieri. Poche macchine sfrecciano veloci, rumore. Qualche passante sospettoso passa schivo e fila via. All’incrocio due turisti giapponesi consultano una cartina, incredibile!

Due finestre aperte e buie, una camicia azzurra ben stirata fa mostra di sè dalla vetrina. La strada prosegue opaca, l’aria intorno si fa più rarefatta.

Profilo delle case bidimensionale.

Di qui non passa proprio nessuno, case di cartapesta, sorveglianza armata.

Uscita d’emergenza poi una voragine. Manca qualcosa. Spazio alieno, straniero.

La disumanità spinta, si avverte a distanza.

Uffici vuoti e pieni di luce, uffici sottovuoto, un galeone nella bottiglia. Luce che non aiuta, che non scalda, che non aggiunge ne arricchisce niente. Luce vorace.

Il deserto si fa grande, il Corriere è tutto illuminato, il Corriere è tutto disabitato. Questo posto è morto, è come un grande museo, un museo a cielo aperto, pieno di reperti, reperti che accumulano polvere, polvere e nient’altro. Qui la morte è di casa, si avverte subito, si sente dall’odore.

Di sicuro questo era un cimitero, una volta, che è tornato ad essere un cimitero, oggi.

Qui non c’è niente di vero, la finzione raggiunge il suo apice.

Sono solo fondali, decine di fondali, una schiera interminabile di fondali abbandonati di vecchi film girati tanti anni fa e presto dimenticati.

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2 Comments

  1. Anonimo
    Posted martedì 31 agosto 2010 at 13:11 | Permalink

    ..quello che avverto passando per “l’immacolata” Moscova. Condivido.
    Espropriazione dell’umanità. Violenza psicologica (o anche fisica?) perpetuata nei giorni e giorni e giorni…
    Salto la zona con i suoi lustrini a pié pari…peccato.
    Sara BS

  2. Anonimo
    Posted giovedì 9 settembre 2010 at 16:24 | Permalink

    Dicono tutti così, quelli che arrivano dal futuro. Stamattina alle sei la piazzetta dove abito – ma è in un’altra zona, in periferia – sembrava un teatrino per il sole che nasceva. Mentre lo pensavo ammirato, e proprio mentre stavo per andarmene, un uccello ha attraversato il cielo indisturbato. Anch’io vengo dal futuro, dalla boschiva zona di Lombardia.

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