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	<title>MilanoX &#187; Milano XXX</title>
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	<description>cultura underground eventi alternativi cronaca politica movimenti transnazionali</description>
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		<title>Apostasia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 19:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariatinka</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi rispondo a una letterina come in una vera rubrica! M. S. mi scrive: “Perché scrivi che in realtà non sono stati il preservativo e gli altri anticoncezionali a darci la possibilità di vivere una sessualità libera, svincolata da certi meccanismi&#8230;?” Otzi, cinquemila anni fa si curava dai batteri intestinali con funghi di betulla e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/piggy.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-65031" alt="piggy" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/piggy-575x383.jpg" width="575" height="383" /></a></p>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-5c210dcf-9f4a-e954-ef13-c88519f3f2ba">Oggi rispondo a una letterina come in una vera rubrica!<br />
M. S. mi scrive: “Perché scrivi che in realtà non sono stati il preservativo e gli altri anticoncezionali a darci la possibilità di vivere una sessualità libera, svincolata da certi meccanismi&#8230;?”</p>
<p dir="ltr"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mummia_del_Similaun">Otzi</a>, cinquemila anni fa si curava dai batteri intestinali con funghi di betulla e poi quando scopava non aveva modo di non fare figli?<br />
La bibbia è piena di minacce per chi fa l’amore senza procreare; come minimo erano pratiche diffuse, immagino fossero sfaccettature di una cultura erotica che ancora riusciva ad essere complessa e ricca.</p>
<p dir="ltr">Io non sono un medico, ma ho le mestruazioni da più di vent’anni e non pratico l’astinenza, non uso addittivi chimici anticoncezionali perché incidono malamente sul mio umore e mi affaticano, il preservativo non mi fa impazzire ed avendo rapporti sessuali parecchio sicuri alla fine lo uso molto poco. Non ho mai concepito per sbaglio e non ho mai dovuto ripetere un affondo quando ho voluto concepire. Insomma, a me gli anticoncezionali non servono. Come faccio?<br />
Faccio l’amore per godere e ho fantasia, e le persone con cui scopo non sono dei brocchi, hanno padronanza fisiologica delle loro funzione eiaculatorie. Tutto ciò si chiama cultura.</p>
<p dir="ltr">Come saper nutrirsi senza procurarsi indigestioni o avvelenamenti, a meno che non li si stia cercando.<br />
Pensare che gli anticoncezionali abbiano liberato la donna dal vincolo procreativo equivale a legittimare l’idea che la donna sia per natura legata a una procreatività indissolubile dal piacere sessuale. E questo vuol dire che ogni volta che scopiamo per piacere stiamo rubando la marmellata, facciamo una rivendicazione di estrema modernità, mentre invece Dio o Madre natura l’orgasmo ce lo avevano dato per fare figli.<br />
A me piace fare figli, mi piace mentre escono dalla fica e se non avessi mal di schiena e sempre meno soldi del necessario ne farei tanti. Mi immagino come una specie di ape regina stesa sempre su un enorme lettone a prendere e dare uomini e donne come un portale dimensionale.</p>
<p dir="ltr">Ma quando cerco l’orgasmo io sto seguendo un iter finalizzato a un bisogno diverso, esistenziale, biologico, relazionale, biochimico che non coincide con la ricerca di un figlio.</p>
<p dir="ltr">Questa precisazione non è secondaria.</p>
<p dir="ltr">Innanzitutto l’idea che se si fa l’amore si procrea, a meno che noi non ci barrichiamo dietro qualche modernissima premura tecnologica, offusca le idee su a che cosa serva provare piacere.<br />
A che serve?<br />
Io a che servo? E a chi servo?<br />
La mancata percezione di piacere e della quotidianità di questa ricerca è quanto di più ogettificante per un individuo.<br />
Non vi farò un elenco dei disastri familiari post primo figlio, di quando donne e uomini fatto il figlio poi non si scopa più. Nemmeno di appuntamenti dove signorine moderne “la danno” perchè così otterranno “amore” e uomini che espletano il bisogno di spurgarsi tra mille disagi malcelati. O di chi “beh è sabato, del resto poi siamo fidanzati”.<br />
Perché se la mettessi su questo piano aggiungerei senso del dovere a senso del dovere, ansia da prestazione ad ansia, una marcia in più alla solita omologazione, che per quanto la travesti da rivoluzione, se è un elenco di pratiche, rimane un compitino da imparare a memoria.<br />
Vi propongo invece la riflessione su quanto sia falso il binomio biologico orgasmo-fecondazione.<br />
Il piacere sessuale non è finalizzato alla fecondazione né per volontà divina né per volontà di Madre Natura svelata dalla Scienza Istituzionale, figlia diretta della stessa volontà di prevaricazione violenta di qualunque monoteismo assolutista del cazzo.<br />
Ma questo della scienza come nuovo, unico, dio è un’altra storia.<br />
Prima di presentarvi autori che hanno scritto e riscritto di come e cosa la sessualità è per l’uomo e per il ciclo terrestre, vi invito a ricercarlo da voi. Fate un piccolo esercizio: scegliete un momento che vi dia piacere e che rientri in qualche misura nella vostra quotidianità; fare la doccia, lavare i vetri, (si a me piace), sentire la musica, camminare scalzi. Evitate pratiche come la visione di film narrativi perché presentano un grado di estraneazione dal corpo troppo elevato.<br />
Mentre state facendo come da routine la vostra pratica, prendetevi un momento, rallentando ma senza smettere, respirate e portate dentro il corpo l’attenzione. State passando lo straccio, bene passatelo ascoltando come è l’odore del prodotto usato, l’attrito sotto la mano e così via.<br />
Se fate bene l’esercizio, se sentirete tutto, vi si bagnerà la fica o rizzerà il cazzo, se l’attenzione a voi si connetterà con l’ascolto sensoriale il tempo rallenterà e voi starete godendo.<br />
Se vi state domandando a cosa serva godere allora ci sono solo due spiegazioni: o non avete mai goduto, e vi assicuro che è davvero molto difficile che ciò sia successo, oppure avete paura.<br />
La risposta alla domanda “A che serve godere?”, in ogni caso, è la stessa che spiega perché vi sta facendo paura!</p>
<p dir="ltr">
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		<title>Free nipples for everybody!</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 19:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariatinka</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volevo dire anche io la mia sulla questione Femen, Topless Jihad e zinne come “oggetti parziali” (soggetto semiotizzato del corpo affettato). Donne, politicamente schierate, che fondano la loro azione sull’esibizione di seni nudi e corpi avvenenti mentre si contorcono, disperate e spasmodiche, tra le zampacce di uomini induriti e in divisa. Così iconizzano il contrasto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/freezizzah.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-63901" alt="freezizzah powah" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/freezizzah-575x383.jpg" width="575" height="383" /></a></p>
