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	<title>MilanoX &#187; net pet</title>
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	<description>cultura underground eventi alternativi cronaca politica movimenti transnazionali</description>
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		<title>Il vincitore del Tribeca Film Festival, i video di 6 secondi e le storie di Clint Eastwood</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 20:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[clint eastwood]]></category>
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		<description><![CDATA[Il vincitore del Tribeca Film Festival, i video di 6 secondi e le storie di Clint Eastwood di Daniele Salvini &#160; &#160; Si è concluso il Tribeca Film festival a New York, premiando come miglior film (best narrative): The Rocket (il razzo), del regista Australiano Kim Mordaunt, già vincitore al Festival di Berlino. qui il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><br />
Il vincitore del Tribeca Film Festival, i video di 6 secondi e le storie di Clint Eastwood</p>
<p>di Daniele Salvini<br />
</b></p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/ttf-IMG_3642.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64797" alt="ttf-IMG_3642" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/ttf-IMG_3642.jpg" width="700" height="432" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è concluso il Tribeca Film festival a New York, premiando come miglior film (best narrative): The Rocket (il razzo), del regista Australiano Kim Mordaunt, già vincitore al Festival di Berlino.</p>
<p><strong>qui il trailer:</strong></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/dDxt4gKyGfo?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C&#8217;era anche una sezione #6secfilms per i video della lunghezza massima di 6 secondi distribuibili via social network. </strong>Si possono vedere <a href="http://tribecafilm.com/blogs/winners-6-second-films-vine-competition" target="_blank">tutti i video vincitori qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In teatro: Clint Eastwood intervistato sul suo lavoro da Darren Aronofsky, regista di Pi Greco e di The Westler. </strong></p>
<p>Sono passati anni da quando Clint Eastwood era un attore caratterista, reso famoso per le sue interpretazioni del cowboy solitario e silenzioso da Sergio Leone, e in seguito per quella del brutale e poco etico Dirty Harry, detective di San Francisco. Due interpretazioni così forti da rimanere ancora oggi nell’immaginario collettivo. Da una trentina d&#8217;anni Clint Eastwood è anche regista potente e raffinato. E ama le sturiellet.</p>
<p>La prima storia gliela dedicò Sergio Leone stesso: quando disse che Clint Eastwood aveva due espressioni: con e senza cappello.</p>
<p>La parola ora a Clint Eastwood:</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/ttf-eastwood-ttf2013.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64798" alt="ttf-eastwood-ttf2013" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/ttf-eastwood-ttf2013.jpg" width="700" height="452" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Preferisco dire &#8220;Vai&#8221;, piuttosto che &#8220;Azione&#8221;.<br />
Perché mi ricordo dai film western che i cavalli non amano avere fili intorno, come quelli dei microfoni, e dunque sono già nervosi in partenza. Se gridi &#8220;Azione!&#8221; capace che gli attori a cavallo stringano involontariamente un poco le gambe e il cavallo potrebbe partire al galoppo.<br />
Potresti trovarti lì da solo, dopo aver gridato.<br />
Se i cavalli hanno questa reazione, beh, ho pensato che anche gli uomini potrebbero averne una simile anche se non la mostrano e allora preferisco evitare &#8220;Azione!&#8221; e dire: &#8220;Go&#8221;.. cioé &#8220;Vai&#8221;.. Tranquillo.. quando sei pronto, vai.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Comincio a riprendere prima, e smetto dopo.<br />
Faccio arrivare la crew sul set a sistemare tutto prima degli attori, cosi&#8217; quando arrivano e fanno la prova generale, la registro, e se viene bene me la tengo.<br />
Odio quando una prova viene bene e non stavi girando.<br />
E quando dico &#8220;cut&#8221;, &#8220;taglia&#8221; il mio operatore sa che non deve smettere di riprendere, lo fa solo quando dico: &#8220;Stop&#8221;. Perché in questo modo riprendo qualche scena degli attori mentre si rilassano, si passano la mano tra i capelli, quelle cosi lì insomma che dopo ti servono. Funziona soprattutto coi bambini.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Devi lottare per quello che vuoi, è normale che la gente non ti lasci fare. In passato dovevo lottare molto, ora molto meno. Credo che vogliano far contento il vecchietto. Sì, ora è più facile. Per esempio i miei film preferiti, non li volevano fare.<br />
Mystic River, dicevano che era troppo cupo. E Million dollars baby che non era interessante.<br />
&#8220;noi non produciamo drammi&#8221; mi han detto, e anche: &#8220;a chi interessa una storia così?&#8221;.<br />
Alla fine mi hanno proposto di farle accorciandomi il budget.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Fare film è un piacere. Significa metterci le mani dentro. È un power trip, controlli tutto. Ma hai anche una grande responsabilità.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Amo gli attori e credo che gli attori amino lavorare per qualcuno che è stato attore prima,<br />
si sentono capiti, e la comunicazione è più facile.<br />
C&#8217;è stato un attore che volevo prendere a cazzotti una volta&#8230; alla fine il film è venuto bene però. Era bravo.<br />
Voleva girare una scena in un angolino, io gli ho detto: -Vedi, il punto è che in quest&#8217;angolino non c&#8217;è luce..<br />
ma lui insisteva,<br />
allora l&#8217;ho portato in un posto dove c&#8217;era luce e mi sono messo davanti dicendo: guardami la faccia, io vorrei riprendere la tua faccia così: piena di luce!<br />
e lui mi ha guardato e ha detto: -ah ok, certo, si.. ci posso provare..<br />
e dunque a volte devi fare l&#8217;aspirante psicologo, ma la maggior parte degli attori in generale vogliono sapere solo &#8220;perché&#8221;, un pò come i soldati. Vogliono sapere perché lo fanno, non vogliono solo eseguire gli ordini. Se gli dici la ragione, allora lo fanno volentieri, se no non ne vogliono sapere.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul set di uno dei suoi ultimi film, un attore, bravo e famoso, chiede di rifare la scena, perché sente che potrebbe rifarla meglio. Clint, il regista, dice &#8220;no&#8221;. L’attore insiste, sa di essere una star e vorrebbe fare meglio. Eastwood lo stoppa così: &#8220;Ho ottant&#8217;anni e ci sono ancora un sacco di film che devo fare, non ho tempo da perdere, la scena andava bene&#8221;.</p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p><strong>video dell&#8217;intera intervista, Clint Eastwood and Darren Arenofsky:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="http://new.livestream.com/accounts/3172535/events/2048983/videos/17498345/player?autoPlay=false&amp;height=360&amp;mute=false&amp;width=640" height="360" width="640" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>2013, un MIART ai ripari</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 07:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>
		<category><![CDATA[classe creativa]]></category>
