La prima cosa che vi sto raccomandando è il coraggio di essere pazzi. Pazzi nel miglior senso della parola. Proviamo a esser pazzi e a pretendere in tutta serietà di mutare quel che si definisce immutabile!
E se non riusciremo gradualmente a creare una collettività di pazzi di tutta Europa non otterremo niente. Né noi né voi.
Ciascuno di noi può arrivare a comprendere che anche l’uomo più insignificante e più impotente ha la possibilità di cambiare il mondo. L’enigma sta nell’incredibilità dell’idea che chiunque di noi possa scuotere la terra.
(Vaclav Havel, dal discorso pronunciato in occasione del conferimento del premio Erasmo – 1986)
ieri notte, seguendo le news di occupy wall street, lo sgombero di zuccotti park e la rioccupazione, riflettevo sul fatto che le idee non si spengono con uno sgombero. anzi, semmai succede il contrario.
flusso di coscienza interplanetario e rivoluzionario,
una cosa era chiara: questo movimento pacifico e ribelle si sarebbe fortificato ancor di più.
il 99% non lo metti a tacere così. ormai a zuccotti park è nata una nuova creatura, solida, potente, per nulla intenzionata a cedere, soprattutto perché non ha nulla da perdere.
D’altronde, lo disse bene l’antropologa Margaret Mead:
“Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata.”
mi sono addormentata con questi pensieri e stanotte ho fatto un sogno meraviglioso.
sarà che avevo ospitato bea, conosciuta al feminist blog camp, e avevamo chiacchierato a lungo dei nostri progetti, sulla necessità di condividerli con qualcun*, perché nel momento in cui comunichi un’illuminazione questa prende vita, invece di restar sopita in un angolo del cervello o del cuore. o di un quadernino.
mi sono addormentata avvolta dalla sensazione che c’è una fitta rete di persone intorno a noi.
vogliono cambiare le cose e l’unico modo perché succeda è unire i puntini, fare una righina, insomma connettere tutt* quest* individu* spars* per il pianeta.
così ho fatto un sogno.
c’era una rivoluzione pink e avveniva in diretta su twitter.
sembrava tutto facilissimo e poi ogni cosa avveniva alla velocità della luce.
c’era una specie d’interconnessione mondiale in cui ognun* cinguettava la rivoluzione.
era meraviglioso, ma soprattutto era semplice e naturale.
the revolution will be twittered.
anzi, come twittò tigella stamattina: “the revolution will not be dreamt”.
e allora
togliamoci le lumache dalla faccia e affrontiamo il nuovo giorno (cit.)
basta coi sogni.
anche perché la saggia alaska, cinguettatrice di rivoluzioni, ammonisce: “rivoluzione… facile da twittare, difficile da fare…”
penso anch’io che la strada sia lunga, soprattutto in italia. non dimentico l’ultimo monito di monicell:
e medito sulle parole di umberto saba:
Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda), un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione.
Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.
e allora unisco puntini, sì, ma mi rimbocco anche le maniche, che c’è ancora tanto da far.
tornata dal feminist blog camp, cerco di unire tutti i puntini sparsi, ma il disegno che ne viene fuori è ancora un po’ informe.
rifletto in silenzio, visto che c’è un gran baccano nella testolina, ma è un fracasso buono, creativo, ispiratore e stimolante.
non ho avuto la fortuna di avere una mamma femminista, di quelle che ti portavano in manifestazione l’8 marzo, ti dicevano che era meglio se i fidanzati li portavi a casa piuttosto che stare per strada o ti davano la pillola il giorno in cui compivi 13 anni.
non mi han mai fatto impazzire vetero-femministe o invasate e con le donne è sempre stato un rapporto di odio/amore.
da bambina non rivolgevo la parola ai maschi e stavo solo con le bambine – bambine magnifiche – ma poi, da grande, sul lavoro, ho incontrato femmine crudeli, spietate, iene e competitive, forse diventate così perché in posizioni precarie e in luoghi fortemente maschilisti.