<p dir="ltr" id="internal-source-marker_0.8584928999175361">Volevo dire anche io la mia sulla questione Femen, Topless Jihad e zinne come “oggetti parziali” (soggetto semiotizzato del corpo affettato).<br />
Donne, politicamente schierate, che fondano la loro azione sull’esibizione di seni nudi e corpi avvenenti mentre si contorcono, disperate e spasmodiche, tra le zampacce di uomini induriti e in divisa. Così iconizzano il contrasto tra istituzione del potere che si impone e vulnerabilità dei corpi indifesi, stridendo sulla desiderabità della carne nuda. Insomma è un porno classico con slip, performato dal vivo con poliziotti veri.</p>
<p dir="ltr">Le incursioni sono ben assestate su bersagli di impatto mediatico globale. Un vero guerrilla marketing a scopo di diffusione di un brand: la zizza firmata Femen come grido di denuncia.<br />
Col marchio Femen, anche tu puoi mettere le poppe al vento!<br />
E’ un pò come le campagne fatte con le immagini dei bambini: dopo lo sconcerto iniziale poi è un successo assicurato, qualunque cazzata stai publicizando. Cazzo, però sono zizze, posso mai non apprezzarlo?<br />
Le Femen, fatta una puntatina al Vaticano, ora si accaniscono contro l’Islam. Al momento sono in vista per la loro campagna di sensibilizzazione, la <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2013/04/04/Femen-liberta-donne-arabe_8499190.html" target="_blank">Topless Jihad</a>, a sostegno di Amina e contro l’Islam (con scritte infelici del tipo “tette nude contro L’Islam”). Amina verrà lapidata? Internata? Perseguitata? Multata per 490€ e condannata a due anni di carcere? Chi lo sa? Se succedesse a me mi girerebbero&#8230; Per ora è sparita e sono certa che il sostegno di tante donne nel mondo le dia almeno un po’ di conforto.<br />
Ma la zizza firmata Femen è un brand e la campagna politico-esibizionistica a me sa tanto di meme spontaneo ben pilotato da fonti a monte.<br />
La “zizza fuori” è sia il mezzo che il motivo dell’attrito e dell’attenzione. Il resto, perdonate la schiettezza, ma è strumentalizzazione. Ora io non mi ci metto a discutere le critiche culturali e/o politiche delle Femen, né gli usi e i costumi Islamici. Europa, continente, globo&#8230; Tanto siamo <a href="http://www.pornoguerrilla.com/2012/08/ciao-belle-tettine.html" target="_blank">tutti uniti nella censura del capezzolo</a>, su facebook sembrano tutte tette mutilate e in spiaggia, tra un paio di mesi, vi voglio a manifestare i vostri diritti di capezzolo sulle riviere Italiane dove perfino il pareo spesso è d’obbligo. Se Amina ha diritto alle tette in rete perché io non ne ho diritto su facebook? Sulla spiaggia, al bar, dove cazzo mi pare? Io sono sempre costretta a rifugiarmi in quelle riserve per naturisti con gente con cui ho in comune solo il culo nudo e nulla più. Per Amina? Per le zizze del mondo, uniamoci!<br />
La mia concezione di come potremmo migliorare le cose è talmente radicale che mi colloca lontano da voi tutti in egual misura.<br />
Ma torniamo alle Femen (e mi ci metto a parlarne solo perchè si tratta di zizze). Scusatemi se sintetizzo il concetto atraverso questi “ogetti parziali” (vedi commenti a <a href="http://iconsiglidiziajo.noblogs.org/post/2013/04/04/io-non-sto-con-le-femen/" target="_blank">http://iconsiglidiziajo.noblogs.org/post/2013/04/04/io-non-sto-con-le-femen/</a> ), simboli, zone del corpo e azioni semiotizzate da una tradizione molto più antica delle Femen.<br />
<a href="http://iconsiglidiziajo.noblogs.org/post/2013/04/04/io-non-sto-con-le-femen/" target="_blank">Anarcofem</a> nel suo articolo dice che non condivide questo neocolonialismo che si traveste da progresso e liberazione. E io sono anche d’accordo, ma mi domando come si possa ipotizzare di poter prescindere dalle contaminazioni e dalle spinte d’appartenenza. E’ un attimo e si è scivolati in una ideologia nazionalista per sfuggire alla globalizzazione. Non credo ci sia Il Rimedio. Le cose vanno, le forze si scontrano. I punti di vista possono convivere. Più di tutto mi commuove il fatto che, alla necessità di sostegno per una donna che si è spogliata, si siano mobilitate e spogliate molte altre donne. Questo è stupendo. Il corpo andrebbe svelato e coperto a propria discrezione, e chiunque voglia gestire culturalmente o legalmente questa libertà è fuori da ogni basilare rispetto della libertà personale. E ogni quotidiano indumento imposto e un gesto di sottomissione che pesa su tutti e dalla cannottiera arriva alla segregazione: calata la testa una volta te la trovi calata per tutto!<br />
<strong>Ma parliamo di tette.</strong><br />
L’esibizione o meno dei seni (zona erogena e segnale sessuale), rientra negli strumenti di gestione sociale ed evidenzia la discriminazione uomo donna (le questioni sul topless insegnano). Ma i seni sono una delle zone attraverso la quale una donna si costituisce biologicamente diversa dall’uomo in misura in cui ha il “potere” di generare e indirizzare l’umanità. Per buona pace della Nestlè, la zizza rimane la prima fonte di sostentamento e relazione tra neonato e mondo: la zizza sta per “mondo”. Che poi uno voglia procreare o meno, allattare o meno, identificarsi,  esibire e compiacersi o meno delle zizze, stiamo sempre sulla basilare libertà individuale. E chi vi dice che è una libertà recente grazie alla pillola e al preservativo che ci hanno liberato è un ignorante, ma rimando l’argomento.<br />
Il seno racconta il “potere” perseguitato di una femminilità che, al di là di qualunque sovrastruttura culturale in relazione ai generi, è biologicamente in una posizione di controllo e per questo è sottomessa ed educata a puntino. Anzi, potremmo immaginare la collettività come un unico genere con funzioni differenziate biologicamente alle quali si è messo mano con una certa mole di condizionamenti e sottrazioni che hanno ribaltato un assetto probabilmente molto più equilibrato e spontaneo di quanto riusciamo a immaginare.<br />
La zizza è un simbolo potente, è la maternità, la Divina Madre di qualunque essere umano del pianeta, colei che crea compiendo Gesto Irrazionale, attraverso incontri fatti di liquami e furia, o di noia e superficialità: nel suo ventre concepisce. E, con tutto ciò che si dà nel dare al mondo un figlio, l’ultima cosa che La Madre dovrebbe vedere è la schiavizzazione e crocefissione del frutto del suo grembo. Come la vergine maria rappresenta la summa dei deliri del nostro tempo, la zizza è l’archetipo della creazione naturale che nega e distrugge qualunque principio divino e quindi criterio di qualunque potere basato su un sistema tecnologico di controllo che, prima d’ogni altro obiettivo, finalizza la sua azione alla produzione di capitale umano. E’ chi fa rizzare i cazzi che accoglie la fecondazione e instaura  più o meno, una relazione formativa delle masse lavoratrici, che costituisce il principale obiettivo strategico. Quindi mostrarsi ha un intrinseco valore che va oltre qualunque cazzo di biasimabilissima strumentalizzazione politica.<br />