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		<description><![CDATA[by Alessia Locatelli Quello che abbiamo visto alla Fiera Milano quest&#8217;anno è davvero un MIART nel segno dell&#8217;investimento alto sì, ma solo se “storicizzato”. Come dice Vincenzo de Bellis, il curatore, in una intervista: “Questa edizione è il tentativo di redigere un possibile Zeitgeist della nostra cultura contemporanea”. E forse il nostro Spirito del tempo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/miart2013Goshka-Macugail-vecchio-ed-il-nuovo.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/miart2013Goshka-Macugail-vecchio-ed-il-nuovo.jpg" alt="miart2013Goshka Macuga,il vecchio ed il nuovo" width="800" height="598" class="alignnone size-full wp-image-64422" /></a></p>
<p><strong>by Alessia Locatelli</strong></p>
<p>Quello che abbiamo visto alla Fiera Milano quest&#8217;anno è davvero un MIART nel segno dell&#8217;investimento alto sì, ma solo se “storicizzato”. Come dice Vincenzo de Bellis, il curatore, in una intervista: “Questa edizione è il tentativo di redigere un possibile Zeitgeist della nostra cultura contemporanea”. E forse il nostro Spirito del tempo percorre proprio un tragitto à rebours. Un percorso che si riflette anche nell’ambito di collezionismo. Molte delle proposte delle gallerie infatti comprendevano Boetti in serie, tutti delle dimensioni minimal di circa 30&#215;30, Capogrossi come se piovesse, estroflessioni di Castellani e Arte Povera ovunque. Per non far torto a nessun maestro, dirò che la presenza di opere d’arte italiane della seconda metà del &#8217;900 era così massiccia, da risultare imbarazzante. Troppi lavori storicizzati, a garanzia di un investimento sicuro in questi tempi di cambiamento. Come se non ci fosse molta differenza tra investire in un box o in un&#8217;opera d&#8217;arte. Purtroppo oggi la passione del mecenate, del collezionista che segue gli artisti, che compra arte per passione o per sfida &#8211; ma mai per moda o scelte imprenditoriali oculate – è stata seppellita dai suggerimenti del commercialista che, per fornire ulteriori sgravi fiscali, consiglia di comprare arte (oltre un certo tot mila euro di guadagno e forse non è il nostro caso).Una crisi economica che lega (/nega) anche investimenti nei giovani o in proposte che osano, che propongono progetti differenti. E i giovani? Se nessuno li supporta, non è facile pensare che si possa creare un collezionismo in questa direzione. Non tutte le proposte però sono state “da museo”, le gallerie straniere hanno un concetto di Fiera differente, per cui si portano pochi lavori, magari una personale, che evadono dal senso comune di mercato, per avvicinarsi ad allestimenti e lavori che in case private forse avrebbero difficoltà ad entrare, ma il cui risultato visivo è piacevole e – soprattutto &#8211; non banale. Così, ad esempio, il lavoro di Lucy Coggle della Chert gallery di Berlino.</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/miart-CAPOGROSSI-400x320.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/miart-CAPOGROSSI-400x320.jpg" alt="SONY DSC" width="400" height="320" class="alignnone size-full wp-image-64424" /></a></p>
<p>Nel 2013 sono state 4 le sezioni tematiche:</p>
<p><em>Established</em>: Sezione che riunisce gallerie operanti da anni nella promozione dell’arte moderna e contemporanea. Si accede davvero con difficoltà e servono molte credenziali, il risultato – anche da quello che avete letto qui sopra &#8211; l’ho trovato insipido e banale.</p>
<p><em>Emergent</em>: Sezione riservata alle giovani gallerie d’avanguardia, con una riconosciuta attività di ricerca artistica sperimentale. Una sezione poco visibile, probabilmente ancora c&#8217;è gente che si aggira in Fiera a cercarla.</p>
<p><em>THENnow</em>: Sezione a invito nella quale si confrontano un artista storico e uno appartenente a una generazione più recente. Interessante sezione curata da Florence Derieux, Direttrice, FRAC e da Andrea Viliani, Direttore Generale della Fondazione Donna Regina per le arti contemporanee di Napoli.</p>
<p><em>Object</em>: più che una sezione questa bella idea di “contaminare” positivamente anche con oggetti di design l&#8217;arte si è poi concretizzata in un ammasso di lavori ben poco identificabili tra loro, collocati in uno spazio recintato, a metà tra l&#8217;area giochi all&#8217;Ikea e un parco divertimenti in disuso. Alcuni lavori erano interessanti &#8211; come il tappeto effetto persiano in carta, sospeso a qualche centimetro da terra grazie all&#8217;utilizzo di un ventilatore &#8211; il difficile era individuarne l&#8217;autore.</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/Enzo-Fiore-vergine-rocce-2.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/Enzo-Fiore-vergine-rocce-2.jpg" alt="Enzo Fiore vergine rocce 2" width="800" height="600" class="alignnone size-full wp-image-64423" /></a></p>
<p>Ci è piaciuto lo spazio espositivo di Poggiali e Forconi (<a href="http://www.poggialieforconi.it/">http://www.poggialieforconi.it/</a>) con un bravo Davide Bramante e Enzo Fiore dalla Galleria Contini (<a href="http://www.continiarte.com/enzo-fiore.html">http://www.continiarte.com/enzo-fiore.html</a>) che se non è entusiasmante coi i suoi ritratti dei Vip, lo è invece da togliere il fiato dal punto di vista esecutivo e del risultato nella riproduzione della leonardesca “Vergine delle Rocce” e i divertenti ma improbabili “Busti in gabbia con uccelli vivi” di Andrea Branzi e Isabella Bortolozzi, che rileggono in modo canzonatorio ma intelligente il tema della scultura classica. </p>
<p><a href="http://www.miart.it/">http://www.miart.it/</a></p>
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		<title>La Sinistra e la Democrazia Online</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 08:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia online]]></category>
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		<description><![CDATA[By Fabrizio Mele “Siamo disposti a continuare a subire decisioni che vengono prese senza coinvolgerci, a rinunciare a costruire un futuro per noi e per i nostri figli?” Con questa domanda inizia il libro Cosa fare Come fare di Iolanda Romano, architetto, dottore di ricerca in politiche pubbliche del territorio e fondatrice di Avventura Urbana, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/edemocracy.gif"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/edemocracy.gif" alt="edemocracy" width="429" height="359" class="alignnone size-full wp-image-64224" /></a></p>
<p><strong>By Fabrizio  Mele </strong> </p>
<p>“Siamo disposti a continuare a subire decisioni che vengono prese senza coinvolgerci, a rinunciare a costruire un futuro per noi e per i nostri figli?”</p>
<p>Con questa domanda inizia il libro Cosa fare Come fare di Iolanda Romano, architetto, dottore di ricerca in politiche pubbliche del territorio e fondatrice di Avventura Urbana, una società che unisce un gruppo di esperti di diverse discipline al fine di costruire una progettazione partecipata per le politiche pubbliche.</p>
<p>Il testo della Romano, oltre a presentare lo stato dell’arte della democrazia partecipativa in Italia, funziona da sprone per la politica italiana, dimidiata e disorientata tra centrismi finanziari e giustizieri estremi con o senza patria. La Romano reputa in particolare che sia la Sinistra, insieme ai comitati di cittadini e ai media, a poter rappresentare l’anello di congiunzione tra politica e società civile, mostrando così quanto si possa fare per aumentare il livello della democrazia italiana. Se i valori su cui essa fonda le proprie radici sono la partecipazione seria, informata ed efficace dei cittadini alla politica pubblica, allora la scelta dei metodi sperimentati dalla democrazia deliberativa potrebbe effettivamente esprime la nuova strada da battere tanto a livello locale quanto a livello nazionale. Potrebbe essere questo il modo in cui presentare finalmente un programma politico davvero di Sinistra? Potrebbe essere questo un modo per mostrare autentiche differenze di visione tra progressisti e conservatori in Italia?</p>