e comunque il diavolo che più mi fece soffrire era di sesso maschile (e muoio dalla voglia di scrivere qui nome e cognome del malfattore, ma non posso farlo pubblicamente, e poi ormai ho elaborato creativamente la rabbia, trasformandolo in una merda in questo film, prodotto – più o meno – dal basso).
nel mezzo del cammin di mia vita, era arrivato dunque il momento di riconciliarsi con le ragazze, tanto più che gli uomini incontrati sulla mia strada non avevano mai smesso di deludermi (fin da quando, alle medie, stilavano le classifiche della più bella, con relativi punteggi e voti, facendo nascere in me i peggiori complessi, visto che fui valutata con un traumatico e indimenticabile “fuori classifica”).
ma non voglio ora alimentare l’antica faida dicotomica uomo-donna.
esistono le persone e ci sono donne stronze o meravigliose, così come uomini stronzi o meravigliosi.
Noi non crediamo in due sessi contrapposti, la natura ama i continuum.
su twitter iniziava a diffondersi l’hashtag #femblogcamp, a cui anche santa slavina avrebbe partecipato con un intervento e una performance collettiva.
già, slavinatron. ultimamente me ne parlavano tutti.
c’è stato un tempo in cui collaboravamo entrambe con XXD e da un po’ avevo iniziato a leggere il suo blog, affascinata dalla maniera in cui scriveva, ma perplessa e intimorita dalla postpornografia.
non riuscivo a essere a mio agio col termine porno, soprattutto in tempi di bunga bunga.
ma di questo e della mia folgorazione slavinica racconterò dopo (anzi, in un altro post dedicato, che chiamerò una slavina vi seppellirà).
poi è successo tutto velocissimo.
totem girl mi ha detto che stava andando a torino e in men che non si dica ero sul treno, supercarica, munita di computer portatile e pronta a festeggiare il mio compleanno cyber-attivamente.
d’altronde rob brezsny, che da un anno mi massacrava, finalmente parlava di resurrezione e non solo perché c’era di mezzo il weekend dei morti.
Nei prossimi giorni potresti diventare presidente del tuo personale Circolo della fortuna e della felicità. I tuoi livelli di gratificazione potrebbero superare di gran lunga la norma. Potresti aver voglia di cercare su Google l’ideogramma cinese che significa *doppia felicità* e usarlo come tuo simbolo guida. Forse è arrivato anche il momento di esplorare e sperimentare i concetti di *super beatitudine*, *delizia sublime* e *splendida estasi*. Travestimento consigliato per Halloween: la persona più fortunata che sia mai vissuta.
ho cercato su google l’ideogramma cinese, scoprendo che questo carattere doppio 囍 si contrae diventando così 喜.
e così, quasi 36 anni e non sentirli, mi son diretta all’askatasuna, pronta a dormire in un centro sociale, da vera pischella riot girl.
l’accoglienza fu fantastica, non si respirava quel clima che c’è di solito nei “centri asociali” (thx slavina) e tutto era completamente autogestito, compresa l’organizzazione dei pasti, in cui ognun* doveva lavarsi il proprio piatto.
la prima notte non ho chiuso occhio, sui materassini della palestra popolare piena di guantoni (qui si fa antifa boxe): tutte quelle parole sentite durante la giornata risuonavano in me, creando associazioni e stimolando miliardi di idee.
che rete fittissima stavamo tessendo, che mondo trasformato, che cambiamento avremmo messo in atto, coi nostri corpi e i nostri avatar, legati e interconnessi.
al mattino, reduce dalla notte in bianco, non riuscivo a seguire gli interventi.
essendo fresca di roma e 15 ottobre, ero interessatissima a seguire “uso politico della forza: dalla filosofia politica alle pratiche di movimento, passando per la rappresentazione della forza femminile nella cultura massmediale” del laboratorio sguardi sui generis, ma la terminologia era piuttosto complessa e ho deciso che me lo sarei ascoltata con calma da casa QUI.
sono riuscita però a vedere il video dell’occupazione della sede del pdl,
in cui orrendi politici insultavano ragazzine della metà dei loro anni, a cui dicevano “sei grassa”.