Le Femen, molto probabilmente, strumentalizzano una gestualità potente per fare la loro campagna e non sono né le prime né le uniche, ma hanno per le mani un criterio d’azione da salvare. C’è qualcuno che ritiene che la cultura abbia inizio proprio dall’imposizione del vincolo sessuale, anzi nello specifico dal divieto di rendere manifesti i proprio attributi sessuali. Beh, se come cultura intendiamo quella serie di norme imposte e condivise all’insegna della vergogna e della paura (ben espresse dalla foglia di fico in qualunque sua cazzo di variante, dal velo al vedo-nonvedo patinato del glamour) allora stiamo parlando di una coltivazione intensiva a scopo di sfruttamento, come in terra così sugli uomini. Vi subisco e non posso che dirvi: coltivatemi ‘sta brugna!</p>
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		<title>Intimità: un concetto perverso?</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 15:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariatinka</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/03/MG_6612.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-63631" alt="_MG_6612" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/03/MG_6612-575x383.jpg" width="575" height="383" /></a></p>
<p dir="ltr" id="internal-source-marker_0.11895366897684378">Se per “politica” intendiamo l’arte di governare la polis per il bene di tutti allora forse la mia carne dovrebbe liberarsene. Un governo, quale che sia, non mi arrapa, qualunque sia il suo patto, qualunque sia l’aderenza, mi sta stretto. E se per stretto intendiamo che fa attrito, allora mi starebbe bene farglielo fare nel mio ventre, ma per quanto possa essere aperta la mia gratitudine o il mio perdono, fondamentalmente egli mi è estraneo. Estraneo quanto un corpo non gradito, la cui stessa idea non alletta alcuna mia curiosità. Quanto è frivola la gestione del potere, perde ogni poesia anche il gesto da maestro quando non è narrativo, quando si abbatte sulla mia persona come il bastone accudente del pastore. Come se la terra fosse ormai stata tutta presa, come se l’acqua fosse stata ormai tutta intubata, come se al cielo servissero gli aerei per annuvolarsi un pò. Mentre la pioggia scorre sull’asfalto, nessuno dei miei gesti ha più peso del volo di un uccello al bordo di una strada trafficata.<br />
L’obiezione che la resa pubblica dell’intimità possa in fine distruggere la libertà che questa preservava (cfr. &#8220;I Vizi Capitali e i nuovi vizi&#8221;, Umberto Galimberti, Feltrinelli, pag.85 &#8220;Spudoratezza&#8221;), allaga i miei polmoni d’acqua stagna e putrida. Quanto è amara la sopravvivenza a buon mercato. Quanto è facile accontentarsi di poco, sempre meno. Sempre con più fatica e con maggior accanimento avvinghiati a una stanzetta, a una o due strategie di comportamento che, solo perchè codificate in un discreto silenzio, ci sembrano un po’ più spaziose. Forse in fondo ce lo meritiamo, del resto che schifo che fa il nostro prossimo che si sbraca, spontaneo come un herpes, nel nostro campo visivo. Come al mare, quando gente il cui corpo racconta le sue disgrazie si stende o si innalza, sguazza e spruzza una carnalità ingombrante, fatta di forme, colori e odori di cui non vorremmo essere fatti partecipi. A me capita.<br />
Capita anche d’inverno coi cappotti e gli ombrelli o nei centri commerciali, al semaforo, ovunque, ma non mi è mai sucesso se sono nuda, se mi sto masturbando; solo quando me la sto menando riesco a giustificare, nel senso di collocare con giusti margini e centratura, l’esistenza altrui in relazione alla mia.<br />
L’unica politica che posso legittimare è la mia economia masturbativa quotidiana.<br />
Quella fitta rete di necessità sociali troppo vagamente necessarie e troppo strettamente sociali che riempono come inevitabili sbagli tutta la giornata, giorno dopo giorno.<br />
Come se fosse davvero necessario tutto ciò di cui non dovrei poter fare a meno, come se fosse l’unica controparte, la parata di teatranti e le orde militanti contrapposte o a favore. Di cosa? Di vento, come l’odore di pesce rancido o la traiettoria di un peto in luogo pubblico.<br />
Luoghi pieni di soli che si dentificano profondamente nei loro angoli privati, ben arroccati nelle sfere taciute, celanti quanto di più autentico possa corrispondere alla loro più sfrenata autorialità, in attesa di lasciarla trapelare in una poesia, o felici che nessuno ci possa mettere il naso. Luoghi esterni occupati da corpi che occupano uno spazio, che involucrano una altra possibilità che per non estinguersi tace se stessa. Questa, per quanto ne so, è l’ultima sponda. Tolta la terra e l’aria, tolto il corpo, la parola e i chiari segni di invasione nell’immaginario è rimasta, sola e timida, l’ultima barricata, quella che la miseria adobbata da ragione chiama intimità.<br />
Come se recintare casa, pelle, anima possa mai difenderci dall’avere un recinto attorno alla casa, la pelle velata, l’anima camuffata, un orgasmo al mese, sottovoce mentre va la televisione, mimetica.<br />
Una donna mi chiese, a un tavolino, in una enoteca in zona Isola, di notte, con la messa in piega fatta di fresco, come potevo pensare che per tutti i mali la soluzione fosse darsi carnalmente a chiunque fosse a tiro. Era una cosa che non avevo mai realizzato, in realtà tutto di un tratto mi sono resa conto che si, era una meravigliosa soluzione. La scelta più punk e sovversiva che avrei mai potuto fare. Chiudere gli occhi e lanciarmi come da un aereo. Sento il vento tra i capelli e il suolo che mi corre in contro è una fascia di colori che bruciano gli occhi. Mi ricorda quando avevo vent’anni e nessuno entrava in casa mia senza che io potessi saggiargli la carne.<br />
Non ho ricette. Non credo nei rimedi. Ma di sicuro non rinuncerei mai all’esplorazione. L’intimità è uno spazio istituzionale da preservare? Come la fedeltà? Come potete rinunciare a esplorare da voi dove, come e quando collocarvi in relazione al vostro prossimo? Quanti passaggi su questa terra pensate di avere a vostra disposizione per vedere tutto ciò che c’è da esplorare nello spazio interpersonale tra voi e il vostro prossimo? O forse è una sorta di reparto appestati quello dove siete stipati, nel terrore della contaminazione dell’anima ben prima di quella del corpo. Non ho abilità più fine di quella della selezione in ambito erotico, ma la selezione si impara quando si ha scelta.  Ieri abbiamo iniziato finalmente un nuovo lavoro. La prima fase è un’esplorazione sull’intimità, nel letto di <a title="Rosario Gallardo" href="http://www.rosariogallardo.com" target="_blank">Rosario Gallardo</a>. E’ stata un’esperienza sciamanica. qui l’unica politica è la ricerca estetica e sciamanica, due cose coincidenti spesso con evidenza se si ha voglia di trascendere, di abbandonare le stronzate salva-mediocrità. I primi avventurieri sono stati Omar e Deborah, a pieno titolo eletti da me e Nicola come il nostro archetipo di Adamo ed Eva, già nei nostri obiettivi per il set del 2010 “La Frutta” per la serie “Il Pranzo”. Si sono spogliati e infilati nel nostro letto. Loro sono guerrieri! E voi?</p>
<p dir="ltr">
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		<title>Pornocapitalismo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 22:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariatinka</dc:creator>
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		<description><![CDATA[by Mariatinka e Nicola Il capitalismo me lo immagino come una grossa cappella rossa che, in piena filosofia tantrica, non si bagna mai di sperma, ma forse è molto più paragonabile alla sindrome da eiaculazione precoce senza orgasmo: schizzetti ovunque e mai che ci si senta paghi. Da donna potrei paragonarlo alle lunghe ricerche dell’appagamento [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/03/pissyuan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-62959" alt="pissyuan" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/03/pissyuan-575x383.jpg" width="575" height="383" /></a></p>