<p>Tuttavia potremmo porre, rispetto all’idea della Romano, una questione ancor più radicale: dovrebbe essere questo un campo di divisione tra fazioni o potrebbe rappresentare un luogo di condivisione e un programma istituzionale comune?</p>
<p>La paura e la resistenza principale che i partiti devono superare è quella di sentirsi sopraffatti e superati dalla partecipazione dei cittadini. Le pratiche partecipative, tuttavia, non sono un sostituto della democrazia che oggi conosciamo, rappresentano piuttosto, come scrive Marianella Sclavi in Confronto Creativo, un upgrade di questa democrazia. Esse non devono essere né un metodo per creare consenso né una conta delle preferenze, piuttosto esprimono un modo per sperimentare, discutere o inventare nuove opzioni e soluzioni in vista dell’interesse pubblico e del Bene Comune. Può la nuova Sinistra farsi portatrice di questi valori? E la Destra?</p>
<p>Per farci noi portatori di queste istanze, dobbiamo lasciarci coinvolgere in quanto cittadini e affiancarci come nuova forza a enti, imprese e istituzione nell’agone pubblico. In molti nel nostro Paese (e oltre…) non si sentono più rappresentati da queste istituzioni e non vogliono più delegare le proprie scelte: per questo un nuovo e inaspettato protagonista si affaccia e chiede spazio, la Comunità Pubblica. Non tutti i cittadini, in realtà, sono disposti a mettersi in gioco avendo il timore (non del tutto infondato!) di essere manipolati, usati o peggio avendo il sospetto di perdere solo gran tempo. La disillusione verso le istituzioni pubbliche e la politica in Italia sono una seria causa di questo atteggiamento; tuttavia tale posizione non può essere accettata passivamente poiché indugia intorno a visioni disfattiste che finiscono per conservare il sistema vigente. Dobbiamo piuttosto agire come la goccia d’acqua che con calma, costanza e gentilezza dà forma al marmo, dobbiamo essere consapevoli che se vorremo fare i mugnai, gioco-forza, ci riempiremo di farina.</p>
<p>Altro tema posto da Iolanda Romano è l’esigenza di portare le istanze della partecipazione a livello istituzionale. Scrive l’autrice:</p>
<p>Molti paesi si sono dotati di strumenti anche normativi per favorire una cultura dell’ascolto, del dialogo e del confronto pubblico sulle scelte strategiche.</p>
<p>In effetti in Francia è già vigente una legge (la legge Barnier del 2 Febbraio 1995) che favorisce il confronto pubblico (débat public) quando si tratta della costruzione di grandi opere di interesse nazionale. Questa stessa legge, dopo la ratifica del 2002, permettere di incidere sia sui modi di realizzare le opere, sia nella scelta di realizzare o no l’opera in questione. Negli Stati Uniti è in uso il Public Consensus Building attraverso cui dei facilitatori aiutano a creare soluzioni condivise per esempio su temi ambientali e leggi federali; a Boston ha poi sede il Public Conversation Project che aiuta a mediare e costruire un discorso condiviso intorno a temi difficili del dibattito pubblico. Questo progetto rappresenta uno strumento fondamentale della democrazia americana se è vero che negli ultimi anni la stessa amministrazione Obama ha tenuto conto dei risultati di questi dibattiti per costruire la propria campagna elettorale e le linee programmatiche della propria azione politica e amministrativa. In Danimarca il governo utilizza la conferenza di consenso come strumento di aiuto alla decisione pubblica. In Italia invece non esistono ancora leggi o direttive nazionali a riguardo; in Toscana abbiamo la legge 69 del 2007 che promuove la partecipazione per le scelte del governo regionale e che sta avendo ultimamente molti bastoni tra le ruote.</p>
<p>Per finire voglio esprimere un punto trattato di passaggio dalla Romano su cui non concordo a pieno, il punto in cui esprime la propria posizione nei confronti della rete. Dice la Romano in dialogo con Zagrebelsky:</p>
<p>Alcune forze politiche puntano sempre più sulla semplificazione, ad esempio: “Ci troviamo sulla rete e decidiamo tutti insieme”. Il linguaggio della rete è semplice, veloce, approssimativo e soprattutto sintetico, il contrario della complessità. Se c’è la presunzione che sia tutto semplice, “basta che lo dicano i cittadini”, i problemi complessi restano insoluti.</p>
<p>Se è vero il principio che la complessità non ricerca vie facili e “populiste”, bisogna anche riconoscere come sia necessario dimostrare che la rete è molto più di una semplificazione della complessità, piuttosto è il luogo dove la complessità si mostra (e in questo senso si può anche nascondere), luogo in cui è necessario armarsi di conoscenza e competenza in vista di un allargamento della partecipazione anche a chi per motivi di luogo o tempo non può agire.</p>
<p>Dovremo  lavorare  molto in  questa  direzione, per dimostrare praticamente che la democrazia online è un processo assai più orizzontale e partecipato del modello (elettoralmente vincente, ma democraticamente?) di di Casaleggio e Grillo.  </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Oday &#8211; Musica resistente</title>
		<link>http://www.milanox.eu/oday-musica-resistente/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 14:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[musica resistente]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[Oday non lo conosco di persona, ma l&#8217;ho avuto fianco a fianco per un anno dal momento che ho avuto l&#8217;onore di lavorare lo scorso anno in una intensa, sottile e continua discussione con il regista Dimitri Chimenti. per il montaggio di Just play, che racconta anche la storia di Oday. Articolo di Espanz Esterno [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/oday.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/oday.jpg" alt="oday" width="700" height="388" class="alignnone size-full wp-image-64121" /></a></p>
<p>Oday non lo conosco di persona,<br />
ma l&#8217;ho avuto fianco a fianco per un anno dal momento che ho avuto l&#8217;onore di lavorare lo scorso anno in una intensa, sottile e continua discussione con il regista Dimitri Chimenti. per il montaggio di Just play, che racconta anche la storia di Oday. </p>
<p><strong>Articolo di Espanz</strong></p>
<p>Esterno giorno, campo profughi di Al Fawwar nei pressi di Hebron, Oday ha 22 anni e da quando è ragazzino canta.</p>
<p>“Non si combatte solo con le pietre” dice Oday nella sua intervista per il documentario</p>
<p>Oday ha ragione non si combatte solo con le pietre, glie lo ha insegnato Ramzi, il suo maestro di musica, colui che un giorno lo incontra per strada e lo convoca come cantante della sua nascente piccola orchestra, Al Kamandjâti. Vogliono portare la musica nei campi profughi dal Libano alla striscia di Gaza, inaugurare la loro “music intifada”, trasformare l&#8217;esperienza della realtà con il solo intervento di un&#8217;orchestra, riappropriarsi di quella terra, infrangere un accesso negato, che non è soltanto la possibilità di attraversare un checkpoint ma soprattutto lo spazio per l&#8217;azione personale e collettiva.</p>
<p>Ramzi gli risponde poco dopo<br />
“non stiamo andando a combattere, se vogliamo farlo possiamo faremo una chiamata per questo un altro giorno, per ora dobbiamo -solo- suonare”</p>
<p>Suonare alla porta di damasco o ad un checkpoint non è come lanciare pietre e Ramzi lo sa benissimo, dal momento che all&#8217;età di 8 anni assieme ai suoi coetanei fronteggiava l&#8217;esercito di occupazione israeliano con le pietre in tasca durante la prima intifada.<br />
