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	<title>MilanoX &#187; generazione (A)</title>
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	<description>cultura underground eventi alternativi cronaca politica movimenti transnazionali</description>
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		<title>I facchini bloccano di nuovo gli snodi merci</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 05:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[by Anna Curcio &#038; Eleonora Bortolato Cooperative di lavoro: riprendono a protestare gli sfruttati della logistica per conto delle grandi marche; uno sciopero multietnico che ha coinvolto mezza Italia Ancora sciopero. Ancora blocchi e picchetti dei lavoratori della logistica. Quell&#8217;importante hub merci che è la pianura padana è stata nuovamente l&#8217;epicentro delle lotte dei facchini [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/sicobaslogistica.png"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/sicobaslogistica.png" alt="sicobaslogistica" width="630" height="200" class="alignnone size-full wp-image-65153" /></a></p>
<p><strong>by Anna Curcio &#038; Eleonora Bortolato</strong></p>
<p><em>Cooperative di lavoro: riprendono a protestare gli sfruttati della logistica per conto delle grandi marche; uno sciopero multietnico che ha coinvolto mezza Italia</em></p>
<p>Ancora sciopero. Ancora blocchi e picchetti dei lavoratori della logistica. Quell&#8217;importante hub merci che è la pianura padana è stata nuovamente l&#8217;epicentro delle lotte dei facchini impiegati nelle cooperative che gestiscono e organizzano lo smistamento su gomma: Milano (in particolare la Dhl di Settala), Piacenza, Brescia, Bologna, Verona, Padova, Treviso e poi più a sud, i magazzini Bartolini ad Ancona e a Roma (dove ha aderito anche la Sda). Se nel capitalismo del just-in-time , accelerazione e linearità nella circolazione sono lo spazio privilegiato della valorizzazione, la capacità del lavoro vivo di bloccare i flussi di scorrimento delle merci è l&#8217;arma principale nella mani dei lavoratori. E lo abbiamo visto nei mesi scorsi. Di fronte al consistente danno economico e d&#8217;immagine che i picchetti hanno saputo produrre le aziende hanno dovuto di volta in volta accogliere le rivendicazioni dei lavoratori. Ma la partita resta aperta. «Ogni conquista è seguita dalla reazione padronale che punta a riprendersi quello che ha dovuto concedere alle lotte», ricorda un delegato Si.Cobas al picchetto dell&#8217;interporto di Bologna. Circa un migliaio di facchini insieme a studenti e precari, hanno bloccato dalle 5 di ieri uno degli snodi vitali del bolognese. La mobilitazione prosegue pressoché ininterrotta dallo scorso autunno, ma ha visto importanti momenti di lotta e significative vittorie anche nei due anni precedenti. È quasi mezzogiorno quando un lavoratore dal megafono grida: «Siamo tutti stanchi, ma andiamo avanti. Vinceremo noi». Il picchetto si è trasformato in un lungo corteo che attraversa un interporto per la gran parte deserto fermandosi davanti i magazzini gestiti dalle coop maggiormente implicate nel pesante sfruttamento del lavoro, per la gran parte migrante, del settore. Lo sciopero avviato nella zona industriale di Padova da una festa è stato convocato dai sindacati di base Si.Cobas e Adl Cobas in vista del rinnovo del contratto nazionale che, dicono i delegati, «Cgil, Cisl e Uil vorrebbero addirittura peggiorare». 24 ore di astensione dal lavoro e rifiuto degli straordinari nei giorni precedenti e successivi, con picchetti che hanno interessato a macchia di leopardo i magazzini nelle diverse città. A Verona, mentre scriviamo la polizia si è schierata su pressione dei vertici di Gls per consentire l&#8217;ingresso di alcuni furgoni pieni di merce: «un chiaro atto di intimidazione», dice un delegato. Il movimento ha convocato negli ultimi mesi due scioperi generali (il primo lo scorso 22 marzo) con larghissime adesioni tra i lavoratori e il blocco effettivo delle merci. Ma le mobilitazioni per la verità non si sono mai fermate. Il primo maggio, in occasione della MayDay, due grosse assemblee a Milano e Bologna avevano celebrato la festa dei lavoratori con una precisa indicazione di lotta. Nei giorni precedenti le mobilitazioni erano partite alla Granarolo. Il colosso del caseario made in Italy che in tempi di crisi fattura cifre a nove zeri, mentre si espande in Italia nelle municipalizzate e si consolida sul mercato europeo e internazionale, ha attuato una trattenuta del 35% per «stato di crisi» dalle buste paga dei facchini. In una lunga catena di appalti e subappalti il lavoro viene affidato a consorzi di cooperative che all&#8217;ombra delle grandi committenti operano indisturbati nello sfruttamento del lavoro dei facchini, rigirando i contratti e il sistema fiscale. Le coop, veri e propri «dispositivi di schiavitù», giocano sul ricatto del permesso di soggiorno, e ormai svilite dell&#8217;originario significato mutualistico sono lo strumento nelle mani delle grandi aziende per far crescere i profitti. Il ciclo di lotte della logistica, ha invece cominciato a invertire le cose e tra i facchini impiegati nelle cooperative è cresciuta forte la determinazione per una battaglia che non vuole conquistare esclusivamente aumenti salariali e miglioramenti contrattuali ma è una battaglia prima di tutto per la propria dignità, portata avanti senza mai dividersi, utilizzando intelligentemente gli strumenti di lotta disponibili. E lo sciopero di ieri, inserito nella giornata europea di lotta contro l&#8217; austerity, ne è proprio il segno. </p>