<p>by Mariatinka e Nicola</p>
<p>Il capitalismo me lo immagino come una grossa cappella rossa che, in piena filosofia tantrica, non si bagna mai di sperma, ma forse è molto più paragonabile alla sindrome da eiaculazione precoce senza orgasmo: schizzetti ovunque e mai che ci si senta paghi. Da donna potrei paragonarlo alle lunghe ricerche dell’appagamento attraverso accumuli di idee e fantasticherie. Alla sera, sola nel letto, nella pubertà, quando tutto era sovraccarico, disperatamente arrapata, in groppa al confine tra legale e illegale, furiosa me ne stavo a coltivare fremiti senza nome, a tessere lo storyboard di una narrativa tutta masturbatoria, tutta nelle palpebre. La differenza è che allora mi bagnavo mentre oggi, se penso a tutto ciò a cui dovrei ambire per potermi realizzare, mi si seccano anche le fauci.<br />
L’appagamento eternamente promesso e che sicuramente arriverà con il prossimo acquisto, la sublimazione di un amplesso tutto da guardare, invidiare, performare e che sicuramente mi porterà all’orgasmo se avrò successo. Dopo secoli di affanni passati a strisciare, oggi il miraggio dell’assoluzione/paradiso è acquistabile in comode rate direttamente da casa e se l’incanto è fugace non disperiamo: intorno a noi ne abbiamo una raffica continua, riproviamo con la prossima offerta speciale.<br />
Il potere d’appagarsi sessualmente è diventato potere d’acquisto, la libido ha abbandonato la carne e ha traslato la sua irragionevole verità in un’allucinazione finanziaria, evanescente, oggi proiettata su un bel cappotto, domani su un viaggio, domani l’altro sull’elicottero, il resort, il colosso superminchia sborrazzante zeri in faccia a Chivuoitù. La parola d&#8217;ordine è prendere, lo scambio di beni ha lasciato il posto a un concetto diverso, quello del potenziale; la carne stessa è ogettificata in virtù del suo sacrifico: rinuncia e si offre senza goderne in cambio di infinite possibilità evaporate strisciando il dito sul display dello smartphone la sera, nel letto, due minuti prima di sfumare nel sonno preoccupato di chi, domattina, dovrà ricominciare tutto daccapo. E&#8217; un anelito iperbolico che della sua matrice sessuale conserva a malapena l&#8217;affanno e nessuna pace. Non c&#8217;è mai un momento d&#8217;orgasmo e d&#8217;appagamento, c&#8217;è solo fame e poi ancora fame.<br />
Sul triste rapporto tra capitalismo e un certo tipo di pornografia indaga il collettivo e associazione anarchica <a href="http://ideadestroyingmuros.blogspot.it/2011/03/video-arms-idea-pornocapitalismo.html" target="_blank">Arms Idea</a>, nata a Venezia e che da vari anni ha base a Valencia.<br />
Noi le abbiamo conosciute due anni fa a Barcellona, portavano la loro azione “Pornocapitalismo” (che inscenano e su cui lavorano tuttora) alla quarta Muestra Marrana.<br />
La performance è vasta e vi auguriamo di potervi assistere, qui vogliamo dare rilievo al détournement degli elementi estetici tipici della visuale capitalistica della sessualità e dei corpi che le Arms Idea praticano. I gesti delle ragazze trascendono il limite di sicurezza che il corpo “attraente” rispetta per mantenersi “lecito” e che coincide con ciò che lo rende oggetto; ingannevole, ma privo di quella o-scenità che lo sottrarrebbe alla strumentalizzazione della scena, il corpo-merce è iper visibile e al tempo stesso celato per garantire quella tensione tra promessa ed effettivo (mancato) appagamento che è benzina del consumo. Ma nella rappresentazione si trascende nell’oscenità e, via via perdendo qualunque ritegno, si transfigura da gestualità erotico-commerciale a Pornografia. Con questo impietoso processo l’equilibrio si rompe e riappaiono le persone, il loro agire, la carne: una sorta di giro completo nel quale la materia proibita è la qualità illusoria dei meccanismi di mercificazione che, una volta svelata, ne diventa l’antidoto. Laddove il capitalismo vende il corpo e quindi gli attribuisce un logos affabulatorio, dei confini stereotipi, l’azione pornografica arriva a trascendere questa dialettica da catalogo postalmarket violandone la grammatica, superando il consentito.<br />
Questo è argomento caro a Rosario Gallardo: il legame tra potere e controllo dei costumi sessuali è di un evidenza assoluta, continuare a marginalizzare la sfera sessuale all’intimità della coppia e a finalizzarla alla “normale” necessità affettiva e procreativa è la basilare forma di repressione sociale. Avvinghiarsi esclusivamente alla protettiva sfera intimo affettiva come ambito d’esistenza di un’espressione esplicita sessualmente, è un gesto d’omertà politica, quando nemmeno lì vi è una libertà di esplorazione dll’osceno allora ragazzi fatevi delle domande. La pornoestetica, in controtendenza totale, è una necessità politica in quanto risponde a una ineluttabilità esistenziale.<br />
Un grazie alle Ragazze di Arms Idea che ci fanno sentire meno soli e più forti.</p>
<p>Ecco l’hangout-intervista tra Rosario Gallardo e le Arms Idea:</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/fWFd1oipdbA?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Perché lo fai?&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 20:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia X</dc:creator>
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		<description><![CDATA[by maria tinka – www.RosarioGallardo.com &#8211; www.pornoguerrilla.com L’amore. Voi conoscete molti innamorati? Quelli che si emozionano per un pacchetto di baci perugina e un raggio di sole rosso annegato tra le onde? Quanti tra loro hanno più di 25 anni? L’amore è una cosa per ragazzine adolescenti che si bombardano i timpani con canzoncine costruite [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/image_1361819207433366.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/image_1361819207433366.jpg" alt="image_1361819207433366" width="800" height="533" class="alignnone size-full wp-image-62494" /></a><br />
by maria tinka  – <a href="http://www.RosarioGallardo.com">www.RosarioGallardo.com</a>  &#8211;  <a href="http://www.pornoguerrilla.com">www.pornoguerrilla.com</a></p>
<p>L’amore. Voi conoscete molti innamorati? Quelli che si emozionano per un pacchetto di baci perugina e un raggio di sole rosso annegato tra le onde? Quanti tra loro hanno più di 25 anni?<br />
L’amore è una cosa per ragazzine adolescenti che si bombardano i timpani con canzoncine costruite sui dati di  ricerche di mercato? Cosa mi comprerò oggi per sentire amore?</p>
<p>Quando ero ragazzina aspettavo San Valentino per poi piangere tantissimo pensando a quanto amore ardeva dentro di me, quanto mi faceva piangere. L’amore è osceno. Lo è tantissimo. E’ instupidito, volgarizzato, confuso, manipolato, codificato, raziato, imbugiardito e strozzato da silenzi osceni. Come il sesso. Canonizzato a caminetti e tette rifatte, l’amore ha il suo canone gentile e compatibile col sistema di consumo e impiego. Ma come il sesso così anche l’amore mi piace un casino. Quindi vi racconterò ancora una volta di me, perché è in me l’unico spazio di cui davvero dispongo. Nel 1997 il fratello di un mio amico mi telefona per invitarmi in montagna: io lui, un suo amico e una mia amica. Ci penso, valuto la situazione mentre friggo una porzione di alette di pollo piccanti; non li conosco ma non conta, ho diciannove anni e ho orecchie per sentire. Guardo la mia vita ed è come quella cena e so esattamente dove porta, e io so che non è lì che voglio stare. La mia amica non è in città, io però, come al solito, non ho nulla da fare. Seguirò il coniglio bianco.<br />
