Asilo Negato

A settembre 1.388 bambini non troveranno posto nelle strutture pubbliche, che, sommato ai già 1.000 esuberi fa un totale di 2.400 piccoli milanesi tra uno e tre anni che il prossimo anno resteranno senza nido. Mariolina Moioli, morattiana di ferro e assessora alla Famiglia, Scuole e Politiche sociali, sacerdotessa della messa in sicurezza dei campi rom fatta di sgomberi con la polizia in assetto antisommossa, replica che la lista d’attesa è diminuita rispetto all’anno scorso e promette spudoratamente un posto per tutti nei mesi a venire: “Sono 6.972 le nuove domande presentate quest’anno dalle famiglie per un posto al nido; 4.400 i bambini confermati dagli anni precedenti. Un totale di 11.372 richieste che contiamo di soddisfare entro la fine dell’anno. I bambini in lista d’attesa sono a oggi 1.388, a fronte dei 2.305 dello scorso anno ai quali, comunque, è stato offerto un posto”.

Non la pensa così Sara Zanisi, dell’associazione Chiedo Asilo: “L’assessore ha poco da vantarsi. Avere migliaia di bambini in lista d’attesa fra nido e materna è un problema grave per Milano, città dove le donne in maggioranza lavorano. E non si capisce come i numeri continuino a essere così importanti, visto che ogni anno il Comune aumenta il numero di posti acquistati dai privati accreditati. Evidentemente è una scelta politica sbagliata perché improduttiva”. Anche la Cgil funzione pubblica, che pochi giorni fa per denunciare la situazione ha simbolicamente occupato gli uffici di via Bergognone, ha da ridire: “Il comune ha chiuso molte sezioni nei nidi pubblici dirottando i bambini sugli asili privati accreditati: una scelta sbagliata. E’ urgente invece assumere le maestre precarie e aprire nuove classi nei nidi già esistenti” dice Tatiana Cazzaniga.

Già nel 2008 il governo, d’intesa con l’allora direttore scolastico regionale, aveva diffidato Lady Nequizia per la decisione di escludere i figli dei clandestini dai servizi per l’infanzia gestiti da Palazzo Marino, minacciandola di revocare il riconoscimento della parità e i contributi statali. Se gli asili milanesi volevano continuare a essere scuole riconosciute dallo stato e perciò destinatarie dei suoi finanziamenti, dovevano rispettare le stesse regole degli istituti statali. Pena l’esclusione dal sistema d’istruzione ed educazione pubblica. Per sostenere la propria decisione, l’allora ministro dell’Educazione Fioroni, si rifece alla normativa in corso e alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, affermando che “impedire la fruizione del diritto all’istruzione significa ledere la dignità della persona umana”. Lady Moratti, o la Donna Immobile come l’hanno soprannominata i lavoratori della Scala, si era come al solito tenuta fuori dal dibattito. Probabilmente era a corto di argomenti. Per lei aveva risposto De Conato, dichiarando che bene aveva fatto la Moioli a sottolineare la necessità d’agire nel rispetto della legalità. Dimentico che era stata proprio la Moioli, in veste di direttore generale allorché della Moratti quando era ministro dell’Educazione, a firmare le linee guida per l’accoglienza degli studenti stranieri, disponendo l’iscrizione di un minore anche in mancanza di documenti.

La Moioli è stata denunciata nel 2008 dalle maestre per l’illegittimità di un ordine di servizio che le costringeva lavorare fino a fine luglio onde garantire il servizio (assicurato negli anni precedenti da personale precario al quale non era stato rinnovato il contratto). Esasperate dai carichi di lavoro, le maestre erano scese in piazza a suon di fischietti e padelle chiedendo un incontro urgente. La Moioli per tutta risposta aveva chiuso le scuole estive, lasciando a casa 2.800 bambini dei nidi e 6.350 delle scuole materne, così che a farne le spese fossero i genitori, e scaricando una raffica di provvedimenti disciplinari sulle maestre colpevoli di non essersi presentate al lavoro. La stessa Moioli che prima chiude alcune classi dei nidi Zuretti, Bigatti, Orlando, Suzzani e Valdossola a scapito della lista d’attesa esistente e poi da brava cattolica si sciacqua la coscienza dichiarando che il Comune di Milano vuole contribuire alla costruzione di un futuro più solidale…

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