Bilderberg: il Club Europeo dell’1%

by Red Proof

L’Italia non finirà come Grecia, Portogallo e Irlanda. La Spagna sì. Il suo sistema bancario è al default; il debito delle istituzioni finanziarie spagnole ammonta al 109% del PIL, due volte Francia e Germania, tre gli Stati Uniti (solo il Banco di Santander ha un rosso di 800 miliardi di euro). Non bastasse, i prestiti insoluti nel settore delle costruzioni sono il 40% del PIL, non il 20% come detto da Rajoy. “La Spagna non esiste più”, scrive nel suo blog Daniel Estulin, autore di “Club Bilderberg” – libro-indagine dettagliatissimo e assai ben documentato (tre milioni di copie vendute in settanta paesi) – relazionando sull’ultimo vertice del gruppo Bilderberg svoltosi dal 31 maggio al 3 giugno scorso a Chantilly, in Virginia, e nel quale le elite finanziarie hanno espresso tra le altre cose l’imperativo di preservare il sistema bancario. E ancora riguardo alla Spagna, quando la vicepresidente del gruppo (spagnola) ha cercato di convincere i membri tedeschi a cedere sulla questione degli Eurobond appellandosi alla comune responsabilità: “Vedi di andartene!” le ha risposto uno di loro. “Perché dovremmo salvarti se la Spagna ha mentito sul debito e sui suoi problemi finanziari? Il vostro sistema bancario fa schifo. Avete un patrimonio che potrebbe interessare a qualcuno?” Un altro membro tedesco ha poi detto che “il problema della Spagna è che il suo settore delle costruzioni è come un gorilla di ottocento chili in un negozio di souvenir giapponese”, grande come tutto il settore manifatturiero. Inoltre “è giunto il momento di premere il bottone di allarme” ha aggiunto un membro americano. Americani, a proposito dei quali, tra le decisioni assunte in Virginia, c’è secondo Estulin la svalutazione del dollaro sullo yuan così da ridurre il debito con la Cina. Tornando alla situazione italiana, egli precisa che stante il nostro ridotto debito privato, un sistema creditizio solido, nessuna bolla immobiliare, e aggiungerei un notevole disavanzo di ricchezza sommersa, a salvarci saranno soprattutto i nostri membri del Bilderberg: Mario Monti, definito “la perfetta esemplificazione del concetto di One world company”; Romano Prodi, Franco Barnabè, direttore di Telecom Italia, padrone di La7; Renato Ruggiero, ex ministro del Commercio Estero della prima repubblica e ministro degli Esteri del secondo governo Berlusconi; Gian Carlo Cittadini Cesi, diplomatico; Stefano Silvestri membro dell’Istituto affari internazionali: Paolo Zannoni, manager gruppo FIAT. (Del gruppo hanno fatto parte anche il defunto Tommaso Padoa-Schioppa, banchiere e ministro dell’Economia con Prodi, Giovanni e Umberto Agnelli.)

Bilderberg è un lussuoso hotel a Oosterbeck, nei Paesi Bassi, dove gli uomini più potenti del mondo si riunirono la prima volta nel 1954, sotto gli auspici della corona olandese e della famiglia Rockefeller. E da allora non hanno mai smesso di riunirsi annualmente in altri lussuosi hotel di altre parti del mondo (in Italia, a Fiuggi nel 1957; Villa d’Este, 1965 e 1987; Stresa, 2004), vertici inaccessibili ma di cui vengono sempre resi noti alla stampa partecipanti e ordine del giorno. Un gruppo di membri stabili e altri invitati di volta in volta secondo gli argomenti in agenda e in base alle loro conoscenze professionali, accademiche e ruoli (in Virginia c’era anche Enrico Letta vicesegretario nazionale PD, in che veste e nell’interesse di chi tuttavia non è dato sapersi; Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale Enel; e John Elkann, presidente FIAT), composto da capi di stato, primi ministri, politici, funzionari di governo, diplomatici, ambasciatori, magnati dell’industria, banchieri internazionali, vertici delle più grosse testate giornalistiche e network televisivi, ed esponenti di quella finanza invisibile della quale i media non parlano mai, che sfugge a ogni regola, vigilanza e controllo, fatta di montagne di società senza struttura organizzativa create dalle banche per veicolare all’esterno gli attivi di bilancio; montagne di prodotti derivati, cioè titoli non registrati a bilancio; montagne d’intermediari che confezionano e vendono titoli obbligazionari complessi fatti d’altri titoli.

