Brooklyn: Occupy Your Home

by Marina Led Catucci

Dal 6 dicembre, c’è una casa occupata al 702 di Vermont street, nella zona est di Brooklyn e sembra essere solo la prima di una serie.

Occupy Our House è, come dice il nome, una delle iniziative di Occupy Wall Street, entrata di fatto, dopo lo sgombero di Zuccotti Park (aka Liberty Plaza) in quella che viene chiamata la seconda fase dell’occupazione. Così il 6 Dicembre sono state occupate case in una ventina di città americane (da Oakland a San Diego, a Chicago ad Atlanta) per la giornata di mobilitazione contro i pignoramenti delle case da parte delle banche che hanno messo, e continuano a mettere, intere famiglie letteralmente in mezzo alla strada. Sì, perchè a causa della crisi chiudono anche i dormitori pubblici (cornuti e mazziati, si potrebbe dire, anche se di difficile traduzione in inglese), così i cittadini che perdono le loro abitazioni a causa della perdita del lavoro o a causa dei tassi d’interesse schizofrenici dei mutui, non possono riparare in nessun luogo, neanche in un dormitorio pubblico. A meno di non rioccupare le proprie case ed è proprio quello che Occupy ha organizzato per il 6 Dcembre, come calcio d’inizio di quella che vuole diventare una prassi molto ben organizzata.

La casa di Brooklyn era stata pignorata da quei simpaticoni di Bank of America e da anni era sfitta ed abbandonata, il movimento di Occupy ci ha insediato una famiglia con due bambini, una delle tante famiglie colpite dalla crisi e dalla recessione e sfrattata anche dal dormitorio pubblico chiuso per dei tagli al bilancio cittadino.

OWS ha montato tutto l’impianto sia mediatico che legale e ha portato gente a dare sostegno, una squadra di professionisti addetti alle pulizie (la famosa squadra di sanitation che ha tenuto pulita per due mesi Liberty Plaza) e così prima si è aperta la porta, poi si è data una bella rinfrescata ai locali e la famiglia è presto entrata in possesso del suo nuovo focolare.

Un pastore è entrato a benedire la casa, i suoi abitanti e l’occupazione ed è cominciato l’housewarming, come lo chiamano in America, cioè la festa d’inaugurazione della casa, cui si invitano amici e parenti.

Era presente tutto il quartiere con palloncini, regali, torte di mele, striscioni, una banda musicale per festeggiare l’evento, sono state messe le lucine di natale alle finestre, c’è stata una diretta video su livestream.com/occupynyc e un discreto numero di militanti di occupy rimarrà a dormire lì per impedire sgomberi notturni ed essere di sostegno alla famiglia felice, emozionata ma anche un po’ spaventata.

L’impressione generale è che lo sgombero di Liberty Plaza abbia solo rafforzato il movimento, la popolazione è ancora più solidale e grata ai manifestanti per quello che fanno, e lo si vede anche dalla calorosissima accoglienza ricevuta a Vermont street. Nessuna disapprovazione sociale ma torte profumate di cannella, niente timore per iniziative di questo genere, ma anzi la speranza che il fenomeno si moltiplichi perché la consapevolezza diffusa nella classe media è che domani potrebbe capitare a chiunque. La famigliola che ha di nuovo un tetto sulla testa è una famiglia tipo come se ne vedono in metropolitana, a central park nei giorni di sole, una di quelle che non avrebbe mai immaginato di finire in un dormitorio pubblico prima e su i gradini delle chiese poi.

Ci voleva una rivoluzione per dare di nuovo una casa a queste persone, ed in effetti OWS è davvero una rivoluzione, perché combatte ed emoziona, ed è sull’onda dell’emozione che chi osserva arriva poi ad abbracciare la lotta.

Poco dopo le prime (ri)occupazioni già si sentivano le voci di chi affermava di essere sotto sfratto ma di non voler abbandonare la propria casa senza resistere; anche la solidarietà è diventata virale: chi si mette sulla strada dell’occupazione, ora sa bene di poter contare su vicini, amici ed anche sconosciuti che saranno al suo fianco perché qua, come si diceva una volta, o ci si libera tutti o non si libera nessuno. La parola “occupazione” che fino a due mesi fa faceva tanto brutto evocando solo immagini di studenti fuorisede annoiati e ribelli senza causa, dopo mesi in cui viene ripetuta all’infinito e declinata in tutte le sue forme immaginabili, ora si è svuotata del significato negativo e riempita di un significato nuovo, fresco con cui riempirsi bocca e polmoni come con l’acqua fresca e l’aria buona. Spiacenti, cari Bloomberg & Co., ma neanche il vocabolario sarà mai più lo stesso, una volta che l’immaginario collettivo è occupato non si torna più indietro.

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One Trackback

  1. By molto occupati | Alaska on mercoledì 7 dicembre 2011 at 12:38

    [...] guardacaso riguarda le case riconfiscate dalle banche a coloro che non riescono a pagare il mutuo. Marina Catucci l’ha seguita e ha pubblicato un post per MilanoX, mentre il regista Michael Moore, la prima delle molte celebrità a sostenere con la sua presenza [...]

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