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		<title>15-M, Due Anni Indignati: la Piazza Non Si Arrende</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 11:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Luca Tancredi Barone, dal manifesto BARCELLONA Gli indignati sono tornati a sfilare per le strade spagnole, in un simbolico «escrache al sistema». L&#8217;escrache è la «segnalazione pubblica», con picchetti sotto casa, dei politici che affossano iniziative di legge popolari come la riforma dell&#8217;ingiusta legge ipotecaria. Domenica, a due anni dalla nascita del 15-M, gli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/indigna.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/indigna.jpg" alt="indigna" width="600" height="300" class="alignnone size-full wp-image-65072" /></a></p>
<p><strong>di Luca Tancredi Barone, dal manifesto</strong></p>
<p>BARCELLONA<br />
Gli indignati sono tornati a sfilare per le strade spagnole, in un simbolico «escrache al sistema». L&#8217;escrache è la «segnalazione pubblica», con picchetti sotto casa, dei politici che affossano iniziative di legge popolari come la riforma dell&#8217;ingiusta legge ipotecaria.<br />
Domenica, a due anni dalla nascita del 15-M, gli spagnoli sono tornati in piazza per ricordare le motivazioni che il 15 maggio 2011 avevano portato alla nascita di un movimento politico che ha rivoluzionato il modo di intendere la politica, come ha riconosciuto persino la delegata del governo di Madrid, Cristina Cifuentes, un mastino della destra. Il 15-M, ha detto, è stato «pionieristico», perché ha modificato l&#8217;«agenda politica dei partiti», «contribuendo a evitare la breccia fra la gente e il parlamento», per poi ricordare a chi monta campadas in piazza che comunque «il diritto di riunione non è illimitato».<br />
«No nos representan» (non ci rappresentano), «no es una crisis, es una estafa» (non è una crisi, è una truffa), «sí, se puede» (l&#8217;equivalente dell&#8217;obamiano yes, we can) erano alcuni degli slogan più ascoltati anche quest&#8217;anno, caratterizzato da una minore affluenza, ma da una maggiore organizzazione. I temi di fondo (diritto alla salute, all&#8217;educazione, alla casa) si mescolavano all&#8217;attualità politica, come l&#8217;indignazione per le ormai famose «buste» che l&#8217;ex tesoriere del Pp Bárcenas passava ai membri del partito per «arrotondare» lo stipendio, o per la polemica riforma della legge sull&#8217;aborto che riporterebbe la Spagna indietro di trenta anni, o la riforma della legge educativa che toglierebbe competenze alle comunità autonome, limitando il contenuto di materie come l&#8217;«educazione alla cittadinanza», aiutando i centri che dividono per sesso e favorendo e anticipando a 15 anni la professionalizzazione degli alunni «difficili». Per i catalani, poi, la riforma è un pugno nello stomaco perché mette in discussione le conquiste linguistiche, relegando il catalano a una lingua ottativa invece che veicolare come è oggi.<br />
A Madrid grande protagonismo ha avuto anche la protesta contro la privatizzazione del sistema sanitario. Presenti dappertutto anche i cosiddetti yayoflautas, un collettivo di anziani «in lotta», il cui nome è già una presa in giro: «perroflauta» è l&#8217;aggettivo dispregiativo che viene usato per definire i vagabondi (caratterizzati, secondo il cliché, proprio da un cane e da un flauto). Gli yayos, i nonni, si autodefiniscono yayoflautas per ricordare che anche loro combattono contro il sistema perché vittime non solo dei tagli sociali, ma anche direttamente dalle truffe delle banche.<br />
A Barcellona ha avuto un ruolo da protagonista la Pah, la Piattaforma in difesa delle vittime dei mutui: il verde delle magliette spiccava tra la folla che ha chiuso la manifestazione proprio con l&#8217;occupazione di un edificio vuoto nel centro di uno dei quartieri più multietnici di Barcellona, a lato del modernista Palau de la Música catalana, dove l&#8217;emergenza casa è particolarmente sentita.<br />
Proprio pochi giorni fa una giudice di Barcellona aveva dato ragione a una famiglia sfrattata che aveva occupato un appartamento vuoto di proprietà della Sareb, la «banca cattiva» finanziata con soldi pubblici e che sta accumulando gli «attivi tossici» delle banche nella speranza di rivenderli. </p>
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		<title>15 Maggio: SCIOPERO LOGISTICA</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 18:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VERSO LO SCIOPERO GENERALE DELLA LOGISTICA! #15M DI LOTTA! Mercoledì 15 Maggio ci sarà il secondo sciopero della logistica indetto da SI Cobas e adl cobas , la partita aperta si gioca per il rinnovo del contratto nazionale e per fermare la svendita dei lavoratori ad opera di CGIL-CISL-UIL. Il 22 Marzo il primo sciopero [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/polologistico.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/polologistico.jpg" alt="polologistico" width="530" height="355" class="alignnone size-full wp-image-65013" /></a></p>
<p>VERSO LO SCIOPERO GENERALE DELLA LOGISTICA! #15M DI LOTTA!</p>
<p>Mercoledì 15 Maggio ci sarà il secondo sciopero della logistica indetto da SI Cobas e adl cobas , la partita aperta si gioca per il rinnovo del contratto nazionale e per fermare la svendita dei lavoratori ad opera di CGIL-CISL-UIL.</p>
<p>Il 22 Marzo il primo sciopero ha bloccato l’intero settore , mandando un segnale chiaro ai padroni e delegittimato le confederazioneìi sindacali che da tempo non hanno più la maggioranza nella logistica.<br />