Sono certa che anche Nicola da ragazzino abbia pianto un sacco, proprio come me, anche se forse non a San Valentino&#8230; Comunque quando ci troviamo davanti a scuola soffia un vento leggerissimo e la luce è d’oro e rossa; non ci sono onde perché non c’è mare, a Milano. L’autobus, il mio vestito trasparente, tanto hashish e le curve.<br />
In montagna ho nascosto tutti gli orologi in un mobiletto, ho disegnato coi pastelli a cera su un ceppo e, non so come, io e Nicola ci siamo trovati da soli all’alba a piangere insieme. Lui, steso, gocciola ed io sopra ad innaffiarlo. L’alba si ferma in un’accecante momento bianco, sembra l’atterraggio della più grande astronave mai ipotizzata al mondo. Ha fuso le nostre anime o ci ha lasciato vedere cosa eravamo: l’ingranaggio perfetto per andare oltre noi stessi, una coppia.<br />
Ora non voglio fare giri di parole e vi scriverò esattamente come la penso.</p>
<p>C’è un solo motivo per cui io professo il verbo della pornoestetica ed è quello di seminare il dubbio, affinché nei vostri aridi cuori piatti riemerga un briciolo di ardore. Un ardore che non si compra al dutyfree, un cazzo di ardore che vi metta uno nelle mani dell’altro. Quello stesso fottutissimo ardore vi farebbe anteporre la vostra sacra scopata mattutina al cartellino da timbrare, la scopata dell’ora di pranzo alla pausa coi colleghi e la sera la tv diventerebbe solo un ottimo appoggio per fare la pecorina. Perché io sono mossa da tanta generosa volontà di divulgare la percezione dell’amore sessuato? Perché se voi aveste voglia di scopare quanta ne ho io, tutti riusciremmo a stabilire ritmi diversi allo sfruttamento a cui vi state immolando. Ma se voi, oltre a scopare con ardore, amaste con lo stesso ardore nessuno al mondo potrebbe tenerci al guinzaglio. Chi vi dice che non ci sarebbe cibo per tutti vi sta mentendo. La nostra produzione è tutta basata sul surplus svalorizzato. Non è la produzione che fa il mercato, ma l’impiego delle risorse. Non siamo impiegati per creare ricchezza e beni&#8230; Magari! Sono il miraggio della ricchezza e la produzione di paccottiglia funzionali all’unico vero scopo di tutto: tenerci impegnati, stanchi e soli. Cambiamo le priorità nella nostra percezione della realtà e  il ricatto economico crollerà. Dopo il senso di colpa delle religioni monoteiste, il senso del dovere e le mazzate in testa, ora c’è l’utopico successo che dovrebbe ridarci senso. Sostituiamo l’idea del “senso” come significato con la percezione del Senso come sensazione percepita qui nella realtà. Ridiamo il corpo a Platone, facciamolo scopare. Depotenziamo gli inganni, riprendiamoci la terra, il corpo, la vita! Riprendiamoci la dignità di ardere d’amore carnale perché è da lì che diveniamo altro oltre che mezzi d’impiego. E’ sconfinando nella carne altrui che superiamo l’insensatezza della vita strumentalizzata, della percezione di esistenza ogettificata e pensata. Io ho Nicola, lo possiedo, ci affondo la faccia, è mio! Tutto ciò che ci divide è mio nemico. Strapperei le brache al mondo per averlo con me. Vorrei si spaccasse la miseria in due per poterlo avere sempre tra le mie cosce. Ciò che ha senso per me è la mia carne contro la sua, la sua sborra che diventa la mia e squirtargli in faccia. E’ questa materialità del mio spazio vitale che dà confini chiari a chi, da fuori, vorrebbe fottermi la vita. Non ho confusione mentale perché è la mia fica che ha messo radici. Se mai le chiacchiere possano ipnotizzare, la mia fica e il mio culo hanno senso e sono qui. Non mi fotterete perché io fotto Nicola e questo mi rende viva, quindi libera. Non ho senso del dovere, non ho senso di colpa, riconosco nel sentimento d&#8217;attrazione e nel legame l&#8217;intelligenza innata e, nella percezione dei miei luoghi e del mio prossimo, il senso è una realtà percepita e non idealizzata. Se non fossi fottutamente innamorata, con la fica famelica, nulla di tutto ciò avrebbe senso, perché i miei occhi avrebbero una benda, i miei pensieri troppe parole mute, chiamerei il mio vuoto coi nomi di “Dio” e “Denaro” e avrei una borsetta di Prada infilata nel culo. Parole vuote e canzoncine educate. Piangete. Piangere apre lo sguardo.</p>
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		<title>Come il materiale per le seghe trasforma il mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 13:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia X</dc:creator>
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		<description><![CDATA[pic by SIMONA PAMP by maria tinka  &#8211; Rosario Gallardo  -  www.pornoguerrilla.com Vi racconto come è iniziata. Anzi, vi racconterò cosa sta iniziando. La mia amica brasiliana, Fabiana Borges, parla molto bene della mitomania, la ritiene essenziale per poter essere radicali e creativi quanto basta da fare una qualche differenza a questo mondo. Ci sono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/006.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-61956" alt="006" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/006.jpg" width="800" height="533" /></a></p>
<p>pic by SIMONA PAMP</p>
<p>by maria tinka  &#8211; <a href="http://www.rosariogallardo.com/">Rosario Gallardo</a>  -  <a href="http://www.pornoguerrilla.com">www.pornoguerrilla.com</a></p>
<p style="color: #000000; direction: ltr; font-size: 11pt; margin: 0; font-family: 'Arial'; padding: 0;"><span>Vi racconto come è iniziata. Anzi, vi racconterò cosa sta iniziando.<br />
La mia amica brasiliana, </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://catahistorias.wordpress.com/">Fabiana Borges</a></span><span>, parla molto bene della mitomania, la ritiene essenziale per poter essere radicali e creativi quanto basta da fare una qualche differenza a questo mondo.<br />
Ci sono stati mitomani pericolosi certo, ma perché avevano dietro pericolossissime masse ubbidienti. Si può fare la differenza tutti? Si. Ognuno per quanto è mitomane e radicale può misurare il suo impatto, sul suo immaginario prima di tutto&#8230;<br />
