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8 Marzo: 100 anni!?

marzo 7th, 2010  |  by admin Published in Articolo, generazione (A)

La ricorrenza è socialista, internazionalista, rivoluzionaria. Quando nel 1910 alla conferenza delle donne della Seconda Internazionale, Clara Zetkin, amica di Rosa Luxemburg, proclamò a Copenhagen la Giornata Internazionale delle Donne in quello che sarebbe diventato il centro sociale Ungdomshuset (raso al suolo dal governo di destra nel 2007), l’emancipazione della metà XX del mondo compiva un passo in avanti fondamentale. Come il 1° Maggio commemora l’esecuzione di anarchici e socialisti a seguito dei fatti sanguinosi di Chicago (1886), l’8 Marzo commemora un altro terribile fatto americano: la morte di più di cento operaie tessili newyorkesi (1911) chiuse a chiave dal datore di lavoro nella fabbrica e perite in un incendio da cui non poterono fuggire causa miope e feroce avarizia e misoginia.

Cent’anni dopo le condizione delle donne è certamente migliorata, grazie soprattutto all’impulso del welfare socialdemocratico prima e del movimento di liberazione femminista poi. Tuttavia le donne rimangono sottopagate nei luoghi di lavoro e sottorappresentate in politica. Solo i paesi nordici si approssimano a un’eguaglianza effettiva e bene ha fatto Zapatero a istituire le quote 50:50 fra XX e XY in parlamento e nel governo. L’altro provvedimento pink fondamentale del governo spagnolo è di affrontare finalmente la piaga della violenza domestica, che vede milioni di donne insultate, abusate, picchiate, perfino uccise dal padre o dal partner. In Italia non si è ancora fatto nulla e qui il machismo è persino più mortifero: Spesso sono le sex workers le prime vittime.

Nei luoghi di lavoro, ha avuto risalto la proposte delle donne manager, che in Italia sono pagate un 1/3 meno dei colleghi maschi e sono mosche bianche nei consigli di amministrazione, di boicottare l’8 marzo per protesta. La Marcegaglia forse sarà d’accordo (che l’8 marzo commemori un incidente sul lavoro, probabilmente non piace alla capa di un’azienda dove si muore di lavoro), ma noi siamo in disaccordo. Piuttosto bisogna tornare a fare dell’8 marzo una giornata di lotta e dibattito, partendo dal welfare invece che dai semplici diritti individuali. E bisogna espandere il significato dell’8 marzo per includere i diritti delle donne immigrate, sfruttate due volte, come i diritti di queer e trans, discriminate perfino nell’identità di chi si vuole donna ma viene relegata dai media moderati in un’identità maschile che non le appartiene (vedi caso Marrazzo).

Ma l’emancipazione femminile è in larga parte un fenomeno occidentale, e soprattutto nordeuropeo e anglosassone. Nel resto del mondo bambine, ragazze, donne vengono ancora discriminate e oppresse. Nell’Europa mediterranea e nell’America Latina machismo e sessismo sono ancora duri a morire. L’islamismo sunnita rimane discriminatorio nei confronti delle donne e nell’Africa subsahariana permangono pratiche orrende come l’eccisione, la mutilazione clitoridea delle bambine. In India e Cina mancano decine di milione di bambini all’appello per effetto di aborti e infanticidi selettivi, tanto che la bilancia demografica — di solito leggermente spostata a favore delle femmine — penda dalla parte dei maschi. Una mostruosità che ha portato l’Economist di questa settimana a titolare “GENDERCIDE”. Oltre a violare i diritti umani fondamentali delle donne, consentendo queste pratiche barbare i due paesi più grandi del mondo si privano del talento, della perseveranza, dell’intelligenza di milioni di donne. L’occidente sarà forse in decadenza, ma l’oriente deve ancora riconoscere l’uguaglianza delle donne, così come di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali.

MilanoX nell’8 marzo reclama la fine della persecuzione di prostitute e trans da parte della polizia di Decorato e Maroni e avanza la proposta che già dal prossimo consiglio comunale (2011) ci sia uguaglianza di genere nelle liste e negli scranni di Palazzo Marino. Una delle poche cose buone della Moratti è che una donna, la prima a sindaco di Milano. Ma anche la Thatcher fu la prima prima ministra. Il genere non è garanzia di buongoverno, ma la politica al femminile è quasi sempre meno violenta e più illuminata del corrispondente maschile.

Dalla parte delle bambine non nate, dalla parte delle queer che tutte siamo, auguri dall’editor XY di MilanoX a tutta la Generazione XX della città e del pianeta.

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