Mercoledì 15 Maggio In gioco non c’è solo il rinnovo del ccnl o le rivendicazioni di salario e diritti, la posta in palio è molto più ampia perché vogliono fermare l’avanzamento delle lotte in corso.</p>
<p>La paura di padroni e burocrazie sindacali è quella che questo movimento attivo da anni sulla scena della lotta di classe , non può essere controllato perché si muove in maniera radicale , imprevedibile e autorganizzata. Ma quello che fa ancora più paura è il fatto che queste pratiche di lotta possano contagiare tutti i proletari.</p>
<p>Allo sciopero si arriva con il settore in fermento per via di diverse vertenze che si sono aperte nei giorni scorsi dalla Granarolo e Coop Adriatica a Bologna , passando per l’Ikea di Piacenza fino alla SDA di Roma.</p>
<p>Invitiamo tutti a partecipare in massa agli appuntamenti del 15 Maggio per rafforzare la lotta e per collegare i diversi settori di lavoro. </p>
<p>Per seguire la diretta dello sciopero segui @Infoaut e @clashcityworker su Twitter</p>
<p>Collettivo La sciloria<a href=" http://www.lasciloria.noblogs.org/"></p>
<p>http://www.lasciloria.noblogs.org/</a></p>
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		<title>#SX Ricostituente al Valle sui Beni Comuni: Intervista a Rodotà</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 10:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[by Roberto Ciccarelli «Lavoriamo su diritto di proprietà, testamento biologico, reddito, territorio, democrazia costituzionale. Ma non punto a un nuovo partitino» Marcello De Vito, candidato a sindaco di Roma per il Movimento 5 stelle, ha annunciato di volere sgomberare il teatro Valle per «riportare la legalità». Stefano Rodotà ci risponde al telefono proprio mentre si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/rodota.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/rodota.jpg" alt="rodota" width="800" height="527" class="alignnone size-full wp-image-64986" /></a></p>
<p><strong>by Roberto Ciccarelli</strong></p>
<p><em>«Lavoriamo su diritto di proprietà, testamento biologico, reddito, territorio, democrazia costituzionale. Ma non punto a un nuovo partitino»</em><br />
Marcello De Vito, candidato a sindaco di Roma per il Movimento 5 stelle, ha annunciato di volere sgomberare il teatro Valle per «riportare la legalità». Stefano Rodotà ci risponde al telefono proprio mentre si sta dirigendo al Valle per un incontro della «Costituente dei beni comuni».<br />
<strong>Come giudica questa uscita?</strong><br />
Mi sembra infelice, è ispirata ad un&#8217;aggressività che non ha ragione d&#8217;essere, ancor più se confrontata con la reale esperienza del Valle che tutto mi sembra tranne che aggressiva. È più che altro il segno del personaggio che l&#8217;ha pronunciata. Altri candidati a sindaco di Roma come Ignazio Marino oppure Sandro Medici hanno ben altra considerazione di questa esperienza. Del resto, l&#8217;uscita di De Vito mi sembra in contraddizione anche con quello che i gruppi parlamentari del movimento 5 stelle sostengono nel comunicato redatto dopo l&#8217;incontro che abbiamo avuto alla camera mercoledì, dove si afferma l&#8217;impegno di questo movimento a proseguire il lavoro politico nella piena attuazione della Costituzione e dei beni comuni. È un lavoro da fare, ci possono essere delle imprecisioni, ma l&#8217;impegno va in questa direzione.<br />
<strong>Che cos&#8217;è per lei il teatro Valle?</strong><br />
Il teatro Valle è stato occupato per restituire un bene comune alla cittadinanza, altrimenti sarebbe stato abbandonato al suo destino. Pensare di sgomberarlo con la forza pubblica significa non considerare il progetto di Fondazione che sta nascendo che è un&#8217;opportunità per l&#8217;intero paese, e non solo per la città di Roma. Con il progetto della «Costituente dei beni comuni» che, insisto, non vorrei fosse etichettata come una riedizione della «commissione Rodotà» del 2007, attorno al Valle si sta costituendo una rete molto ampia e significativa che non può essere liquidata come un&#8217;irregolarità. Questa rete già oggi coinvolge movimenti e associazioni di diversa natura e sta riscuotendo un forte interessamento. Tanto è vero che mi ha chiamato anche il segretario della Fiom Maurizio Landini. Mi auguro che questo interessamento abbia un seguito e ampli il lavoro della Costituente, perché è la prova della grande rilevanza sociale e politica che ormai hanno assunto i beni comuni in Italia tra tutte le parti attive della società. L&#8217;obiettivo è rendere il Valle un modello. Rispetto all&#8217;incontro con i 5 stelle mi permetta però di aggiungere una precisazione.<br />
<strong>Prego.</strong><br />
Durante l&#8217;incontro non ho fatto alcun riferimento a quel che ha fatto o avrebbe dovuto fare il presidente Napolitano. Trovo irrispettoso mettersi abusivamente nei panni degli altri, a maggior ragione se sono quelli del presidente della Repubblica. Sono stato chiarissimo: avrei dato un incarico per formare un governo che prendesse in parola il Movimento 5 Stelle per le dichiarazioni che aveva fatto, dunque a una personalità diversa dagli appartenenti a quel movimento.<br />
<strong>Tornando alla «Costituente dei beni comuni» di cosa si occuperà e come funzionerà?</strong><br />