e di questa violenza comunemente accettata i media non parlano.
nella mattinata, sara gandini della libreria delle donne di milano aveva parlato della piazza, che
risulta interessante quando diventa luogo di creatività e orizzontalità, contro i modelli viriloidi dello scontro puro e semplice
e aveva criticato i media per essersi concentrati troppo sugli scontri, quando l’attenzione avrebbe dovuto andare, forse, su ciò che c’è stato prima e dopo la piazza.
già, come dare sbocco politico alla rabbia, espressa da moltissime donne il 15 ottobre?
per ora interrompo questo lunghissimo post-post con le sue parole:
c’è un libro che si chiama le pazze di daniela padoan, sulle madri di plaza de mayo, che hanno trasformato dolore e rabbia in un gesto politico. a un tratto capirono che la lotta individuale per il proprio figlio non aveva senso. ma camminare insieme, quel modo di stare e di vivere la piazza aveva senso: permise una modificazione soggettiva, una coscienza di lotta generatrice di libertà.
ti parlo col cuore in mano
col cuore in mano
o uomo nero
blecche blocche che non sei un black bloc
sembri un black bloc ma non lo sei
sembri un black bloc e non so chi sei
individuo misterioso
che fai paura a tutti
individuo inquietante
sulla bocca di tutti
ma io volevo che sulla bocca di tutti
corresse il messaggio della rivoluzione
io volevo che sulla bocca di tutti
ci fosse sapor di protesta mondiale
immaginavo la gente nei bus
discorrer allegra di human microphone
sognavo l’uomo qualunque
stupito e teso a sentire il messaggio
dei cortei di tutto il mondo
una sola voce un unanime viaggio
da un capo all’altro della terra
una grande marcia
non certo una guerra
e immaginavo quest’uomo qualunque
quello che guarda soltanto tivù
lo immaginavo accendersi a un tratto
e inneggiare alla rivoluzione
infervorarsi e meravigliarsi
per lo spiraglio di un cambiamento
e invece oggi l’uomo qualunque
quello che guarda soltanto tivù
parla di te, soltanto di te
e questo è il danno più grande che hai fatto
io ti parlo col cuore in mano
so bene di quel che ti ha reso così
è la rabbia della disperazione
ci convivo lo sai che ti credi
io la conosco quella signore
anche se forse in me non la vedi
ma non ti giustifica
o uomo in nero
no non giustifica
no no no no
e tu
tu hai rovinato tutto
poteva essere giorno di festa
poteva essere giorno d’amore
tra noi compatti nella protesta
uniti forti
estranei mai più
sentirsi vivi
altro che morti
sentirsi vivi
insieme insorti
ma purtroppo c’eri tu
e allor finisco ché questo mondo
no non lo cambi con le tue botte
e sai perché?
sì che lo sai ma fingi di no
dai che lo sai
dai che ci arrivi
oh non sei saggio?
allor te te lo dico
c’è che usi lo stesso linguaggio
di quello che chiami il tuo nemico
è la lingua del secolo andato
quanto sei vecchio
ma non ti sei accorto
che con quello abbiamo già dato?
poi pure a me
la caccia all’uomo
non piace per niente
ma questo è proprio un altro discorso
torna piuttosto al millennio scorso
prima però indugia ancora
voglio che ascolti proprio tutto
questo è il tuo vero e unico danno
ricordalo bene
perché è un sogno distrutto
Versiamo sangue e stranamente è rosso, ché voi lo pensavate nero come i vostri pensieri e le vostre canzoni. Nero come i vostri grossi bastoni, ché siamo vecchie puttane e non ci fanno più paura.
Versiamo sangue senza piangere perché ci avete tolto anche le lacrime e siamo arrabbiat* perché non vogliamo più stare a sentire i vostri bla bla bla, vogliamo soldi, lavoro, una casa, vogliamo smetterla di pagarvi debiti, di farci derubare, di rischiare lo sgombero ogni minuto, vogliamo smettere di vedere donne che per l’esecuzione di uno sfratto vengono rincoglionite di veleno e farmaci. Abbiamo il sangue rosso, si, è ancora di quel colore lì e non potete farci niente, ché non siete ancora riusciti a farci diventare zombies.