Il violino o il canto non sostituiscono la rabbia e il nostro documentario non racconta una fiaba per cui da tanta sofferenza nasce qualcosa di bello, è una storia molto concreta fatta di continue privazioni quotidiane che vengono affrontate e rese strumento di cambiamento, di elaborazione collettiva e condivisione, è questo che fa della Palestina un laboratorio politico unico, con o senza pietre. Peraltro non è un film.</p>
<p>Oday <a href="http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2013/04/20134792038694371.html" target="_blank">il 19 marzo è stato arrestato</a> ad Al Fawwar durante una incursione dell&#8217;IDF nel campo profughi. La zona di Hebron è una delle aree più dure del West Bank, la situazione si e&#8217; inasprita da qualche mese, ci sono spesso momenti di guerriglia, notizie di arresti sono all&#8217;ordine del giorno tanti anche i ragazzi che dallo scontro con i soldati non ne escono vivi. </p>
<p>Qualche giorno fa è uscito un articolo di Amira Hass su Haarez, <a href="http://www.haaretz.com/opinion/the-inner-syntax-of-palestinian-stone-throwing.premium-1.513131" target="_blank">The inner syntax of stone throwing</a>, che ho apprezzato parecchio perché mi è parso voler trasmettere, come spesso i suoi articoli fanno, una idea di resistenza molto concreta, per nulla fotogenica come un lancio di pietra,  che unisce in una traiettoria comune la formazione alla resistenza nelle scuole fino all&#8217;autocostruzione di una casa in un campo profughi, per restituire il senso profondo di quel disperato lancio di pietre che a quel punto svela la sua sintassi interna, neutralizzando le demonizzazioni che leggono quel gesto in maniera assoluta dal contesto da un lato e l&#8217;anestesia dell&#8217;estetizzazione da un&#8217;altro.<br />
Peraltro la stessa Hass ha accusato <a href="http://israelpalestine.blog.lemonde.fr/2013/03/22/apres-le-mettez-vous-a-leur-place-dobama-un-comparatif-israelo-palestinien/" target="_blank">il sistema giudiziario israeliano</a> di recente a seguito della morte di Maysara Abu Hamdeya, un malato terminale a cui è stato negato di poter ricevere cure e affetto fuori di prigione alla fine della sua malattia. Le strade di Hebron sono infuocate anche per questo,  Maysara Abu Hamdeya veniva da lì.</p>
<p>Abbiamo pensato per il nostro documentario che volevamo raccontare in questo modo anche noi, al di là dei feticismi che raffigurano e tengono sotto scacco la resistenza palestinese, anche quando la si vuole sostenere. Abbiamo pesato tutto e ce lo siamo lanciato addosso per vedere che tipo di segno potevano lasciare quelle pietre.<br />
Il film gira da circa un mese, Oday invece da un mese è ancora nella prigione militare di Ofer ed il processo è già stato rimandato tre volte, <a href="http://ramallahcafe.com/" target="_blank">aspettiamo news per il 17 aprile </a>data in cui sarà nuovamente convocato ad udienza, i genitori raccontano di lui che sta continuando a cantare.</p>
<p>
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		<title>Guerra della Memoria per Dax su Wikipedia</title>
		<link>http://www.milanox.eu/guerra-della-memoria-per-dax-su-wikipedia/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 12:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dan</dc:creator>
				<category><![CDATA[net pet]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[dax]]></category>
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		<description><![CDATA[È stata cancellata la pagina di Davide (Dax) Cesare da Wikipedia Italia in quanto non considerata enciclopedica, seppure gli eventi siano noti a livello nazionale e molto sentiti. La pagina è stata riprestinata, e ricancellata. Una vera e propria guerra sull&#8217;informazione e della memoria sull&#8217;encicolopedia libera ed aperta gestita da editori volontari, tanto più visibile [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/03/muralesDax.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-63032" alt="muralesDax" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/03/muralesDax.jpg" width="800" height="378" /></a></p>
<p>È stata cancellata la pagina di Davide (Dax) Cesare da Wikipedia Italia in quanto non considerata enciclopedica, seppure gli eventi siano noti a livello nazionale e molto sentiti.<br />
La pagina è stata riprestinata, e ricancellata.</p>
<p>Una vera e propria guerra sull&#8217;informazione e della memoria sull&#8217;encicolopedia libera ed aperta gestita da editori volontari, tanto più visibile perché in prossimità del decennale del delitto.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Cesare" target="_blank">la voce cancellata</a> su wikipedia Italia</p>
<p>La <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Davide_Cesare" target="_blank">pagina esiste nella versione Inglese</a> di Wikipedia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno degli elementi che gli amministratori di wikipedia hanno ritenuto rilevante per la cancellazione è stato l&#8217;uso della parola &#8220;compagni&#8221; alla quale è stato preferito &#8220;i suoi compagni&#8221;.</p>
<p>Questa la pagina cancellata, <a href="http://web.archive.org/web/20120323063525/http://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Cesare" target="_blank">dall&#8217;archivio</a></p>
<p>il 16 marzo 2003 Dax fu ucciso a coltellate dai fratelli Morbi, aiutati dal padre.<br />
Gli assassini hanno aggredito e ucciso Dax perché antifascista.</p>
<p>La morte di Davide (Dax) Cesare, ventisei anni, le cariche della polizia la sera stessa all&#8217;ospedale San Paolo dove i feriti erano stati trasportati e il processo che ne è seguito che ha determinato come l&#8217;omicidio fosse premeditato, hanno avuto grande risonanza in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p>Sabato 16 marzo 2013 sarà il decennale dalla morte di Dax, chi vive a Milano (ma non solo) avrà<br />
senz&#8217;altro notato <a href=" http://www.google.it/search?q=dax+murales" target="_blank">le frequente scritte sui muri</a> &#8220;Dax vive&#8221; o &#8220;Dax odia ancora&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo di Repubblica: <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/30/dax-fu-un-aggressione-premeditata.html" target="_blank">dax fu un aggressione premeditata</a></p>
<p>Articolo di Repubblica: <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/05/15/all-assassino-di-dax-16-anni.mi_036all.html" target="_blank">le condanne</a></p>
<p>Articolo di Repubblica: <a href=" http://milano.repubblica.it/dettaglio/via-il-murale-per-dax-e-scontro/1363567" target="_blank">cancellato il murales</a></p>
<p>Le <a href="http://www.inventati.org/sanpaolo/" target="_blank">slide del comitato di controinchiesta sui fatti del san paolo</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da come i fatti sono noti e rilevanti sembra dunque politicamente orientata la scelta di cancellare la pagina in prossimità della ricorrenza.</p>
<p>Negli ultimi giorni la pagina è stata rimessa online, e nuovamente cancellata, e nuovamente messa online.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui si possono seguire le evoluzioni su Wikipedia</p>
<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Richieste_agli_amministratori/settembre_2012#Cancellazione_Davide_Cesare" target="_blank">richiesta agli amministratori</a></p>
<p><a href=" https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Richieste_agli_amministratori/febbraio_2013#Ripristino_pagina_cancellata_.22Davide_Cesare.22" target="_blank">richiesta ripristino</a></p>