I nostri lavori saranno completamente aperti, si terranno in forma assembleare e saranno itineranti, verranno ospitati di volta in volta da realtà attive nei diversi territori. Tre sono gli obiettivi di questa Costituente: il primo è formulare una nuova disciplina del diritto di proprietà, già in parte elaborata dalla Commissione nel 2007, provando a definire la categoria dei beni comuni e a superare così la categoria tradizionale della proprietà; il secondo è perfezionare alcune proposte di legge sui beni comuni, il reddito, il testamento biologico, il territorio e la disciplina delle proposte di legge di iniziativa popolare; il terzo è istituire quella che con Gaetano Azzariti definiamo una «convenzione per la democrazia costituzionale» che dovrebbe contribuire a rafforzare, appunto, la nostra democrazia costituzionale.<br />
<strong>Non le sembra che i beni comuni siano a dir poco scollati dal dibattito che c&#8217;è tra i partiti della sinistra, tra «cantieri» che nascono e governi di larghe intese?</strong><br />
La ringrazio per la domanda perché mi permette di spiegare il momento complicato dopo i giorni dell&#8217;elezione del presidente della Repubblica. In quei giorni ero tranquillissimo. Poi mi sono ritrovato in una condizione che non è la mia, non rispecchia il lavoro che ho fatto nella mia vita, né quello che a me interessa fare. Non sono certamente il fautore di un nuovo partitino di sinistra, né di coalizioni come mi sembra sia stata Rivoluzione civile che raccoglieva più che altro l&#8217;intenzione di alcune realtà a mantenere le proprie identità. Senza considerare che proprio la coalizione formata da Pd e Sel intitolata al «bene comune» non abbia retto al primo urto. Non voglio lasciare alibi a nessuno, non sono uno di quelli che dice &#8216;armiamoci e partite&#8217;. Le assicuro che in Italia esistono migliaia di persone che al solo udire di queste intenzioni si allontanerebbero in un secondo. Il lavoro da fare è un altro ed è quello di costruire una rete capace di rispondere all&#8217;esigenza di partecipazione dei cittadini.</p>
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		<title>L&#8217;Ex cuem risponde alle accuse del rettore Vago</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 14:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/431862_10200748463849516_1097788321_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64907" alt="431862_10200748463849516_1097788321_n" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/431862_10200748463849516_1097788321_n.jpg" width="800" height="600" /></a></p>
<p>Riceviamo dall&#8217;assemblea dell&#8217;EX CUEM rioccupata e pubblichiamo:</p>
<p>Lettera aperta in risposta al Magnifico Vago</p>
<p>Buonasera a tutti, sentiamo la necessità di chiarire e rispondere a ciò che il nostro rettore ha gentilmente imposto alle nostre poste.<br />
Innanzitutto ci scusiamo per il “sopruso dell’occupazione forzata”. Siamo studenti e ex studenti precari di questa e di altre università, ma prima di tutto persone che la frequentano e abbiamo voluto ridare uno spazio vuoto per il fallimento della cooperativa cuem all’uso collettivo, riaprendolo, riqualificandolo, riempiendolo di libri e mettendoli a disposizione gratuitamente anche da un archivio digitale. Ci scusiamo anche di aver creato un pericoloso centro di aggregazione, dimenticavamo che non è permesso che degli studenti parlino e comunichino fra loro nella nostra università.<br />
Ci scusiamo anche per i “festini” e i concerti, non sia mai che l’università possa davvero diventare un luogo di socialità e scambio: da lì alla cultura e al sapere critico il passo potrebbe essere pericolosamente breve. Le attività di ristorazione non sono altro che la messa a disposizione di un forno, un microonde per scaldarsi il pasto e una macchinetta del caffè, per dare la possibilità di mangiare e di appoggiarsi su un tavolo a chi non può permettersi 6 euro di mensa tutti i giorni.<br />
Se poi vogliamo parlare della vendita di libri, le questioni da chiarire sono molte. Innanzitutto non siamo semplicemente una libreria, ma un luogo in cui condividere saperi e criticare ciò che ci viene trasmesso dall’alto delle cattedre. Un luogo in cui discutere di cultura, letteratura e politica senza dover sottostare alle infinite burocrazie universitarie. In secondo luogo noi vendiamo solo due tipi di libri ed entrambi non a scopo di lucro. I primi sono quelli delle case editrici piccole e indipendenti, con cui abbiamo una convenzione per cui rivendiamo i libri esattamente al prezzo a cui li compriamo: la metà di quello di copertina. I secondi sono libri usati che ci sono stati regalati da persone che non li usavano più: li vendiamo a offerta libera (quindi anche gratis) con il solo scopo di rimetterli in circolo. Ciò che ci viene lasciato è volontariamente e liberamente destinato a finanziare il nostro progetto.<br />
Sui tentativi di dialogo con noi si scade nella farsa: lo spazio della Cuem era destinato per la maggior parte ad essere riempito di macchinette. Solo la parte retrostante, che ci siamo detti disponibili a lasciare, era destinata ai disabili, tenendo conto che in quello spazio mancano i computer per lavorare, una priorità leggermente maggiore. Dopo ripetute richieste siamo riusciti a parlare col rettore che ci ha chiesto di scrivere una lettera in cui ci impegnavamo al dialogo e così abbiamo fatto. Quella lettera è stata cestinata dal consiglio di amministrazione, che tra l’altro non ha pubblicato i suoi verbali per mesi e solo molto tempo dopo è uscito un bando per un’associazione che facesse ciò che noi già facevamo da un anno, chiedendo in più di stanziare un capitale di tremila euro che non avevamo! Bando che a tutt’oggi non si sa chi ha vinto, né con quali criteri, ma soprattutto come farà a gestire una libreria visto che questo sabato quello spazio è stato distrutto.<br />
