Botellon Mi Amor
aprile 30th, 2010 | by Published in Senza categoria
*di Junior Avelli*
Milano, 24 aprile. Ore 23 circa. Come concordato su Internet ci si presenta in piazza Ateneo Nuovo, zona Bicocca, piazzale antistante l’università. Anche la polizia ha Facebook. Shit! Non si può passare. Un dispiegamento di forze dell’ordine a dir poco ridicolo blocca l’accesso e non permette di entrare nella piazza, causa supposta proprietà privata (ed è vero, incredibile a dirsi, che un’università pubblica come la Bicocca corrisponda un affitto annuale al legittimo proprietario dell’immobile, tale signor Pirelli Re, attraverso un contratto di locazione che durerà fino al 2021, poi chissà?! lo sfratto magari…), e ordinanza del comune anti-alcol che permette a tutti i poliziotti di farti la perquisa. Mi aprono la borsa. Chiedo loro con che diritto. L’ufficiale in comando risponde gentilmente che la sua è solo una richiesta. Anche io sono gentile.
Mi hanno insegnato l’educazione e che bisogna rispettare chi lavora. E poi porelli pure loro, il sabato sera sono costretti a scartavetrarsi i coglioni! Eseguono gli ordini. E’ il potere a essere ridicolo. Soprattutto quando si rende inutilmente repressivo. Tra l’altro, le direttive non sono chiare. Da una parte si entra e dall’altra no. Si può solo uscire, ovviamente senza alcolici in bottiglie di vetro. La strada come allo stadio? Mi sembra eccessivo. Qualcuno mi spiega allora perché in via Tortona e dintorni era permesso durante la settimana del Fuorisalone bere in strada?
Bottiglie di vetro e lattine alla mano. Non sono altrettanto pericolose?
Ma tant’è, qualcuno già lo sa con chi ha a che fare e si porta da casa una bella tanica colma di sangria per amici e compagnia bella. Mica tutti però. Vedo multare un ragazzo di vent’anni: 450 euro per due birre. C’è uno scazzo. Gli amici intervengono. Il vigile la prende sul personale. Sì perché, c’è pure la municipale, non manca proprio nessuno. Sembra il raduno degli amici delle forze del caos. Paradosso che non capisco: nell’altra piazza si può entrare. Molta gente si è messa nella zona ristoro e mangia, beve, chiacchiera in tranquillità. La madama ci arriva dopo e blocca il passaggio. A nessuno è permesso l’accesso ora in quell’area, si può stare attorno.
Mi scappa da ridere, perché il posto è attrezzato proprio per quello ed è un controsenso.
Mi viene da chiedere ancora: perché in Statale per il Fuorisalone sì e per il botellon in Bicocca no? Non lo si può fare altrimenti chi pulisce poi? Il risultato della brillante manovra è che i ragazzi arrivano lo stesso e si mettono a bere dove possono, con qualche poliziotto in azione di contenimento (a garanzia di sicurezza?), ma con una limitazione delle libertà individuali e collettive iniqua, perché fondata su un criterio assolutamente preventivo. Un po’ per la stessa logica che ha portato al fermo in cella attivisti del Cop15 senza che avessero fatto nulla.
Saranno passate un migliaio di persone tra le 23 e le 2. Tanto o poco non lo saprei dire, decidetelo voi. Ci si diverte: scandiscono il ritmo jamboree e bonghi. C’è una tipa in calzamaglia che balla con l’hula-hoop, un ragazzo ha i trampoli; ci sono anche dei giocolieri.
Niente di pericoloso. Alla fine nessuno si è fatto male.
Siamo sicuri sia tutto merito della presenza della polizia? Due esempi su tutti. Primo non è per l’alcol, altrimenti non si potrebbe bere in contenitori di plastica, da segnalare: in piazza Ateneo Nuovo manco quelli potevi portare. Quindi al prossimo botellon, adesso che arriva la stagione, venite tutti preparati e travasate gente! Organizzatevi per tempo e studiate le relative contromisure. Secondo, l’ignoranza è tale che l’ordine costituito confonde un botellon con un rave party, quando non sono affatto la stessa cosa benché entrambi prevedano un’aggregazione spontanea di singoli basata sul passaparola, il che mi sembra una gran bella cosa per i tempi che corrono.
Ho sentito chiaramente trasmettere la parola rave con le mie orecchie dalla radio di una volante.
E certo che poi la stampa Reich-friendly ci sguazza prendendo fischi per fiaschi, inquinando l’immaginario sociale, vedi botellon in piazza Leonardo, previsto la sera del 17aprile e ingiustamente impedito, sovrapposto il giorno dopo sui quotidiani al pillow-fight (permesso) del pomeriggio per mezzo della Santa Alleanza, quando invece erano due cose ben distinte.
Un rave non è altro che un party con musica techno e soundsystem organizzato in posti lontani dalla collettività, prevalentemente zone dismesse in complessi postindustriali o in mezzo a campi, dove la gente balla per ore a volumi altissimi, e la cui durata è a discrezione di chi vi partecipa. Ne esistono della durata di più giorni e si va avanti grazie all’ausilio di droghe pesanti.
Un botellon è ben altra cosa, seppur venga mossa dalla stessa matrice libertaria: di derivazione spagnola, prevede che le persone si rechino in un posto portandosi il bere da casa. E’ in questo contesto sociale, ubicato al solito in una strada o in una piazza, che si creano situazioni via via diverse, dalla schitarrata all’artista circense che si esibisce, dal coro che scatta tra amici di stornelli goliardici a un appuntamento con il proprio destino suino-ormonale.
Niente di illegale da epurare, praticamente la piazza di una volta. E invece siamo qui a parlare di appropriazione indebita di suolo pubblico a Milano nel 2010… Solo perché, e di questo ho avuto la conferma sabato, certe piazze s’hanno da riempire e altre da svuotare.