<p>Queste le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:IMMEDIATA" target="_blank">regole di wikipedia italia per la cancellazione immediata</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Può essere questo avvenimento a ricordarci come non sia una buona cosa restare fruitori passivi,<br />
occorre partecipare. la libertà, anche quella delle informazioni, va continuamente difesa.</p>
<p>parafrasando il vecchio slogan di Indymedia:<br />
Non lasciare che wikipedia la facciano solo gli altri. Non leggere l&#8217;enciclopedia, siila.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:WP42/Davide_Cesare" target="_blank">nuova pagina in lavorazione</a></p>
<p><strong>Sabato 16 marzo, decennale dell&#8217;uccisione di Dax e dei successivi fatti del San Paolo, a Milano si svolgerà la manifestazione nazionale antifascista (in strada, non su wikipedia).<br />
Piazza 24 maggio ore 15<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Pagine_da_cancellare/Davide_Cesare" target="_blank">prima cancellazione della pagin</a>a</p>
<p><a href="http://www.epressonline.net/joomla/italianews/36-notizie/2286-wikipedia-cancella-davide-cesare-censurata-la-morte-di-qdaxq.html" target="_blank">articolo sulla prima cancellazione</a>, giugno 2012</p>
<p>la <a href="http://www.radiondadurto.org/2013/03/11/dax-resiste-trasmissioni-di-avvicinamento-al-15-16-17-marzo-2013/" target="_blank">programmazione di avvicinamento alla manifestazione</a> di radio onda d&#8217;urto</p>
<p>articolo di Luciano Muhlbauer su MilanoX (<a href="http://www.milanox.eu/milano-e-in-debito-con-dax/" target="_blank">Milano è in debito con Dax</a>)</p>
<p>gli <a href="http://daxvive.info/category/16-marzo-dax-vive-nelle-lotte/" target="_blank">il programma del 14-15-16 marzo</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>23 Denunciati per Hackit06</title>
		<link>http://www.milanox.eu/23-denunciati-per-hackit06/</link>
		<comments>http://www.milanox.eu/23-denunciati-per-hackit06/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 11:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[hackit]]></category>
		<category><![CDATA[hackmeeting]]></category>
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		<description><![CDATA[A distanza di sei anni 23 compagni ed attivisti &#8211; che insieme ad altre centinaia hanno occupato e reso vivibile lo stabile in cui si è svolto l&#8217;Hackmeeting di Parma 2006 si sono visti recapitare un decreto penale, accusati in base all&#8217;articolo 633 del codice penale di: Invasione di terreni od edifici. &#160; Dall&#8217;1 al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/foto-cyberright_black.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-62471" alt="foto-cyberright_black" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/foto-cyberright_black.gif" width="143" height="147" /></a></p>
<p>A distanza di sei anni 23 compagni ed attivisti &#8211; che insieme ad altre centinaia hanno occupato e reso vivibile lo stabile in cui si è svolto l&#8217;Hackmeeting di Parma 2006 si sono visti recapitare un decreto penale, accusati in base all&#8217;articolo 633 del codice penale di: Invasione di terreni od edifici.</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/foto-parma06.png"><img class="alignnone size-full wp-image-62469" alt="foto-parma06" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/foto-parma06.png" width="600" height="383" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall&#8217;1 al 3 settembre 2006 si è infatti tenuta a Parma la nona edizione dell&#8217;Hackmeeting, aperta da un atto di hacking sociale (reality hacking): l&#8217;occupazione dello spazio fisico dove si è tenuta l&#8217;iniziativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href=" http://www.hackmeeting.org/hackit06/" target="_blank"></p>
<p>http://www.hackmeeting.org/hackit06/</a></p>
<p>&#8220;Perché l&#8217;hacker, come sottolinea il manifesto del meeting, non si occupa solo d&#8217;informatica ma sta con entrambi i piedi ben piantati nella realtà: Il nostro essere &#8216;hacker&#8217; si mostra nella quotidianità anche quando non usiamo i computer, si mostra quando ci battiamo per far cambiare le cose che non ci piacciono, come l&#8217;informazione falsa ed imposta, come l&#8217;utilizzo di tecnologie non accessibili e costose, come il dover recepire informazioni senza alcuna interattività e il dover subire da spettatori l&#8217;introduzione di tecnologie repressive e censorie.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/foto-flyer-parma.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-62470" alt="foto-flyer-parma" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/foto-flyer-parma.jpg" width="612" height="247" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[dal <a href="http://www.hackmeeting.org/hackit06/materiali/cartella_stampa_hm.pdf" target="_blank">comunicato stampa del 28 agosto 2006</a>]</p>
<p>&#8220;Nella notte di oggi, 28 agosto, la comunità digitale che fa riferimento al sito hackmeeting.org e alla sua mailing list e diverse realtà sociali del territorio hanno occupato a Parma l’ex sede usl di Strada Buffolara 8. Abbiamo scelto di occupare a Parma per dare visibilità alla situazione di una città in cui si intrecciano pesanti speculazioni edilizie e sgomberi anche violenti di realtà ben radicate sul territorio (ricordiamo, ultimo in ordine di tempo, lo sgombero dello Spazio Sociale Mario Lupo http://italy.indymedia.org/news/2005/10/892432.php). Saremo noi, ora, a riqualificare uno stabile dimesso da circa dieci anni. Lo prepareremo ad accogliere la nona edizione dell’Hackmeeting, la tre giorni di seminari, corsi, dibattiti e incontri pubblici e autorganizzati che si terrà dall’1 al 3 settembre.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dalla pagina<br />
<a href="http://it.hackmeeting.org/storia.html" target="_blank">http://it.hackmeeting.org/storia.html</a></p>
<p>&#8220;2006-Parma-collettivo Mario Lupo- Gli hacklab non sono più l&#8217;elemento principale di organizzazione, ma c&#8217;è una percezione più comunitaria, che permette l&#8217;occupazione di uno spazio per la durata dell&#8217;hackmeeting. L&#8217;occupazione avviene in un momento ambiguo e cosparso di sgomberi nel territorio parmense, e prende la forma politica di una TAZ, anche se c&#8217;era la speranza di fare molto di più (tenere il posto, che poi invece verrà sgomberato). Nell&#8217;ambito dei seminari si apre ulteriormente l&#8217;applicazione della filosofia hack in ambiti vari, per esempio, <a href="http://www.serpicanaro.com" target="_blank">Serpicanaro</a> e la licenza open per la produzione materiale, bucare un sistema che non è solo informatico ma reale e di mercato. Viene presentato The darkside of google, altro libro scritto da persone della comunità su aspetti ancora (allora) poco noti di Google. Strumenti tecnici: Web Semantico e Ontologie informatiche Si discute di Copyleft e fightsharing.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo il comunicato 2013 dalla pagina <a href="http://hackmeeting.org" target="_blank">hackmeeting.org</a></p>
<p><strong><br />
23 denunciati per Hackit06</strong></p>