Iniziamo da quando, nel 2007, io e mio marito riprendiamo a pubblicare le nostre foto in rete dopo una pausa di tre anni. Quando pubblicammo la prima in assoluto era il 1999, io avevo partorito da cinque mesi ed ero in pieno appropriamento della mia nuova identità. Anche il web era una serie di appropriamenti collettivi piuttosto spontanei, ogni singola cagata richiedeva qualche competenza e un iter d’accesso che ci selezionava per conoscenze e motivazione. La foto mi ritraeva nuda, controluce, alla finestra della mia cucina, nella casa popolare fatiscente dove abitavo. Quegli anni sono stati i più infuocati della mia vita. Le ristrettezze e un vicinato brutale avevano tirato fuori il meglio di me. Il guerriero. All’epoca passavo tutte le notti a esplorare, studiare e godere del web e delle potenzialità dell’istinto sessuale che emergeva dalle favorevoli circostanze virtuali e non e dei loro potenziali risvolti sociopolitici. Quindi nel 2000 io già avevo abbandonato la censura del mio viso sulle foto, gestivo il forum naturista di </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://www.assonatura.it/">Assonatura </a></span><span>(associazione naturista piemontese) proponendo temi di varia natura, dal pudore fino all’esperienza purificatrice del vomito in un contesto sessuale. Con Nicola avevamo aperto Psychoshop, sito di controinformazione, con una certo impegno nella raccolta di materiali su e di Wilhelm Reich (non dei suoi rivisitatori new age). In quel periodo ho collezionato valanghe di imprese pornocomicosovversive. Io e Nicola eravamo soli nel nostro delizioso delirio sessuocentrico, con mille paure e il sogno di disfarci della membrana allucinatoria del quotidiano teatrino della falsità sociale&#8230; un romantico dramma. Comunque, il web si evolve, si evolve la situazione internazionale così come la mia personale. Nel 2009 avevamo archiviato “Nut&amp;Bri”, “Psycoshop”, il forum naturista, “Osceno”, “Exhibitiotherapy”, “Nicola Serra photographer”. Abbiamo coniato l’identità collettiva </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://www.rosariogallardo.com">Rosario Galardo</a></span><span>, aperto il blog “</span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://burlesquefordummies.blogspot.it/">Burlesque for dummies</a></span><span>” (in disuso) e poi “</span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://www.pornoguerrilla.com">Pornoguerrilla</a></span><span>”; abbiamo fatto un secondo figlio, colonizzato una nuova casa e scoperto tutto attorno un nuovo contesto. Finalmente non eravamo più soli, in giro per il mondo c’erano persone diverse, con idee e conclusioni diverse inserite in una comune presa di coscienza: la sessualità è un ambito volutamente relegato in una zona nella quale si entra senza vista e senza voce e in questo non c’è nulla di spontaneo, ma solo una sofisticata tecnologia di manipolazione delle masse. E’ una strategia di potere. Molte persone e il loro operato vengono a galla: </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Annie_Sprinkle">Annie Sprinkle</a></span><span> da vita al progetto ecosex, </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Beatriz_Preciado">Beatriz Preciado</a></span><span> scrive il “Manifesto contra-sessuale”, l’attrice e regista porno femminista </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ovidie">Ovidie</a></span><span> concepisce il “Porno manifesto”, nel web si trovano blog di donne che fanno dell’esperienza pornografica e della ricerca sessuale la loro attività espressiva e politica: </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://pornoterrorismo.com/">Diana J Torres</a></span><span>,</span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://mariallopisdesnuda.com/"> Maria Llopis</a></span><span>, </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://www.lafulminante.com/">La Fulminante</a></span><span>, i </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://www.postop.es/curriculum.html">post-op</a></span><span>, tutto il movimento postporno, le manifestazioni d’arte dove l’esplicito si fa argomento, i festival porno e post porno di </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://www.pornfilmfestivalberlin.de/">Berlino</a></span><span>, Parigi, </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://muestraposporno.wordpress.com/">Buenos Aires</a></span><span>, </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://muestramarrana.org/">Barcellona</a></span><span> ecc ecc&#8230;<br />
</span><span>Il legame tra libertà e ricerca identitaria ed emancipazione dall’angoscia sessuorepressiva è stato colto! Simone Ragazzoni scrive Pornosofia, (finalmente un italiano) e vi consiglio </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://vimeo.com/45786036">il video di un suo intervento</a></span><span>, </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;" href="http://malapecora.noblogs.org/">SLAVINA</a></span><span>, militante, propone laboratori esperienziali postporno in giro per tutta italia, Sergio Messina smette di proporre il suo show dove degli esibizionisti appaiono come esotici soggetti dalle caratteristiche comiche e subentrano visioni dello stesso fenomeno viste con un occhio diverso. Come nell’esposizione di immagini prese da videoconferenze intitolata </span><span style="color: #1155cc; text-decoration: underline;"><a style="color: inherit; text-decoration: inherit;">“La Carne. Chiede coraggio in cambio della fede” di Donatella d’Angelo,</a></span><span> che non conosco, visibile dal 14 febbraio e di cui il titolo mi è sembrato cogliere la filigrana portentosa del fenomeno. Speriamo&#8230; C’è quindi il mondo che sperimenta e indaga! Come me, molte donne per conto loro hanno iniziato un loro iter d’esperienze, che ci ha portato a scoprire vissuti nuovi, fuori dal rigido schema comportamentale e morale proprio della donna perbene. Abbiamo sperimentato una libertà espressiva la cui energia non è stata strumentalizzata da necessità di lucro o di potere altrui che offuscassero la nostra ricerca e conoscenza. La cosa che spesso sfugge anche a chi si fa le seghe in internet, con totale disinvoltura, è quanto questo possa determinare nella sua vita dei cambiamenti. L’azione di assecondare il corpo e la sua sessualità in condivisione collettiva è la proposta di un accesso diverso alla percezione dell’altro e dei nostri stessi vissuti, delle necessità e del sistema di valori.  Questa indagine e ridiscussione è la base di una sovversione profonda del sistema sociale così come noi lo conosciamo. Nessun individuo dovrebbe perdere la consapevolezza di essere in catene e che un altro modo di esperire la collettività è possibile. Io ritengo che la prima scelta da compiere sia negare l’assunzione di colpa di un peccato originale, di una vergogna divenuta congenita. Alzare la testa è smettere di pensare a noi come peccatori, potenziali cattivi, umanità da correggere o specie che deve essere educata dalla legge. Una scelta, una vita, un corpo, un gesto in una dimensione dove il nostro prossimo non è il confine alla nostra libertà e sottrazione ai nostri beni ma è l’inizio di un potenziale orgasmo condiviso. E sottolineo CONDIVISO.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/4JsZis1SXWA?rel=0" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>L&#8217;eterno Carnevale del gregario</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 19:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia X</dc:creator>
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		<description><![CDATA[by maria tinka Esiste una dimensione pubblica e una privata. Il sesso è un ambito da viversi nella dimensione privata, a parte tutte le sue sublimazioni come: attrici e attori super sexy, videoclip musicali lascivi, pubblicità ammiccanti, narrativa cosiddetta bassa (e anche quella alta, che intellettualizza i pruriti facendosi colta). Le stesse dinamiche di potere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/respect.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/respect.jpg" alt="respect" width="800" height="450" class="alignnone size-full wp-image-61623" /></a><br />