Sì distrutto, perché al ritorno in facoltà lunedì abbiamo trovato le librerie eliminate, i muri scrostati e il pavimento divelto e bucherellato. Tutto questo realizzato con una chiusura straordinaria della facoltà e l’intervento di una ditta esterna. Per questo lunedì siamo intervenuti nelle lezioni (senza interrompere alcun esame) e abbiamo informato di quanto accaduto gli studenti, per poi fare un’assemblea in atrio e un corteo interno all’università. Da lì abbiamo occupato un’auletta (e non purtroppo le innumerevoli che il Rettore cita) per sistemare il nostro materiale sbattuto fuori, in attesa di ricostruire insieme la libreria.<br />
A questo punto il rettore ha richiesto l’intervento della polizia in università. “Mi assumo la piena responsabilità” afferma. Era un gesto che non avveniva da trent’anni, un atto gravissimo, l’irruzione di una forza armata all’interno di un luogo della cultura e del sapere, che ha caricato a freddo. Un’irruzione che ha causato quattro feriti alla testa e un braccio rotto e speriamo che anche di questo il rettore si assuma la responsabilità. Un fatto del genere non deve mai più succedere e chiediamo a tutti di lottare e resistere in ogni modo affinché non accada più.<br />
Ma questo non è tutto: oggi dopo una giornata di mobilitazione con un’assemblea di più di trecento studenti e un corteo per il centro, al rientro in statale la polizia, per ordine del rettore, ci ha impedito di riportare i libri nell’università schierandosi davanti alle porte. Sembra impossibile, ma siamo stati costretti a farli passare attraverso le sbarre delle finestre.<br />
Di fronte a tutto ciò chiediamo a gran voce le dimissioni del nostro carissimo Magnifico</p>
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		<title>Rioccupata l&#8217;ex cuem</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 16:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pablo</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/309985_10151721498382985_1872398574_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64791" alt="309985_10151721498382985_1872398574_n" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/309985_10151721498382985_1872398574_n.jpg" width="480" height="358" /></a></p>
<p>Martedì pomeriggio alle quattordici c&#8217;era un nutrito gruppo di studenti di fronte all&#8217;entrata principale dell&#8217;Università Statale di via festa del Perdono. Si erano dati appuntamento per fare il punto della situazione dopo l&#8217;infame sgombero del weekend e le cariche selvagge di ieri.<br />
Tanti visi tirati, qualche postumo delle botte dei giorni scorsi, ma poca rassegnazione.<br />
Ben in vista c&#8217;era un cumulo di casse di cartone strabordanti di libri e riviste, testimonianza di quel che restava dell&#8217;autogestione della ex cuem.<br />
Come di consueto in queste occasioni c&#8217;era anche un folto schieramento di polizia e carabinieri nelle vie adiacenti la facoltà.<br />
Alle quindici circa trecento studenti si sono riuniti in assemblea all&#8217;interno dell&#8217;edificio.<br />
Dopo una mezz&#8217;ora un corteo spontaneo ha percorso le vie del centro, seguito a vista da polizia e carabinieri.<br />
Poi ex occupanti e studenti solidali si sono diretti nuovamente verso l&#8217;entrata dell&#8217;ateneo, presidiata da agenti della ps in tenuta antisommossa.<br />
C&#8217;era tanta tensione nell&#8217;aria, ma i nervi sono rimasti saldi.<br />
Ad un certo punto (io ero li fuori ad esprimere solidarietà col mio banchetto di libri) non potevamo muoverci, visto che la via era bloccata sui due lati dai cordoni delle forze dell&#8217;ordine.<br />
La situazione è rimasta in stallo per circa un&#8217;ora, durante la quale i libri della ex-cuem venivano passati attraverso le finestre ed i cori di indignazione non cessavano.<br />
Anzi il numero dei solidali aumentava di minuto in minuto.<br />
Verso le cinque e mezza, dopo un&#8217;ora di trattativa, le forze dell&#8217;ordine se ne sono andate tra gli applausi di studenti e solidali.<br />
Per oggi è andata bene. Nei prossimi giorni ci sarà tanto da lavorare per rimettere tutto a posto.<br />
La libreria è stata svuotata, devastata al suo interno.<br />
Oggi possiamo dire di avere vinto una battaglia di civiltà, per il diritto all&#8217;autogestione e alla libera circolazione dei saperi. Ma ci sarà bisogno dell&#8217;aiuto di tutti perché l&#8217;ex Cuem continui a svolgere le sue attività.</p>
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		<title>Sgomberata con Ferocia l&#8217;ex CUEM in Statale</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 05:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sgomberata con i manganelli l&#8217;aula occupata dai collettivi studenteschi dell&#8217;università Statale di Milano di Festa del Perdono. Negli scontri innescati dentro e fuori l&#8217;università da una cinquantina di poliziotti della Digos in tenuta antisommossa, chiamata dal rettore Gianluca Vago, sono rimaste ferite sei persone, quattro ragazzi e due agenti, medicati al Policlinico e subito dimessi. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/excuem.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64764" alt="excuem" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/05/excuem.jpg" width="620" height="350" /></a></p>
<p>Sgomberata con i manganelli l&#8217;aula occupata dai collettivi studenteschi dell&#8217;università Statale di Milano di Festa del Perdono. Negli scontri innescati dentro e fuori l&#8217;università da una cinquantina di poliziotti della Digos in tenuta antisommossa, chiamata dal rettore Gianluca Vago, sono rimaste ferite sei persone, quattro ragazzi e due agenti, medicati al Policlinico e subito dimessi. L&#8217;aula era stata occupata dopo che nel fine settimana il rettore aveva fatto sgomberare i locali dell&#8217;ex libreria Cuem, occupata più di un anno fa dai collettivi. Ieri mattina gli studenti avevano trovato l&#8217;ex Cuem svuotato, con buchi nei pavimenti per renderlo inagibile.</p>