<p>A distanza di sei anni 23 compagni ed attivisti &#8211; che insieme ad altre centinaia hanno occupato e reso vivibile lo stabile in cui si è svolto l&#8217;Hackmeeting di Parma 2006 &#8211; si sono visti recapitare un decreto penale, accusati in base all&#8217;articolo 633 del codice penale di &#8220;Invasione di terreni od edifici&#8221;. Il reato che si contesta loro è, di fatto, quello di aver occupato uno stabile, averlo reso agibile e in parte restaurato; nell&#8217;aver costruito bagni, docce e cucina, nell&#8217;averlo reso vivibile per la tre giorni dell&#8217;evento per poi restituirlo alla città. Questo è esattamente quello che avviene da 16 anni durante ogni HackMeeting, l&#8217;annuale raduno della comunità hacker italiana, quando orde di hackers, provenienti da tutta la penisola e non solo, si incontrano per dare vita al libero scambio di saperi, informazioni, tecnologie, corpi, affetti, intensità, guidati dall&#8217;insana passione a &#8220;metterci le mani dentro&#8221;, a non delegare nulla, ad esprimersi in prima persona, in una dimensione collettiva e politica che trova nell&#8217;autogestione e nell&#8217;autorganizzazione la sua colonna vertebrale. Nonostante sia chiaro l&#8217;intento repressivo della digos e della questura di Parma, che ci è sembrata assolutamente zelante (6 anni e passa per un provvedimento è quasi fuori tempo massimo), rispediamo al mittente qualsiasi accusa, ricordando alle questure e ai governanti di tutte le risme, che la nostra forza non si piega a suon di denunce e che anche quest&#8217;anno ci ritroveremo in giro per la penisola per continuare a portare avanti le nostre istanze umane e politiche, per continuare ad esprimere la nostra voglia di condivisione e di libera espressione, per continuare a fare dell&#8217;hacking il nostro modo di cambiare la realtà. Non ci fate paura. Massima solidarietà ai compagni colpiti da quest&#8217;ennesima ondata repressiva.</p>
<p>la comunità HM</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DEAD SPACE 3</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 08:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dead space 3]]></category>
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		<description><![CDATA[by Massimo Gardella La saga di Visceral Games che vede protagonista l&#8217;ingegnere spaziale Isaac Clarke arriva al suo terzo episodio accompagnata da qualcche timore da parte dei fans più sfegatati del survival horror. Se il primo capitolo, ormai datato 2008, concentrava i brividi su atmosfere claustrofobiche (ricordava una specie di Bioshock con la direzione artistica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/dead_space_3_survival_horror.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/02/dead_space_3_survival_horror.jpg" alt="dead_space_3_survival_horror" width="800" height="450" class="alignnone size-full wp-image-62084" /></a></p>
<p><strong>by Massimo Gardella<br />
</strong><br />
La saga di Visceral Games che vede protagonista l&#8217;ingegnere spaziale Isaac Clarke arriva al suo terzo episodio accompagnata da qualcche timore da parte dei fans più sfegatati del survival horror. Se il primo capitolo, ormai datato 2008, concentrava i brividi su atmosfere claustrofobiche (ricordava una specie di Bioshock con la direzione artistica di Stuart Gordon o Brian Yuzna) nell&#8217;esplorazione dell&#8217;astronave Ishimura, già dal sequel del 2011 ambientato su una luna di Saturno si intravedeva un leggero cambio stilistico, in direzione di un ritmo e di un gameplay più allineato ai classici TPS (third person shooter, alla Gears of War per intenderci). Ebbene, Dead Space 3 è un&#8217;ulteriore strizzata d&#8217;occhio al mercato, se proprio vogliamo metterla in questi termini, e se forse ci si strizza un po&#8217; meno addosso esplorando le stupende ambientazioni &#8211; molto più aperte dei capitoli precedenti &#8211; l&#8217;atmosfera non ne ha affatto risentito, anzi forse questa è l&#8217;entrata più completa della serie. Da un punto di vista narrativo, la personalità ormai squassata di Clarke per il condizionamento mentale del Marchio &#8211; reliquia aliena capace di trasformare gli esseri umani in Necromorfi, ossia creature disgustose a metà tra Lovecraft e Carpenter &#8211; viene tarata sulle visioni di un nuovo protagonista, il soldato John Carver, che in questo titolo gioca un ruolo da comprimario invisibile nella campagna single player, mentre diventa a tutti gli effetti co-protagonista nell&#8217;esperienza co-op. Va detto subito, in due &#8211; con un comodissimo e molto fluido sistema di drop-in drop-out &#8211; il multiplayer cooperativo è una bomba: oltre a godersi la storia da un altro punto di vista (le visioni del Marine sono suo esclusivo appannaggio), ci sono alcune sidequests disponibili solo in questa modalità. A tutti gli effetti, Dead Space 3 è un epico tour de force negli incubi dell&#8217;ingegnere Clarke: si parte da una popolosa colonia lunare attaccata dagli attivisti di Unitology (ogni riferimento satanico a Hubbard è puramente voluto) che vogliono convertire l&#8217;umanità in un esercito di Necromorfi, e poco dopo si arriva nella fase più notevole del gioco, nell&#8217;orbita del pianeta ghiacciato Tau Volantis tra detriti e relitti di gigantesche navi spaziali da esplorare fluttuando liberamente o con una navetta. Infine si atterra &#8211; in una sequenza scriptata da brividi &#8211; sulla superficie desolata e gelida del pianeta, e qui le reminiscenze de La Cosa si fanno più vive che mai (si fa per dire, visto che sarà un&#8217;ecatombe). Tecnicamente, Dead Space 3 è un prodotto curatissimo e molto pulito, il motion capture facciale è ottimo così come le voci (la versione recensita è in inglese) e il suono ovattato nelle parti orbitali. Se poi giocate con le cuffie e state girovagando in qualche buio corridoio di astronave, i sibili e i ringhi dei Necromorfi garantiscono potenziali infarti ai deboli di cuore, o visite sulla tazza in alternativa. La giocabilità è ancora più fluida del secondo episodio, e se in qualche recensione viene notata una certa lungaggine nella fase finale del gioco (per finirlo con tutte le side missions e i collezionabili ci si mette circa una ventina di ore, e poi lo si rigioca in co-op per un&#8217;esperienza complementare), la nostra opinione è che non ci possiamo affatto lamentare della longevità, e anzi se tutti i titoli da 70 euro in uscita fossero così densi, forse uno si farebbe piacevolmente incatenare al divano per non mettere più il naso fuori di casa. Con gli orrori che si vedono deambulare in questo paese derelitto, di sicuro i Necromorfi sono una compagnia migliore.</p>
<p><strong>Dead Space 3<br />
Sviluppatore: Visceral Games<br />
Distributore: EA<br />
Prezzo: €69,99<br />
Versione provata: PS3</strong></p>
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		<title>Videogames: le Uscite Hardcore di Febbraio</title>
		<link>http://www.milanox.eu/videogames-le-uscite-hardcore-di-febbraio/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 12:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
				<category><![CDATA[net pet]]></category>
		<category><![CDATA[Dead Space]]></category>
		<category><![CDATA[EA]]></category>
		<category><![CDATA[Metal Gear Rising]]></category>
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		<description><![CDATA[by Massimo Gardella, novelist and gamer 7 febbraio Dead Space 3 - (Visceral Games &#8211; EA): terzo episodio della saga survival horror più figa degli ultimi dieci anni, molto meglio dei japazombie di Resident Evil (my humble opinion). Atmosfere claustrofobiche, necromorfi pronti a farti a pezzi, regia cinematografica (tra Carpenter, Event Horizon e Stuart Gordon), [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/videogames-le-uscite-hardcore-di-febbraio/metalgear/" rel="attachment wp-att-60940"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/01/metalgear.jpeg" alt="" title="metalgear" width="800" height="500" class="alignright size-full wp-image-60940" /></a></p>
<p><strong>by Massimo Gardella, novelist and gamer</strong></p>
<p><em>7 febbraio</em><br />
