
Il grande artista-graffitista Bros, al secolo Daniele Nicolosi, è stato prosciolto a Milano dall’accusa di imbrattamento, nonostante Decorato si fosse costituito parte civile. Il Comune, invece, costituitosi parte civile, aveva chiesto la condanna di Bros e il pagamento di 18 mila euro, per danni di immagine, oltre che per le spese sostenute dall’amministrazione per pulire gli edifici dai graffiti. La difesa sosteneva che quelle realizzate dal writer sono forme di espressione artistica e dunque non possono essere punite come reato (il catalogo di Bros è pubblicato da Skira, mica da Expo Milano).
Bros ha dichiarato: “Sono contento, è ovvio, ma purtroppo il giudice esprimendosi con la prescrizione, non ha risolto il dubbio se questa è arte oppure vandalismo”. Per il futuro non cambia niente: “Sono personalmente convinto di fare arte in strada. Poi che è o non è autorizzata cambia poco”.
Per quanto riguarda il progetto dell’Assessorato alla Cultura di assegnare degli spazi selezionati ai writer, Bros non ha escluso la possibilità: “Bisogna però vedere se gli interventi che ci chiedono sono interessanti: se per esempio mi proponessero di realizzare un graffito in un tunnel che da Garibaldi porta alla nuova zona della moda direi di no”. Tuttavia resta un paradosso: “Come fa il Comune a selezionare artisti per realizzare delle location? Vedendo le loro opere sui muri di Milano”. Che però la polizia di Decorato perseguita, come ogni altra espressione di cultura giovanile, dagli skate park ai barbecue latinos.
Al vaglio del giudice Piffer c’erano i graffiti realizzati da Bros sul muro di San Vittore, sulla pensilina del parcheggio delle biciclette alla fermata della metropolitana di piazzale Lodi e sulla sede di un’immobiliare di via De Angeli. Quest’ultimo, Bros, 28 anni, lo aveva realizzato nel 2007 insieme a un altro writer, pure denunciato, ma la proprietaria ha rimesso la querela. Poi Bros è stato poi prosciolto per difetto di querela per quando riguarda l’opera realizzata sempre nel 2007 sulla pensilina di ple Lodi perché, esclusa dal giudice l’aggravante da centro storico (il piazzale è sulla circonvallazione della 90), il writer sarebbe stato perseguibile non d’ufficio, come è accaduto, ma solo con una querela da parte dell’Atm. Infine, il giudice ha ritenuto prescritto il caso del graffito di San Vittore, perché realizzato nel 2004.
L’imbrattamento è un reato che, con la riforma del luglio 2009 archiettata da Decorato nella sua altra veste di parlamentare romano (che gli frutta il doppio stipendio), ha visto un inasprimento delle pene e il passaggio della competenza dai giudici di pace a quelli dei tribunali ordinari. E il processo a Bros è stato il primo a venir celebrato con le nuove norme. «Con questa sentenza non si è risolto di certo l’enigma tra arte e vandalismo», ha commentato Bros. Sulla concezione del graffito come opera d’arte, aveva puntato molto la difesa del giovane writer, che aveva chiesto l’assoluzione con formula piena. «Sono contento perché non dovrò pagare tutti questi soldi», ha spiegato il giovane, che ha chiarito inoltre che avrebbe preferito «un’assoluzione nel merito». Per il futuro, ha concluso, «non cambia niente, io continuerò a portare in giro la mia arte».
«La legge non prevede distinzioni tra graffitari di serie A e di serie B. Per Bros, come per gli altri sedicenti esponenti della street art, non si capisce perché si dovrebbero fare delle eccezioni”, ha commentato la sentenza un infastidito De Corato, mentre Finazzer Flory, come già il suo predecessore Sgarbi, apre a Bros, anche perché la 24 ore graffitare dell’altro giorno per realizzare un murale collettaneo al Museo della Scienza e della Tecnica è stata un’iniziativa straordinariamente popolare.
Bros: per noi è meglio di Mario, perché difende la libertà d’espressione di tutte/i. Non solo dei writers milanesi.










2 Comments
Complimenti…
parlo x cognizione di causa
il tribunale fa male.
e ti fa tagliare i capelli
io quando sono andato al tribunale,
la legge è uguale,
mi ero tagliato i capelli
e il giudice ( era una donna con gli occhiali)
non mi ha neanche guardato,
l’abbocato,
si chiamava mangiagatti,
non sapeva neanche di che marca era il bilancino
che mi avevano sequestrato…
io mi toccavo i capelli appena rasati
e mi dicevo “che cazzo, le unghie mi dovevo tagliare”
e quella è andata in camera di consiglio
mangiagatti mi guardava e io gli ho detto
” ma non potevi chiamarti mangiapreti?”
comunque dopo 23 minuti di camera di coniglio
mi diedero il consiglio
di non utilizzare per la dieta
un bilancino tanita
e mi comminarono otto,
dico otto, mesi con la condizionale
e attenuanti generiche…
mangiagatti, l’abbocato,
e questo è il colmo, mi mandò
raccomandata a/R
chiedendomi 800
dico otto-cento uro
io gliene portai duecento guadagnati a duro prezzo
dello spaccio
e senza tanita
e gli dissi ” se ti permetti ancora di cercarmi
ti denuncio per stalking”
“non è reato” disse lui
” presto o sarà” profetizzai io
e non l’ho più sentito
comunque finita tutta la buriana
mi guardai allo specchio
e non avevo più i capelli
ma le occhiaie come bros
quelle non le avevo.
w bros.