<p>Un fatto allucinante che la dice lunga sulle credenziali democratiche sia del nuovo rettore sia del nuovo questore. Siamo nauseati.</p>
<p><a href="http://video.corriere.it/milano-tafferugli-statale-sgombero-aula-ex-cuem/2497fd7e-b687-11e2-9456-8f00d48981dc">http://video.corriere.it/milano-tafferugli-statale-sgombero-aula-ex-cuem/2497fd7e-b687-11e2-9456-8f00d48981dc</a></p>
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		<title>Cipro: Rabbia contro l&#8217;Europa e Beni Comuni a Nicosia</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 17:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64357" alt="01" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/01.jpg" width="800" height="600" /></a></p>
<p><strong>dall&#8217;inviata speciale di MilanoX Anna Casaglia</strong></p>
<p>A Cipro non si parla d’altro, e c’era da aspettarselo.</p>
<p>La prima novità che colpisce tornando dopo quattro anni sono le indicazioni in russo all’aeroporto, che sono state aggiunte a quelle in greco e inglese nel nuovo terminal di Larnaca, ingresso principale dell’isola. Poi si raggiunge Nicosia con una rinnovatissima autostrada a tre corsie grazie a un nuovo servizio di navette. All’arrivo in città, l’enorme bandiera turco cipriota illuminata a intermittenza sul profilo delle Five Fingers Mountains riporta tutto a com’era quattro anni fa, quando “the Cypriot problem” non era la crisi, ma il conflitto irrisolto tra greco e turco ciprioti.</p>
<p>Nicosia ha sempre avuto due anime, quella dentro e quella fuori le antiche mura veneziane che circondano la città vecchia, provata da anni di scontri, tagliata in due dalla buffer zone e ciò nonostante (o forse proprio per questo) affascinante e attraente al punto da aver subito negli ultimi anni un intenso processo di gentrificazione, con il restauro delle antiche case ottomane, l’apertura di kafenio e negozi e l’arrivo di giovani stranieri a riempire il vuoto che l’ha caratterizzata per oltre trent’anni. La città nuova invece è sempre stata la città dei ciprioti, con le grandi strade contornate di catene commerciali, club, bar, dove fare le vasche il sabato pomeriggio, bere frappè coffee ai tavolini all’aperto e passare le serate. Fa una certa impressione quindi vedere Makarios Avenue deserta, e ai lati vetrine vuote di negozi in vendita. Tutti dicono che è la crisi che ha fatto chiudere le attività di quello che era considerato il centro, che in alcuni casi si sono spostate nella città vecchia, dove gli affitti sono più bassi.</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/06.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64360" alt="06" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/06.jpg" width="800" height="535" /></a></p>
<p>Sembra che le persone non parlino d’altro, si lamentano di quello che sta succedendo e ripetono ‘fuck Europe’, come un mantra. Hai visto? -mi dicono- ti ricordi com’era qui? Sarà sempre peggio!</p>
<p>Poi superando le mura l’effetto della crisi sembra svanire, e viene da pensare che più che la troika sia stata la gentrificazione a mandare in rovina la new city. Alla sera e nei week end i piccoli cafè spuntati come funghi intorno a Faneromeni, l’antica chiesa del centro storico, sono letteralmente gremiti di persone, le stesse che prima riempivano i vari Starbucks di Makarios Av.</p>
<p>Ma il mantra anti-europeista non cambia, misto a una generale disillusione e alla sfiducia nella politica, incapace, a quanto pare, di convincere e rassicurare i ciprioti, che non credono alle parole dei loro rappresentanti (specialmente da quando la cifra del debito è passata senza spiegazioni da 17 a 23 miliardi di euro). Molti sottolineano come il peggio debba ancora arrivare, e che la sensazione di apparente normalità sia dovuta solo al fatto che la Laiki Bank non ha ancora chiuso, sono stati alzati i limiti dei trasferimenti bancari e molte persone hanno ricevuto gli stipendi in sospeso (per quasi due mesi pochissimi sono stati pagati regolarmente). Mi dicono che “da qualche parte questi soldi dovranno saltare fuori” e intanto biasimano i ‘fratelli greci’, che hanno rifiutato di restituire 2 dei 5 miliardi di euro che Cipro gli aveva prestato quando i tempi erano diversi. C’è anche chi scherza sulla possibilità che la Turchia offra un prestito ai greco-ciprioti (ma non scherzano sul fatto che il prestito sarebbe inaccettabile) e il conflitto torna a prendersi spazio nelle conversazioni. C’è chi dice che la crisi potrebbe aiutare i ciprioti a trovare una soluzione alla partizione del 1974, mentre secondo altri i turco ciprioti ora hanno ancora meno interesse a una riconciliazione.</p>
<p>In modo piuttosto casuale finisco al matrimonio tra un greco cipriota e una immigrata russa, figlia di ricchi imprenditori siberiani che hanno investito sull’isola e che mi racconta di sua madre in lacrime per i soldi persi nelle banche. Mi dice che la sua famiglia è tornata in Russia e che appena possibile trasferiranno il denaro rimasto. Come loro molti degli stranieri che negli ultimi anni hanno aperto attività a Cipro sono in partenza, perché “qui non conviene più stare, non c’è più mercato, e andrà sempre peggio”. L’isola per un decennio circa ha attratto investitori e migranti ‘di lusso’, allettati dalle agevolazioni bancarie, dal clima, e dal boom di costruzioni e investimenti infrastrutturali. Ora viene da chiedersi che fine faranno i nuovi grattacieli di Nicosia, per ora vuoti, o i centinaia di complessi di villette a schiera che hanno devastato le coste del sud. Alcune persone dicono che dopo i russi saranno i cinesi i nuovi investitori, e che già nella zona di Paphos sono stati costruiti complessi residenziali dedicati a questo nuovo mercato. In effetti a guardare bene i cartelloni pubblicitari delle villette sul mare, al russo si è aggiunto anche il cinese…</p>