<strong>Dead Space 3 </strong>- (Visceral Games &#8211; EA): terzo episodio della saga survival horror più figa degli ultimi dieci anni, molto meglio dei japazombie di <em>Resident Evil</em> (my humble opinion). Atmosfere claustrofobiche, necromorfi pronti a farti a pezzi, regia cinematografica (tra Carpenter, Event Horizon e Stuart Gordon), tecnicamente di qualità eccelsa, insomma una bomba annunciata;</p>
<p><em>12 febbraio</em><br />
<strong>Omerta &#8211; City of Gangsters </strong>(Kalypso &#8211; distributore Halifax): strategico a turni ambientato ad Atlantic City nei Roaring Twenties, praticamente <em>Boardwalk Empire</em> in videogame: costruire un impero criminale tra scontri a fuoco strategici (il modello è il reboot di XCOM dell&#8217;anno scorso di Firaxis &#8211; quelli di Civilization &#8211; che è stato un capolavoro assoluto) e pianificazione gestionale della crime inc.;</p>
<p><strong>Aliens Colonial Marines</strong> (Gearbox &#8211; Halifax): dal team capitananto dal mitico Randy Pitchford (i creatori del franchise <em>Borderlands</em>, grafica toony tipo 2000AD, personaggi postpunk alla Tank Girl), sviluppato in cinque anni di duro lavoro, sembra che la nuova iterazione dei mostri schifosi e dei marines spaziali sia in odore di delirio (a giudicare dai trailer e dagli spezzoni di gameplay mostrati al pubblico);</p>
<p><em>21 febbraio</em><br />
<strong>Crysis 3</strong> &#8211; (Crytek &#8211; EA): episodio conclusivo &#8211; a quanto pare &#8211; della saga dei creatori di <em>Far Cry</em> (il primo) ambientato come il secondo installment in una NY abbandonata e invasa da una vegetazione lussureggiante. FPS con elementi tattici, uno dei migliori titoli del genere e sempre interessante come dinamiche di gameplay;</p>
<p><em>22 febbraio</em><br />
<strong>Metal Gear Rising: Revengeance </strong>(Platinum Games/Konami &#8211; Halifax): spin off della celebre serie di Hideo Kojima, stavolta affidata agli sviluppatori di Bayonetta e Vanquish, esperti del Sol Levante in action games adrenalinici. Le imprese di Raiden &#8211; ex bambino soldato in parte cyborg &#8211; sembrano promettere grandi cose, è un titolo tripla AAA per intenderci.</p>
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		<title>Morte di un Hacker</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 17:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è suicidato l&#8217;11 gennaio 2013 nella sua casa a Brooklyn, NY, Aaron Swartz, hacker e attivista di 26 anni. Swartz era accusato dal 19 luglio 2012 di frode informatica, per aver presumibilmente scaricato degli articoli accademici allo scopo di renderli pubblici per sostenere il libero accesso all&#8217;informazione. il caso viene riassunto in questo modo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/morte-di-un-hacker/aaronswartzpipa/" rel="attachment wp-att-60620"><img class="alignnone size-full wp-image-60620" title="AaronSwartzPIPA" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/01/AaronSwartzPIPA.jpg" alt="" width="640" height="424" /></a></p>
<p>Si è suicidato l&#8217;11 gennaio 2013 nella sua casa a Brooklyn, NY, Aaron Swartz, hacker e attivista di 26 anni. Swartz era accusato dal 19 luglio 2012 di frode informatica, per aver presumibilmente scaricato degli articoli accademici allo scopo di renderli pubblici per sostenere il libero accesso all&#8217;informazione.</p>
<p>il caso viene riassunto in questo modo dal <a href="https://www.nytimes.com/2011/07/20/us/20compute.html?_r=2&amp;" target="_blank">New York Times</a>:</p>
<p><q>un rispettabile ricercatore di harvard ed anche un eroe di Internet è stato arrestato a Boston per accuse legate a computer hacking, basate sulla presunzione che egli abbia scaricato articoli cui era autorizzato ad accedere liberamente&#8221;</q>.</p>
<p>Il 6 gennaio 2013 Swartz viene arrestato: le accuse sono: frode informatica, frode finanziaria usando mezzi telematici, ottenere informazioni da un computer protetto usando mezzi illegali e danneggiamento di computer.</p>
<p>Se confermate, le accuse avrebbero potuto causare una pena di oltre 35 anni di carcere e 1 milione di dollari di multa.</p>
<p>Nonostante l&#8217;ente danneggiato, la biblioteca digitale <a href="http://www.jstor.org" target="_blank">JSTOR</a> dichiari pubblicamente di non volere fare causa, i capi d&#8217;accusa contro Swartz vengono in seguito aumentati da 4 a 13. A questo punto la pena possibile aumenta in maniera incalcolabile.</p>
<p>Il procuratore Ortiz, la pubblica accusa, dichiara: <q>il furto è furto, sia che si usi un piede di porco o che si usi un computer, sia che si rubino soldi o che si rubino dati </q>.</p>
<p>Il <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Computer_Fraud_and_Abuse_Act" target="_blank">Computer Fraud and Abuse Act</a> del 1986 permette di punire sotto la definizione di &#8220;frode informatica&#8221; grossomodo qualunque attività informatica sgradita. la legge viene aggiornata nel 2001 col <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Patriot_Act" target="_blank">Patriot Act</a> ed è in grado di perseguire non solo chi commette o tenta di commettere un atto considerato come frode informatica, ma anche chi cospira per commetterlo.</p>
<p>In questo fosco scenario da medioevo digitale, che ignora i progressi civili e scientifici, le lotte civili e la fondamentale differenza tra dati digitali e oggetti fisici, Aaron Swartz si è impiccato perché si è sentito perseguitato dal governo americano.</p>
<p>Questo è il &#8220;Guerrilla Open Access Manifesto&#8221; [<a href="http://pastebin.com/cefxMVAy" target="_blank">qui</a>] e [<a href="http://archive.org/details/GuerillaOpenAccessManifesto" target="_blank">qui</a>], scritto da Aaron nel 2008 dal suo Eremo Italiano, come ogni buon Martire e Santo. Ricambiamo l&#8217;affetto, ci dispiace che hai deciso di andartene.</p>
<p>Remember Aaron Swartz: <a href="http://rememberaaronsw.tumblr.com" target="_blank">rememberaaronsw.tumblr.com<br />
</a></p>
<p>Su Twitter è in corso uno sforzo chiamato #pdftribute per promuovere il Libero Accesso, Open Access, ossia la pratica di fornire tramite la rete Internet gli articoli accademici realizzati a più mani. La causa che Aaron Swartz supportava e che ha reso pubblica con il gesto di scaricare 4 milioni di articoli scientifici.</p>
<p>Qui un video dove Aaron parla di come combattere il SOPA (legge antipirateria).</p>
<p>
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		<title>Chomsky e Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2013 19:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dan</dc:creator>
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		<category><![CDATA[chomsky]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[La Fabbrica del Consenso al tempo di Facebook All&#8217;epoca (1992) in cui Noam Chomsky ha scritto &#8220;Manufacturing Consent&#8221; [La Fabbrica del Consenso], ancora non esisteva Facebook. Prendiamo spunto dal classico del linguista Statunitense e da un interessante recente articolo chiamato &#8220;Why I Don&#8217;t Have a Facebook Account&#8221; per tentare qualche azzardato parallelo guardando alla ma [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Fabbrica del Consenso al tempo di Facebook</em></p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/chomsky-e-facebook/obey-fb/" rel="attachment wp-att-60249"><img class="alignnone size-full wp-image-60249" title="obey-fb" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/01/obey-fb.jpg" alt="" width="403" height="575" /></a></p>
<p>All&#8217;epoca (1992) in cui Noam Chomsky ha scritto &#8220;Manufacturing Consent&#8221; [La Fabbrica del Consenso], ancora non esisteva Facebook. Prendiamo spunto dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fabbrica_del_consenso" target="_blank">classico del linguista Statunitense</a> e da un <a href="http://zacharymaril.com/blog/2012/12/27/Why-I-dont-have-a-Facebook/" target="_blank">interessante recente articolo chiamato &#8220;Why I Don&#8217;t Have a Facebook Account&#8221;</a> per tentare qualche azzardato parallelo guardando alla ma anche oltre l&#8217;attuale campagna elettorale.</p>