by maria tinka</p>
<p>Esiste una dimensione pubblica e una privata. Il sesso è un ambito da viversi nella dimensione privata, a parte tutte le sue sublimazioni come: attrici e attori super sexy, videoclip musicali lascivi, pubblicità ammiccanti, narrativa cosiddetta bassa (e anche quella alta, che intellettualizza i pruriti facendosi colta). Le stesse dinamiche di potere sono una malcelata competizione fallica. Poi c’è tutta la psicoanalisi, la sublimazione erotica della poesia, del senso del bello, il mangiare insieme come evocazione dell’orgia, il ballare insieme come rievocazione dell’orgia, il denaro come promessa del sommo appagamento, il potere come sublimazione dell’orgasmo mancato e così via, basta che poi, appunto, orgasmo biologico, sesso e corpo rimangano istituzionalmente osceni, belli relegati nella santità della sfera intima o familiare. Una sfera intima che però si dilata se ci connettiamo ad internet, ci mettiamo un bel nick tipo duro72 o maisazia80 e siamo in un limbo dal quale entrare e uscire illesi; al massimo il virus se lo prende il computer, poi basta cancellare cookie e cronologia e la nostra  moralità e salva. Le travolgenti statistiche sull’utenza e la mole di materiale sessuale nel web dovrebbero bastare a convincere ogni individuo perbene che, di certo, almeno tutti i membri adulti del suo entourage che hanno accesso a internet collaborano in qualche misura alla macchina erotica virtuale. C’è chi guarda e passa, chi guarda e disprezza, poi torna, disprezza e riguarda ancora un pochetto e chi, più serenamente, partecipa. Il web è l’ambito della condivisione erotica da quando si è diffusa la sua accessibilità su larga scala. Quindi diciamo che forse lo stavamo aspettando. Dopo il trauma dell’HIV, l’esperienza telematica è un conforto, inoltre la possibilità di usufruire di un identità alternativa aiuta un po’ tutti a poter vivere l’eros come una fantasia condivisa e privata nel contempo. Maialina73 continua a fare l’avvocato, pinocchio59 ci prova con le ragazzine  e frizzantina95 ha invece 45 anni, una moglie e tre figli. Ora, in questo tripudio di combinazioni senza impegno e piene di affanno arrapato, non viene in mente mai a nessuno che, forse, tutta questa pretesa di intimità non è che una scelta obbligata per fuggire alla gogna della persecuzione sociale?  Non certo un innato bisogno! Giochiamo a guardia e ladri, facendo tutti sia un ruolo che l’altro. Molto prima di riflettere sulla monogamia, sulla libertà sessuale, sui gusti, perversioni, implicazioni sociopolitiche, commerciali e filosofiche dell’intimità, della condivisione, del privato e del pubblico guardiamo per cortesia in faccia la realtà! Alla stragrande maggioranza della popolazione adulta della nostra specie, in qualche misura, piace mettersi in gioco sessualmente in un ambito condiviso con una sfera di persone più ampia del solo ed esclusivo partner. Tutti a farlo e nessuno che poi osi ammetterlo. Perché? Perché non si lascia cadere questa enorme bufala dell’intimità? Uomini che si guardano youporn di nascosto dalle mogli che poi, a loro volta, compensano in altro modo la solitudine e l’incomunicabilità di coppia che, guarda caso, stereotipizza le relazioni&#8230; Insomma, non serve che vi racconti i vostri drammi perché li conoscete già meglio di me. Ciò nonostante, continuate a difendere l’idea sociale di perbenismo che vi è stata insegnata.<br />
Immagino prima di tutto che questa distopia esistenziale sia possibile innanzitutto per la scarsa stima che voi avete per la vostra sessualità e quindi per tutto ciò che le concerne, oggetti e necessità compresi. In secondo luogo avete paura d’essere perseguitati e di perdere la vostra “rispettabilità” sociale. Quindi vi fate schifo mentre ricercate porcherie in rete, ma sapete che quando siete stantuffone75 è carnevale.<br />
Provate ad ipotizzare che forse, magari, voi potreste essere accettati, amati e rispettati anche mentre avete il cazzo in mano, o mentre vi arrapate facendo guardare a degli sconosciuti la vostra fica. Pensate solo per un istante che voi e la vostra fica (o cazzo) siete belli, buoni, interessanti, con tante cose da raccontare, inventare, strapieni di legittimità anche nella ricerca della porcheria più imbarazzante. Si potrebbe provare. Scoprireste gli indescrivibili vantaggi dell’integrità esistenziale ed identitaria. Uomini e donne che al posto della Vergogna tra le cosce hanno, radiosamente, se stessi.<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Elz7ohLWINE&#038;feature=youtu.be">http://www.youtube.com/watch?v=Elz7ohLWINE&#038;feature=youtu.be</a></p>
<p><a href="http://www.rosariogallardo.com">www.rosariogallardo.com</a><br />
<a href="http://www.pornoguerrilla.com">www.pornoguerrilla.com</a></p>
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		<title>Iniziazione a spruzzo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 12:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia X</dc:creator>
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		<description><![CDATA[by Maria Tinka A volte capita che la vita ci stupisca. Da bambina giocando immaginavo di avere dei super poteri e d’un tratto scoprire, che so, le “reminiscenze di un antico potere remoto e dimenticato”, qualcosa di oggettivo e, perché no, di biologico. Ora immaginate che quel super potere remoto scoperto ad un tratto come [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/iniziazione-a-spruzzo/image_tinka/" rel="attachment wp-att-61075"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/01/image_tinka.png" alt="" title="image_tinka" width="423" height="261" class="alignnone size-full wp-image-61075" /></a><br />
by Maria Tinka<br />
A volte capita che la vita ci stupisca. Da bambina giocando immaginavo di avere dei super poteri e d’un tratto scoprire, che so, le “reminiscenze di un antico potere remoto e dimenticato”, qualcosa di oggettivo e, perché no, di biologico. Ora immaginate che quel super potere remoto scoperto ad un tratto come per magia vi porti a trasformare la vostra vita in modo quotidiano. Ora mettete che un giorno incotriate una sciamana che risvegli in voi il potere. Ecco io l’ho incontrata. Ora non è che la mia condotta sia mai stata morigerata e pudica ma è anche vero che quando mio marito menzionava la parola “squirt” io mi risentivo e gli rispondevo che si trattava di fenomeni da circo della pornografia. Mi dava fastidio l’idea che lui si aspettasse da me un numero di intrattenimento, un gesto così pacchiano, così teatrale. Non credo nemmeno d’essermi soffermata a riflettere sulla composizione organica di questo leggendario getto di liquido che alcune pornoattrici sanno gettare fuori dalla fica come pipì a spruzzo.<br />
L’idea di impersonare la parte del fenomeno da baraccone mi dava la sensazione che mi si mancasse di rispetto, mi sentivo ridotta a un fenomeno grottesco. Così sono arrivata a trentadue anni senza nemmeno averne cultura. Nulla. Poi incontro Diana J Torres con la quale ho una cosa in comune, una passione sfrenata: l’esibizionismo come pratica politica e spirituale.<br />
L’ho conosciuta a Barcellona per la quarta edizione della Muestra Marrana e quando, dopo qualche mese, è venuta in italia (Libreria Betty Books di Bologna) per fare un laboratorio sullo squirt sono corsa da lei, innamorata di lei.<br />