<p>Ma al di là delle supposizioni su chi pagherà il debito o chi tornerà a investire nell’isola, la crisi ha messo in atto anche nuove reti di solidarietà tra i ciprioti, e la nascita della Bank of Commons, un network di progetti e pratiche di resistenza all’austerity dal basso. Al secondo incontro organizzato a Nicosia da Chara e Christalleni si presentano una sessantina di persone, che rappresentano alcune delle realtà più attive presenti in città.</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/cypr3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64358" alt="cypr3" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/cypr3.jpg" width="800" height="600" /></a></p>
<p>C’è Nikos, che coordina progetti giovanili, Stephanie del collettivo Utopìa, Soteris che è architetto e ragiona sugli effetti della finanza neoliberista sulla configurazione urbana, ci sono i fricchettoni che dopo il Rainbow festival sono rimasti sull’isola e hanno creato una comune, e insieme a loro tanti altri che presentano alternative possibili per sopravvivere in tempo di crisi, e per farlo in modo collettivo. In collegamento da Atene, Maria presenta i progetti che sono stati attivati in Grecia negli ultimi due anni, e che potrebbero essere riprodotti a Cipro: gruppi di acquisto diretto e sostenibile (realtà inesistenti prima d’ora sull’isola), banca del tempo, forme complesse di baratto e sperimentazioni di software open-source per on-line banking, cucine collettive, ambulatori popolari, orti collettivi e più in generale la nascita di collettivi urbani costituiti da gruppi di vicinato per mettere in comune beni e saperi. Poi è il turno di Horour che racconta la rivoluzione islandese e le pratiche di azione collettiva nate in seguito alla bancarotta, e infine Joel che da Berlino presenta Opencyprus.org, una piattaforma aperta per raccogliere idee e proposte dal resto del mondo per combattere la crisi.</p>
<p>Altri incontri della Bank of Commons sono previsti presto, così come alcune azioni per cominciare a rendere concrete le idee che sono circolate: dalla creazione di un sito che funzioni come piattaforma di banca del tempo, all’assegnazione di un orto comune che serva anche per organizzare workshop ed eventi collettivi. L’obiettivo è quindi quello di reagire alla crisi collettivamente e attivando reti di solidarietà, anche nel tentativo di contrastare la possibile, e temuta, avanzata di destre sociali che già sembrano approfittarsi della crisi per raccogliere consensi. Negli ultimi tempi le incursioni di ELAM (letteralmente fronte nazionale di lotta popolare) nel centro della città vecchia di Nicosia, storicamente ritrovo di anarchici e punkabbestia, sono aumentate al punto da aver messo in moto una rete di vigilanza tra gli attivisti locali. Il legame di ELAM con Alba Dorata è risaputo e alla luce del sole, e il timore giustificato che stiano cercando di cavalcare la crisi economica più che legittimo. L’attivazione di Bank of Commons e altri progetti potrebbero favorire la creazione di un’alternativa non populista e dare una risposta all’avanzata della destra, ma Nicosia e Cipro hanno una storia di attivismo politico di sinistra piuttosto recente, e al contrario una lunga storia di conflitti etnici e popolari. L’attenzione è quindi giustamente alta e sarà importante seguire l’evoluzione della crisi dato che, come mi dicono salutandomi in aeroporto, ‘the shit has not hit the fan yet’.</p>
<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/05.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-64359" alt="05" src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/05.jpg" width="800" height="600" /></a></p>
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		<title>Elegia Bulkaniana</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 06:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ADDIO BULK di Emi Mosconi Quando mi arrivò la notizia ero a lavorare come tutti i giorni, stretto fra le fatiche di una vita che mi sembrava l&#8217;unica che avrei potuto vivere. Mi chiamò il B per dirmi che il patto col Diavolo era stato firmato, ci vendevamo l&#8217;anima perché non ci rimaneva che quella. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/bulk2001.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/bulk2001.jpg" alt="bulk2001" width="800" height="523" class="alignnone size-full wp-image-64268" /></a></p>
<p><strong>ADDIO BULK di Emi Mosconi</strong></p>
<p>Quando mi arrivò la notizia ero a lavorare come tutti i giorni, stretto fra le fatiche di una vita che mi sembrava l&#8217;unica che avrei potuto vivere.<br />
Mi chiamò il B per dirmi che il patto col Diavolo era stato firmato, ci vendevamo l&#8217;anima perché non ci rimaneva che quella.<br />
Stipulavamo un contratto, noi che di contratti e compromessi non ne volevamo sapere mezza, noi che credevamo di essere immortali, noi che cocciuti e spavaldi ci credevamo infallibili.<br />
E invece il fallimento era li dietro l&#8217;angolo, quando si dice che il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;<br />