<p>Storicamente i Media sono risultati decisamente efficenti nel modellare l&#8217;opinione pubblica. Nel passato si sono visti esempi di creazione o distruzione di movimenti, giustificazione di guerre (oh sí, parliamo del tizio di Quarto Potere!), gestire crisi finanziarie e validare ideologie. È necessario essere in grado, per avere un&#8217;opinione autonoma e personale, di individuare le più comuni strategie utilizzate.<br />
Ricordando che ciò che è semplice, non è per questo meno efficace.</p>
<p>Le strategia di manipolazione dei media secondo Chomsky sono le seguenti, grezzamente riassunte.</p>
<p>01. DISTRAZIONE<br />
l&#8217;elemento primario del controllo sociale è la stragegia della distrazione, ossia spostare l&#8217;opinione pubblica da reali problemi sociali a fatti di cronaca irrilevanti per il bene pubblico. Questo avviene ripetendo continuamente un fatto di cronaca altrimenti insignificante in modo che diventi l&#8217;argomento del giorno, del mese o dell&#8217;estate. La strategia della distrazione è anche essenziale per prevenire interesse verso le conoscenze scientifiche, economiche, ecc, le quali vengono presentate come argomenti &#8220;difficili&#8221; o &#8220;tecnici&#8221; (e in effetti verranno raramente spiegate).<br />
Mantenere la maggioranza occupata in cose di poca o nessuna importanza evita che si occupino di cose rilevanti (presto! Qual&#8217;e&#8217; il titolo principale del giornale di oggi?).</p>
<p>02. CREAZIONE DEL PROBLEMA<br />
Creare un problema e subito dopo offrire la soluzione. Ossia Problema &#8211; reazione &#8211; soluzione.<br />
Per esempio: si potrebbe parlare tantissimo della violenza urbana in modo che il pubblico sia bendisposto nei confronti dell&#8217;incombente legge che aumenta la sicurezza a scapito della libertà. Oppure: creare una crisi economica in modo che sia accettato come un male necessario lo smantellamento dei servizi pubblici.</p>
<p>03. STRATEGIA GRADUALE<br />
Per far accettare ciò che sarebbe inaccettabile, è sufficente applicarlo gradualmente per anni consecutivi. E&#8217; così che le nuove e radicali condizioni socioeconomiche (neoliberalismo) sono state imposte negli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, stipendi che non garantiscono la sopravvivenza. Tutti questi cambiamenti avrebbero prodotto una rivoluzione se fossero stati introdotti tutti assieme.</p>
<p>04. LA STRATEGIA DEL DIFFERIRE<br />
Un altro modo di far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come &#8220;dolorosa e necessaria&#8221;, per utilizzi futuri. E&#8217; più facile accettare un sacrificio futuro che un massacro immediato. Primo, in quanto lo sforzo non è richiesto immediatamente, e inoltre perché il pubblico, tende in massa ad aspettarsi ingenuamente che &#8220;domani tutto andrà meglio&#8221; e che il sacrificio richiesto potrà essere evitato. Questo metodo dà al pubblico piú tempo per abituarsi all&#8217;idea del cambiamento e ad accettarlo con rassegnazione quando arriva il momento.</p>
<p>05. USARE IL LATO EMOZIONALE AL POSTO DI QUELLO RIFLESSIVO<br />
Una classica tecnica per causare un corto circuito dell&#8217;analisi razionale e del senso critico, il registro emozionale apre la porta dell&#8217;inconscio per innestare idee, desideri, paure ed ansietà, compunlsioni o indurre comportamenti.</p>
<p>06. TENERE IL PUBBLICO NELL&#8217;IGNORANZA<br />
Mantenere il pubblico incapace di capire le tecnologie e i metodi che vengono usati per il controllo e la schiavitù. Per realizzare questo occorre offrire una scarsa qualità dell&#8217;educazione alle classi più basse in modo che il gap tra classi sia incolmabile.</p>
<p>07. INCORAGGIARE ALLA MEDIOCRITA&#8217;<br />
Promuovere tra il pubblico l&#8217;idea che sia di moda essere stupidi, volgari e maleducati.</p>
<p>08. RAFFORZARE IL SENSO DI COLPA<br />
Lasciare che l&#8217;individuo si biasimi per la propria sfortuna e la attribuisca al fallimento della propria intelligenza, abilità o sforzi. In questo modo, invece che ribellarsi al sistema economico l&#8217;individuo si colpevolizza, deprimendosi, il che ottiene anche l&#8217;effetto di inibire le sue azioni. Senza azioni, non c&#8217;è rivoluzione!</p>
<p>09. CONOSCERE GLI INDIVIDUI MEGLIO DI QUANTO SI CONOSCANO LORO STESSI<br />
Negli scorsi 50 anni, l&#8217;avanzare delle scienze ha creato un crescente gap tra la conoscenza pubblica e quella posseduta ed operata dalle elites dominanti. Grazie alla biologia, neurobiologia e alla psicologia applicata, il &#8220;sistema&#8221; gode di una conoscenza sofisticata della natura umana, sia fisicamente che psicologicamente. Il sistema conosce meglio l&#8217;individuo più di quanto esso conosca se stesso ed è in grado di esercitare un maggiore controllo sugli individui.</p>
<p>E qui arriviamo a Facebook, che è in grado di misurare e monitorare il ciclo mestruale delle donne basandosi sul loro status update, può determinare se un utente è un alcolista basandosi sulle foto e sui messaggi che manda ai suoi amici, può calcolare la vita sessuale di una persona e aggiustare le pubblicità basandosi su questi numeri.</p>
<p>Facebook può addirittura prevedere quando sarai malato una settimana prima che avvenga.</p>
<p>Come? Constatando che l&#8217;utente controlla via telefono il suo account meno frequentemente del solito dalla palestra, che si collega più frequentemente di notte ed ha dunque il sonno disturbato, e attraverso gli status update che dichiarano quanto è stressato. Tra una settimana l&#8217;utente sarà probabilmente malato e Facebook ne era a conoscenza ancora prima che si siano verificati i primi sintomi.</p>
<p>Facebook ha tutti gli elementi per costruire un&#8217;accurata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tavola_di_mortalit%C3%A0" target="_blank">tavola di mortalità</a> dei suoi utenti. Cosa che non è invece alla portata degli utenti stessi.<br />
Facebook conosce i dettagli sulla vita di all&#8217;incirca un miliardo di persone nel mondo.</p>
<p>Come sostiene Chomsky: conoscere gli individui meglio di quanto si conoscano loro stessi è un formidabile mezzo di controllo.</p>
<p>Concludiamo colla stessa conclusione dell&#8217;articolo: Certo, dunque Facebook conosce più dati riguardo alla tua vita di quanto tu ne conosca, e con ciò?</p>
<p>Facebook esiste per fare soldi. Scommettiamo che entro 5 anni Facebook starà vendendo queste informazioni? Alle assicurazioni per decidere la rata, ai datori di lavoro per decidere un&#8217;assunzione, alle università per decidere l&#8217;ammissione, alle banche per decidere prestiti.</p>
<p>Bonus: Se Facebook pensasse che l&#8217;utente clicchi più pubblicità quando è single, probabilmente tenterebbe di rovinare la sua vita di coppia.</p>
<p><strong>COME FACCIO A CANCELLARE IL MIO ACCOUNT FACEBOOK?</strong><br />
Per cancellare il proprio account da Facebook (non semplicemente disattivarlo), la procedura è molto semplice, ma FB non la offre volentieri. Collegati all&#8217;account che desideri cancellare, e vai a questo indirizzo: <a href="http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account" target="_blank">http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account</a>.<br />
Segui le istruzioni inserendo la password e un capcha, fine. Se si tenta di ricollegarsi nei 14 giorni seguenti, l&#8217;account viene ripristinato.</p>
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