Diana spiega tutta la fisiologia dello squirt e io mi domando come ho fatto a non interessarmi prima di una realtà biologica femminile passata così sotto silenzio. Mi domando come ho potuto non farmi la domanda, non cercare di capire, di sapere. Le chiedo di insegnarmi e lei propone una performance pubblica in discoteca, e io si, si si&#8230; quando si tratta di stare in pubblico mi diverto da matti, con la telecamera e con il pubblico. Wow!<br />
Siamo io, Nicola, Diana e Fabi, registriamo un’intervista e poi andiamo alla festa e occupiamo il divano dei cappotti. Diana prepara la mano di Fabi con un preservativo. Fabi è un’artista brasiliana, non fa postporno, si occupa di tecnosciamanesimo, non ha mai praticato fisting a Diana. Diana muove la mano e le mostra il movimento e la posizione delle dita, a cono, con le falangi ripiegate, poi lecca la mano di fabi e con quella si fa penetrare. La discoteca è in delirio: ci sono tre donne sul divano dei cappotti, e stanno praticando un fisting! Io bacio Diana, Diana gode, smetto di baciarla e mi metto seduta, cazzo voglio vederlo sto squirt! La folla ci ha pompato il sangue, Diana spinge via la mano di Fabi e squirta potentemente. Lo squirt si lancia in un getto elittico e mi colpisce la bocca. Splash! In bocca! Wow!<br />
Da quel giorno dell’autunno 2011 io squirto almeno sei giorni la settimana, da uno a più di sedici schizzi di seguito. Squirtare mi da un senso di risoluzione, di svolgimento e compimento del flusso sessuale. La sensazione di bruciore che spesso mi affligeva durante i rapporti si è rivelata essere la ghiandola d Skene che ora, scaricando la sua produzione, non si infiamma più. La mente si schiarisce, si dissolve quel sottofondo d’inquietudine che l’orgasmo da solo non risolve. Se prima ricercavo l’orgasmo per piacere ora ricerco lo squirt per salvaguardare il mio benessere. Mi sento molto simile ai maschi, che quando sono pieni di sborra da fare non capiscono più nulla finchè non schizzano, e mi domando come è possibile che io abbia vissuto fino a trentadue anni senza squirtare. Come? E poi mi domando anche perché. Perché l’ogasmo femminile viene considerato misterioso e lo squirt addirittura giace sotto segreto? Io un idea a riguardo me la sono fatta. E voi?   p.s. Il goal di Diana nella mia bocca è in video su</p>
<p><a href="http://www.pornoguerrilla.com/2013/01/feliz-y-ardiente-cumpleanos-diana.html  ">http://www.pornoguerrilla.com/2013/01/feliz-y-ardiente-cumpleanos-diana.html  </a></p>
<p><a href="http://www.rosariogallardo.com">www.rosariogallardo.com </a></p>
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		<title>Zabriskie Point o dell&#8217;Amor Politico</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2013 15:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono un grande fan del film americano di Antonioni, un inno psichedelico-rivoluzionario contro la società del controllo e dei consumi che lascia indifferenti solo i cinici. Lui, rivoluzionario marxista, pantera bianca, bello, spigoloso e solitario come solo gli uomini d&#8217;azione sono; è maschio alfa dominante ma combatte per il bene dell&#8217;umanità contro il male del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/zabriskie-point-o-dellamore-politico/zabriskie-point-01-1/" rel="attachment wp-att-60325"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/01/zabriskie-point-01-1.jpg" alt="" title="zabriskie-point 01 (1)" width="600" height="800" class="alignright size-full wp-image-60325" /></a></p>
<p>Sono un grande fan del film americano di Antonioni, un inno psichedelico-rivoluzionario contro la società del controllo e dei consumi che lascia indifferenti solo i cinici.</p>
<p>Lui, rivoluzionario marxista, pantera bianca, bello, spigoloso e solitario come solo gli uomini d&#8217;azione sono; è maschio alfa dominante ma combatte per il bene dell&#8217;umanità contro il male del capitale. Lei, segretaria hippy chic, sana bellezza naturale californiana, cresciuta a piscine e tennis nella suburbia e in procinto di dedicarsi a yoga e altre (nefaste) mode orientali. Lui duro, lei tenera, amore lisergico nella Death Valley mentre il loro miraggio erotico si moltiplica in un love-in collettivo di tante coppie che copulano simultaneamente.</p>
<p>Tuttavia a una seconda analisi Mark e Daria non rappresentano la riproposizione del mito romantico occidentale dell&#8217;amore/passione eterosessuale, né l&#8217;unione complementare di maschile e femminile, ma un rapporto sentimentale che ha alla base la ricerca di una nuova intesa politica. Lui rappresenta l&#8217;intellighenzia radical e integralista di Berkeley, gli studenti rivoluzionari del SDS in procinto di diventare Weathermen, la violenza, l&#8217;intransigenza, l&#8217;aggressività della politica rivoluzionaria. Lei è la conversione psichedelica acquariana di Haight Ashbury, il quartiere freak dove THC e LSD hanno dato vita a una rivoluzione culturale e musicale. E&#8217; armonia sinestetica dei sensi ed espressione d&#8217;amore per Gaia, celebrata persino nel deserto senza vita.</p>
<p>Il loro amore è un sodalizio politico. Lei si converte all&#8217;odio anticapitalista di lui, lui si converte all&#8217;amore panteista di lei. Ma cosa sarebbe successo a Mark e Diaria se avessero potuto passare insieme gli anni &#8217;70 e &#8217;80 delle loro vite? Che sarebbero diventati? Lui eroinomane amico di Huey P Newton e lei cocainomane e sessuomane da discoteca? E il loro sesso? Avrebbe continuato ad essere cosmico, oppure con il primo bambino la dura realtà della genitorialità avrebbe poco a poco estinto il desiderio per l&#8217;altr@? E negli anni &#8217;80 cosa avrebbero fatto? Sarebbero emersi come community activists contro il reaganismo o yuppies rampanti? Soprattutto_ avrebbero saputo cambiare l&#8217;idea che avevano del mondo insieme, mentre il mondo cambiava intorno a loro due? Sarebbe sopravvissuto il loro amore alla fine della causa politica che li aveva legati? Non lo so, io li immagino insieme come in questa foto innamorati per sempre.<br />
Nell&#8217;eternità dei 60s solari e amari che non finiscono mai.. </p>
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		<title>Merry XXXmas (NB: contiene video demenzialmente/ violentemente/ immoralmente xxx&amp;gore)</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2012 18:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<category><![CDATA[xxxmas]]></category>

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		<description><![CDATA[Non per i deboli di cuore, né soprattutto per i custodi della morale, ma alla fine il bene familiare trionfa (sort of). Don&#8217;t Fuck with Black Santa..]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/merry-xxxmas-nb-contiene-video-demenzialmenteviolentementeimmoralmente-xxxgore/pussy-xmas/" rel="attachment wp-att-60060"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2012/12/Pussy-Xmas.jpg" alt="" title="Pussy Xmas" width="499" height="480" class="alignright size-full wp-image-60060" /></a></p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/K7wAXYBRa9g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Non per i deboli di cuore, né soprattutto per i custodi della morale, ma alla fine il bene familiare trionfa (sort of).</p>
<p>Don&#8217;t Fuck with Black Santa..</p>
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