posso solo dire che in quei giorni ci sembrava una buona idea, che volevamo dare un segnale di “discordanza” alla città, che quei dannati soldi sarebbero serviti per creare qualcosa di speciale, di unico,di grande, grande come il nostro ego, enorme come la nostra ingenuità, un mastodonte che ci avrebbe ingoiati vivi, noi tutti felici di bruciare pur di toccare il sole.<br />
Si sa che per i soldi si ammazzano i propri genitori ma quando lo senti ti sembra sempre una cosa da matti, noi eravamo diversi, migliori, forti delle nostre ragioni, ciechi davanti alla storia, sordi agli appelli di chi ci sconsigliava, li prendemmo lo stesso, non potevamo sbagliare, non noi.<br />
Se lo rifarei ?<br />
Certo che no, non sono un santo e tanto meno un eroe, Guccini canta che non si dovrebbero calpestare mai gli stessi sassi, non bisognerebbe mai ripercorrere gli stessi passi e io sono d&#8217;accordo con lui, se mi venisse data la possibilità di cambiare la mia storia e quella dei miei fratelli lo farei senza ripensamenti, siamo uomini, non caporali.<br />
In quei giorni, la mente ottenebrata e il cuore colmo, decidemmo di venderci l&#8217;anima al Diavolo pur di uscire dalla situazione in cui ci trovavamo, il BULK era un dinosauro, lo scheletro di un enorme dinosauro, morto mesi prima sotto i colpi della mattanza Genovese, senza elettricità, mezzo carbonizzato dopo l&#8217;inferno di fuoco e allagato.<br />
Il collettivo spaccato, esausto, divorziato con l&#8217;obbligo di condividere spazzi e tempi, noi stanchi, frustrati, depressi, tossici.<br />
Ci sembrava una buona idea, migrare, cambiare aria, restituire quei soldi alla città, una città che li meritava, senza dubbio più di questa, dei soldi che avrebbero regalato un futuro a tutti i progetti e le anime che popolavano il BULK, quei soldi, pochi, maledetti, subito.<br />
E invece i debiti, le fatture, le bollette, gli avvocati, quelli che avevano bisogno e quelli che avevano un progetto intelligente, quelli che io mi sono sbattuto, quelli che abbiamo tutti diritto&#8230;.. mavaffanculo!!!!!!!!!!<br />
Certo nessuno ci si è comprato la macchina ne la casa al mare e vorrei anche vedere, resta il fatto che quei soldi ci hanno diviso, spaccato, spezzato, in modi così dolorosi che forse una sorta di giustizia divina c&#8217;è stata, liti e lotte non sono mancati e le cose belle che avevamo fatto si sono sbriciolate, lasciando il posto alle macerie, alla polvere, al dolore.<br />
Si io quei soldi me li sono presi e li ho anche gestiti (male) in questi anni, come ho gestito lo scherno e le parole sprezzanti di chi non sbaglia mai, perché non fa mai niente, mi sono preso del vigliacco, del furbetto, della merda, ho difeso quella scelta mille volte, con orgoglio e il mento dritto, sapendo di essermi sbagliato, vedendo i miei amici girarmi le spalle, non tutti ovvio ma quelli si chiamano fratelli.<br />
E oggi, oggi che finalmente il BULK viene demolito, spero che sotto le sue macerie resti anche la rabbia e l&#8217;astio, il sangue e i morti, quelli non mancano mai, spero che domani mattina al sorgere del sole, la mia voglia di ricominciare si possa nutrire di questa mia riflessione, basta dolore e basta scappatoie da questo dolore, che vi assicuro è grande.<br />
Del BULK voglio conservare le esperienze, la voglia di stare insieme, la grinta e le notti svegli, le assemblee, quelle dove tutti parlavano, i turni, quelli che tutti facevano, la musica&#8230;&#8230;&#8230;quanta musica, sempre, per comunicare, per gridare, per essere vivi.<br />
Del BULK voglio conservare l&#8217;amore, quello vero, quello che ti spacca il cervello e ti piega le ginocchia, voglio conservare voi amici miei.<br />
Se oggi Roby fosse qui con me piangeremmo insieme e non sarei costretto a piangere da solo.<br />
Addio BULK, addio Roby, riposa in pace.</p>
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		<title>30 aprile: MAYNITE PARTY XmilanoX con Trashmilano DJ BREGA!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 11:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alex</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fuck austerity]]></category>
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		<description><![CDATA[Martedì 30 aprile, ore 21:30, Pini-Olinda-Jodok, via Ippocrate 45, M3 Affori FN (uscita via Ciccotti) E&#8217; la notte prima della MAYDAY e allora MilanoX vi propone una MAYNITE per tutte le e gli zombie precari che si aggirano per la città (a partire da quelli che vogliono staccare mentre fanno i carri). E&#8217; una serata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/maynite.jpg"><img src="http://www.milanox.eu/wp-content/uploads/2013/04/maynite.jpg" alt="maynite" width="600" height="857" class="alignnone size-full wp-image-64201" /></a></p>
<p>Martedì 30 aprile, ore 21:30, Pini-Olinda-Jodok, via Ippocrate 45, M3 Affori FN (uscita via Ciccotti)</p>
<p>E&#8217; la notte prima della MAYDAY e allora MilanoX vi propone una MAYNITE per tutte le e gli zombie precari che si aggirano per la città (a partire da quelli che vogliono staccare mentre fanno i carri). E&#8217; una serata di benefit per MilanoX, resa possibile dalla collaborazione di Silvano di Olinda e la capacità di gravitazione musicale di Trashmilano con DJ Brega e il suo team e i suoi visuals sul muro e ai piatti.</p>
<p>Siamo più poveri di Alan Ford e quindi vi chiediamo 5 fottuti e sudati euro all&#8217;ingresso per continuare ad esistere anche d&#8217;estate. Sappiamo che lo volete. Fatecelo vedere e venite a bere e ballare con noi nella notte in cui gli zombie precari si vendicano dei vampiri neoliberisti.</p>
<p>JOIN THE TRASH TRANCE<br />
JOIN THE ZOMBIE DANCE</p>
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