Siamo battito, ritmo, respiro, vita e ci riverseremo per le strade a co-spirare insieme, mascherat* da guerrier* e mai più dispost* a rinunciare a un centimetro di noi.
Non ci faremo scippare la strada da quelli che parlano di rivoluzione e poi ci vogliono incatenat* a casa. Non ci faremo incatenare a domicilio da quelli che ci rubano le lotte. Saremo stanch* e consapevoli e manifesteremo con lo spezzone che ci rassomiglia. E invitiamo tutt* a dire in piazza i motivi del dissenso, contro i ladri di idee, i prevaricatori, quelli che mercificano le lotte, i professionisti dell’indignazione che ci hanno contaminato pure il linguaggio. Siamo arrabbiat*, femministe, lesbiche, trans, puttane, migranti, uomini, donne, e non scendiamo in piazza per ”dare una spallata al governo” e fare spazio a quegli altri che prima di chiamarsi “opposizione” dovrebbero cercare la parola sul vocabolario.
Abbiamo fame, sete, siamo dispost* a fare la guerra perché non abbiamo più niente da perdere dato che ci avete tolto tutto. Futuro, speranze, istruzione pubblica, sanità decente, lavoro, lavoro, lavoro. Massa di privilegiati che campate alle nostre spalle da parassiti, tutti quanti, potenti, dirigenti, pezzi di merda multicolore, che forza e italia e forza e nuova e forza e merda, ci viene la nausea solo a pensare che in questo paese ci viviamo e già non vorremmo starci più ma è qui che buttiamo sangue e un pezzo di futuro lo pretendiamo, ce lo dovete dare, che se non ce lo date noi ce lo prendiamo, perché vi soffiamo addosso e se ci vedete vento noi presto saremo un tornado che vi trascinerà nel fango dove meritate di stare.
A quei bastoni grossi non abbiamo niente da dire per quanto troviamo strano che restino a fare i mercenari a difendere le banche, magari quelle dove c’hanno il mutuo da pagare e che gli toglie l’aria pure a loro, senza sconti né sentimenti umani. Profitto e sfruttamento, precarietà e fatica, ché ci hanno tolto pure il diritto all’amore e noi ci amiamo, tutt*, in faccia al mondo, perché a quell’amore abbiamo diritto.
Non abbiamo tempo da perdere, ogni viaggio per una manifestazione ci costa soldi e fatica, e dobbiamo sentirci in colpa se abbiamo il sangue che viene giù dalla vagina, se non ce l’abbiamo perché ci portiamo un figlio nella pancia, perché per fare battaglia bisogna essere intere. Non abbiamo tempo da giocarci perché non è una piazza di svago. Veniamo a giocarci il futuro e arriviamo carich* di pretese e di speranze, vestit* di rosso fino alle mutande, perché il nostro rosso si deve vedere sempre e che la smettano di ripassarci di colori neutri ché tanto la storiella non c’incanta.
Il rosso è sangue, il rosso è rabbia, il rosso è vita e noi siamo viv*. Siamo viv* e abbiamo le parole della rivoluzione in testa e la fatica di ogni giorno per i nostri due, tre, quattro lavori contemporaneamente, la schiena rotta e la sveglia all’alba e i sacrifici per ritagliarci un po’ di autonomia e non dover dipendere da nessuno, fosse un marito, amic@, fidanzat@, padre, madre, stato. Ci siamo noi che sudiamo lacrime dal corpo perché oramai hanno preso quella direzione, e poi dagli occhi viene fuori sangue a gocce, ogni volta che un datore di lavoro ci tocca il culo, che un maiale ci considera carne in saldo, che uno sbirro ci detta il suo verbo su per l’ano.
