Sono passati ormai più di settant’anni da quando il 17 novembre 1939 l’Università di Praga fu sgomberata dai nazisti che deportarono nei lager più di mille studenti. Circa quarant’anni fa, invece, i carri armati vennero mandati contro gli studenti del Politecnico di Atene che protestavano contro la dittatura dei colonnelli ad Atene.
Il 17 Novembre è negli anni diventata la ricorrenza mondiale di mobilitazione studentesca. E’ la giornata del diritto allo studio. Ieri come oggi gli studenti sono scesi in piazza per rivendicare ciò che spetta loro di diritto: istruzione, formazione, conoscenza, strutture, alloggi, socialità, accesso alla cultura.
La fase storico-economica che ha fatto da sfondo a questa giornata è, inutile dirlo, davvero singolare. A livello globale, ci troviamo nel bel mezzo di una crisi economica e finanziaria che non ha precedenti. Il capitalismo neoliberista è al collasso. Gli Stati Uniti così come l’Europa stanno tentando di rimediare alla bolla creata dalle banche e da un sistema non più sostenibile ricorrendo a scellerate misure di privatizzazione e liberalizzazione che colpiscono lo stato sociale (tagliando i fondi all’istruzione, privatizzando beni comuni e servizi pubblici) e il lavoro (la famosa flessibilità attutaa da anni non è altro che una precarietà diffusa che uccide i diritti, riduce letteralmente alla fame le persone e permette a capi e datori di lavoro ingiustificati licenziamenti) e l’ambiente (il capitalismo carbonico) mettendo al centro le priorità della finanza piuttosto che i bisogni delle persone.
A Milano l’appuntamento dato era in Piazza Cairoli alle 9.30. Lì si sono riuniti studenti universitari e delle scuole superiori arrivati tutti e tutte dalle rispettive sedi. C’ è chi infatti si è dato un pre-appuntamento, come le scuole di Lambrate, che hanno fatto un corteo numerosissimo che ha bloccato corso Buenos Aires sanzionando banche e scandendo slogan contro BCE e contro il Governo dei banchieri, o come il Collettivo Lab Out che è partito verso la manifestazione dalla Statale.
Per gli studenti e le studentesse del capoluogo lmbardo la data di oggi è occasione per ribadire i motivi di una lotta che dura da anni e anni, passando dalla riforma Moratti a quella Gelmini, sino ad oggi, dove non sono più in ballo solo le rivendicazioni dei giovani in quanto studenti, ma in quanto cittadini dell’Italia, dell’Europa e del Mondo. Oggi la scuola pubblica italiana è afflitta da anni e anni di tagli selvaggi. Molte scuole devono ripiegare sull’ intervento di associazioni e cooperative per sopperire alla mancanza di personale qualificato. I genitori delle scuole elementari devono far colletta anche solo per comprare i gessi o la carta igienica. Le scuole superiori cambiano un docente ogni anno e non hanno laboratori funzionanti né curricula completi da seguire. Nelle università i fondi per il diritto allo studio sono irrisori, mentre molti dottorati di ricerca vengono aboliti e molti dottorandi devono vivere con borse da fame. Le università aumentano le rette per evitare il collasso finanziario, mentre i ricercatori devono insegnare gratis. Rimedierà il governo Monti alle enormi falle apertesi nell’istruzione pubblica? Gli studenti non lo credono: “Né Monti, Né Tremonti”, era il loro grido.
Oggi gli studenti temono soprattutto per il loro futuro. Un futuro che non è garantito, un avvenire di precariato, dove parole come “tredicesima”, “ferie”, “maternità” e “indennità per malattia”, spariranno anche dal vocabolario oltre che nella realtà, come già è accaduto. Hanno quindi deciso che avrebbero manifestato il loro dissenso alle misure che si stanno prendendo globalmente per salvare la finanza e chi ha creato il debito oggi sotto attacco dei mercati finanziari in tutta Europa. Hanno deciso che sarebbero andati ad urlarlo sotto l’ufficio del nuovo primo ministro Monti, un primo ministro banchiere che tanto piace alle consorterie finanziarie, ma che raccoglie pochi conseis da chi questa crisi la deve pagare davvero.
Gli studenti di Rete studenti e Lab Out hanno detto che si sarebbero diretti verso la Bocconi, l’università privata dove ha sede dell’ufficio di Monti, che ne è il presidente. E così è stato.
Tuttavia la loro determinazione si è scontrata contro le pesanti cariche delle forze dell’ordine da cui i ragazzi si sono protetti con gli ormai celebri scudi-libro del Book Block. La carica è stata resistita in un primo tempo con lanci di uova e fumogeni, ma la determinazione e aggressività della polizia armata di scudi e manganello, ha avuto la meglio e il corteo, dopo aver urlato il proprio disprezzo il nuovo governo che tutto farà meno che salvaguardare gli studenti e il ceto precario, ha confluito in Piazza Fontana.
Ciò che è sicuro è che non è finita qui. Riprendersi il futuro e rifiutarsi di subire la crisi non sono più solo parole d’ordine, sono ormai comportamenti in tutte le società occidentali. Non interessano le non soluzioni italiane date dai soliti governi tecnici che soprassiedono a proteste e non si curano di quello che sta a cuore alla gente. Ci saranno altre giornate di protesta, ci saranno altre occasioni di conflitto contro l’austerità che va a unico beneficio dell’1% delle élite finanziarie.
Non è una minaccia, è una promessa.