Il Bilderberg è “un gruppo di uomini, tra i più ricchi ed economicamente e politicamente più potenti e influenti del mondo occidentale che si riunisce segretamente per pianificare gli eventi, che successivamente appariranno come casuali”, secondo una descrizione del Times datata 1977, non un’entità cospiratoria né una società segreta, ma lo strumento attraverso cui le oligarchie finanziarie impongono le proprie politiche globali. “Gli eventi mondiali non accadono accidentalmente, che si parli di affari politici o commerciali, viene fatto in modo che accadano e molti vengono organizzati e gestiti da coloro che controllano i lacci della borsa” scrisse con assoluta cognizione di causa Denis Healey, ministro della Difesa inglese nel governo laburista di Harold Wilson dal 1964 al 1970, e cancelliere dello scacchiere della regina dal 1974 al 1979. E tanto più i lacci della borsa sono larghi più ci sono redistribuzione in basso, quindi ricchezza, democrazia e progresso, facendo però venir meno, oltre che una considerevole quota di profitti, le condizioni indispensabili per assoggettare le persone. Mentre crisi economica e crescita zero distruggono la ricchezza generale – e con essa il progresso e il futuro degli individui – per redistribuirla verso l’alto e concentrarla nelle mani di pochi, favorendo un ordine sociale repressivo attraverso un sistematico esercizio della paura. Paura a fondamento della vita pubblica/sociale come arma di dominio delle elite per accrescere potere e ricchezza sulla pelle d’altri, e principale ostacolo alla libertà, che plasma la vita delle persone limitandone aspirazioni e azioni. Paura di un male sempre incombente: perdita di sicurezza economica, status sociale, benessere individuale e collettivo; paura del terrorismo, della macro/micro criminalità, degli immigrati, dello straniero e del diverso. Del presente, del futuro, di un passato buio che ritorna, delle catastrofi naturali e anche del maltempo. Paura mediaticamente orchestrata e manipolata ad arte per abbattere lo stato di diritto, reprimere il dissenso, distruggere la cultura. (Tra i giornalisti italiani invitati almeno una volta ai vertici del gruppo figurano Ferruccio de Bortoli, Ugo Stille, Gianni Riotta, Sergio Romano, Carlo Rossella, Barbara Spinelli, Valter Veltroni quando era direttore de l’Unità e ultima in ordine cronologico Lilli Gruber pupilla di Barnabè a La7.)

E tutto ciò spiega perché le ricette anticrisi a botte d’aumenti speculativi dei prezzi, privazione salariale, privatizzazione dei servizi, riduzione d’investimenti pubblici e spesa sociale non funzionano. O meglio, funzionano benissimo, assolvendo allo scopo di privare i lavoratori dei propri diritti, tagliare occupazione, paghe, salari, welfare, così da mettere in ginocchio la gente perché possa implorare tremante una paga da fame per un lavoro di merda senza diritti e garanzie, riportando l’orologio della storia indietro di cent’anni. Perché il libero mercato non è un paradigma economico ma un’ideologia politica – capitalista, neoliberista, totalitaria – che schiaccia il mondo sotto il suo tallone di ferro da trent’anni. Gli eventi mondiali non sono un accidente, viene fatto sì che accadano. Il Gruppo Bilderberg è la mente, i governi dei banchieri la mano armata che ti mette la pistola alla tempia. E noi quel 99% che li distruggerà.

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Related Posts

Tags

  • SCRIVI per MILANO

    manda il tuo articolo a news@milanox.eu
  • NEWSLETTER

  • BONIFICATECI…

    ... e vi sentirete più eretici!
    Intestatario: MILANOX
    BANCA POPOLARE ETICA
    IBAN: IT34P0501801600000000147602
    BIC: CCRTIT2T84A
  • REDDITO MINIMO

  • TWITTER

  • foto(77)

    Nella vietta pedonale in Porta Venezia che va dall’edicola bruciata negli scontri dell’11 marzo 2006 (là dove c’è la gelateria blu e l’edificio dove Libero spara le sue stronzate verdi di quarzo liquido) verso l’UNES e via Melzo, non potrete fare a meno di notare sulla destra la mercanzia di Buba: ali d’angelo, corone da [...]