Ci siamo tutt* che ora basta di vedere morire amici e amiche che si pigliano lavori in nero e poi le ammazzano dentro uno scantinato miserabile, sfruttatori di merda, governi assassini che garantite agli schiavisti di non pagare mai per quella sicurezza che ci tolgono. Succede a Barletta, a Torino, a Palermo, a Brescia, e succede di vedere quei compagni di lotta che rompono catene e bruciano prigioni all’urlo di “libertà” perché se sopravvivi dopo aver attraversato tanta terra e mare e tempeste non puoi accettare di farti rinchiudere nel lager nazista dove si fa la conta delle particelle di melanina, se ne hai troppe o troppo poche, che ci dobbiamo tenere solo la pelle rancida dei nostri politici nostrani, razzisti e disumani, senza pietà.
Ci siamo ancora, si, e non c’è più niente da fare, ci avete rotto infine e per quanto non abbiamo tempo e soldi e speranze arriveremo a urlarvi che ci siamo, ché non ci avete ancora ammazzato, e ci vestiremo di pelle, luce, fuoco, perché vi bruci solo vederci.
Non avremo vinto, infine, forse, ma avremo macchiato quel cemento grigio di rosso e l’avremo urlato, forte, che siamo quell* che combattono tutti i giorni e vi contaminiamo con la nostra scrittura sporca, ché di cose edulcorate ne abbiamo piene le ovaie, e avremo vissuto, poi, da persone libere… Libere per davvero.
—>>>IL NUMERO DEL LEGAL TEAM PER IL 15 OTTOBRE A CUI POSSONO RIVOLGERSI TUTTE LE PERSONE PER ASSISTENZA LEGALE E’: Casa dei diritti sociali, 06 49 15 63
Sono una wolf-fan e sui wolfango credo di aver già detto abbastanza QUI.
Per puro caso ho scoperto che suoneranno venerdi 7 ottobre a milano, intorno alle 23 e 30, o almeno così dice Lei, la Meravigliosa Sofia, per cui nutro una specie d’invaghimento.
Beccare i wolfango non è cosa semplice: a loro non interessa farsi pubblicità e scommetto che si dimenticheranno di postare l’evento sul LORO MYSPACE, che non aggiornano mai (e fanno bene, perché myspace è diventato inguardabile).
Son fatti così, che ci vuoi far.
Quindi se stai ancora leggendo significa che il destino ti vuole in sacrestia.
Non è una bestemmia, ma il luogo in cui si esibiranno i nostri beniamini.
Si trova in via conchetta 20.
Gli altri gruppi cominciano verso le 21.
Il live è presentato da WHENMUSICATTACKS! (qui il loro tumblr).
Qui puoi respirare un po’ di wolf-aria.
Perché, oggi più che mai…
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QUELLO CHE CI RESTA, NO CHE NON CI BASTA
sì ma il jesus che cerco io è questo qui
queer, freak, hippy e precario
invoca reddito per tutti
ma soprattutto
DIRITTO ALLA CASA
che mi sono stufata di pagare l’affitto e avere a che fare con personaggi olindo style
sto per postar questo pensiero della notte, per sicurezza voglio vedere cosa mi dà google se metto “freak”.
e mi esce QUESTO, su wikipedia italiano (che di solito evito, perché non attendibilissimo. ma in molti casi è molto molto molto utile).
allora rettifico:
DIRITTO ALLA CASA, sì.
ma DIRITTO anche ALLA CULTURA.
per un SAPERE neutrale, gratuito, ma soprattutto LIBERO.
gesù.
gesù sta arrivando.
non si sa dove però: lo seguo già da un po’ su twitter, ma è piuttosto criptico sui luoghi che frequenta.
l’ho cercato tra le pecore.
poi ho letto che ad agosto stava andando alle hawaii.
seguilo anche tu sul twitter di jesus christ.
(sotto, street art incontrata a milano, piazza oberdan)
“testa vuota, testa vuota, questo fa bene alla salute e allo spirito. svuotarsi il cervello con la pioggia, passeggiare e chiacchierare un po’ bagnati, non c’è di meglio in certi momenti. e chi non approva la testa vuota è perché non ha presente la testa piena della disperazione, non sa neanche di cosa parlo.”
gianni celati, lunario del paradiso
io, gianni, ti capisco.
ecco il mio omaggio alla testa vuota.