Sciopero Generale e Generazionale

Venerdì mattina due cortei di decine di migliaia di persone hanno paralizzato Milano per lo sciopero generale metalmeccanico, che ha svuotato la fabbriche di tutta la Lombardia. Il primo da Porta Venezia ha fatto il pieno di operai, sindacati, sinistra, precari, attivisti. Il secondo, da Piazza Castello, ha riversato le scuole di Milano nelle strade.

Landini, il segretario della FIOM, ha concluso la manifestazione con un comizio in piazza duomo indossando un’inedita felpa nera col cappuccio con la scritta rossa “FIOM” (se non lo conoscevi, avresti detto un antifa con gli occhiali. Al suo fianco Gad Lerner e Don Gallo. Intorno, una folla immensa. Il sindacato rosso ha vinto la scommessa e dimostrato a Marchionne e Federmeccanica che senza di esso l’industria italiana è ingovernabile.

Noi, che operai non siamo, visto anche che a Milano i parasubordinati sono più dei metalmeccanici, ci rallegriamo perché i diritti dei giovani che lavorano ieri sono usciti un po’ rafforzati. Qui di seguito i comunicati dei Corsari e del Cantiere, gli uni a Oberdan, gli altri in Cairoli. Divisi come sempre, ma si spera presto uniti contro la crisi.

I CORSARI SCRIVONO:

ASPETTANDO IL NOSTRO GENERALE PREFERITO, LO SCIOPERO

Milano ha vissuto una lunga giornata di lotta contro la crisi e contro i ricatti ed il modello economico/sociale che Marchionne con la connivenza della quasi totalità della classe politica e sindacale italiana sta perpretando.
Lunga perché lo spezzone composto da precari e studenti ha aspettato qualche ora per potersi muovere da Porta Venezia, quando la  testa del corteo entrava in piazza Duomo la coda era ancora immobile  al punto di partenza.
Lunga perché siamo arrivati in piazza dopo mezzogiorno.  Lunga perché abbiamo messo in essere elementi di generalizzazione dello sciopero, cercando di fare con i nostri mezzi quello che da tempo ci si aspetta cioè un vero SCIOPERO GENERALE. Che non vediamo da quasi 10 anni.

Lo sciopero dei metalmeccanici si è profilato come lo sciopero generale di tutte le parti sociali, politiche e sindacali che hanno  capito che l’affaire Pomigliano e Mirafiori non è storia solo degli operai che vivono e lavorano quelle fabbriche. è storia di tutti, è un attacco ai diritti del mondo del lavoro, è l’esplicitazione che la ricetta con cui governano il mondo del lavoro si chiama  RICATTABILITA’, ed è la stessa con la quale nutrono il mondo dei precari dal 1998 in avanti.
Ma non sono solo i diritti negati, tolti e sotto attacco del mondo del lavoro ad aver animato la generalizzazione dello sciopero. C’erano gli studenti che non vedono un futuro davanti a loro, né scolastico (grazie allo smantellamento della scuola e università pubblica) né lavorativo. C’era chi lotta affinché i beni comuni rimangano tali e siano svincolati dalle logiche di mercato. Acqua, casa, salute e lavoro sono beni primari che devono essere garantiti a tutte e tutti.

Abbiamo iniziato all’alba andando davanti ai cancelli della Marcegaglia in viale Sarca, assieme agli operai e Intelligence Precaria, abbiamo bloccato i flussi d’ingresso e di  uscita merci, abbiamo bloccato il traffico. Volevamo dare un segnale
alla presidentesa di Confindustria; e, a qualcuno, una giusta causa per non presentarsi al lavoro e poter scioperare con noi, visto che chi è precario, così come chi si trova a lavorare a Pomigliano e Mirafiori, vede limitato il diritto di sciopero. Già dal mattino abbiamo mostrato come mettere in comune le esperienze e le lotte sia una traiettoria da battere per uscire tutti insieme dalla crisi che ci vogliono imporre.

Volevamo dire che il modello economico che vuole parificare rendita e profitto “risparmiando” sulle spese fisse e quindi sui diritti dei lavoratori, trasformandoli in schiavi che devono lavorare tanto e guadagnare poco proprio non ci piace, ci disgusta e non sarà accettato. Volevamo far sapere a chi vorrebbe un sistema sociale per cui i diritti e le necessità umane devono essere lasciate da parte perché bisogna assecondare l’accumulo di capitale di pochi e, quindi, la povertà dei molti noi non lo accettiamo. Così dopo il blocco della Marcegaglia siamo andati al corteo indetto dalla FIOM per gridare con loro che siamo contro la crisi, per i diritti e contro i ricatti e che una discussione sui modelli di
lavoro può iniziare solo sui contenuti non con la svendita dei diritti (ottenuti con le lotte con il sangue di chi prima di noi ha lottato per superare le condizioni di sfruttamento) e del contratto nazionale. Un po’ come la riforma dell’istruzione non può iniziare con il taglio dei fondi come ha fatto la Gelmini. Dietro lo stesso distruttivo modello sociale che devasta menti, corpi, territori.

Ma non ci bastava. Mancava qualcosa. Così siamo andati a far visita ad una sede della UIL. Uno dei due sindacati confederali che assieme alla CISL dichiara che oggi bisogna garantire lavoro a qualsiasi costo, firma gli accordi di Pomigliano e Mirafiori e quindi asseconda il modello sociale costruito, proposto e imposto dall’asse PdL-Marchionne in nome della globalizzazione neoliberista e della newco. Abbiamo voluto ridipingere la loro insegna in giallo, il colore degno  di loro, il colore dei sindacati padronali.

Oggi con la lotta degli operai e della FIOM, ieri assieme agli studenti, ai movimenti per l’acqua, contro la TAV o il DAL MOLIN. Dalla crisi ci usciamo tutti assieme, praticando resistenza, costruendo alternativa.

La Lotta è un Bene comune: Diffondila e Difenditi dai Banditi della Crisi


IL CANTIERE SCRIVE:

DALL’EUROPA AL MAGHREB: VIVIAMO PER CAMMINARE SULLA TESTA DEI RE!

Il 28 mattina a Milano come in altre città d’Italia è stata una nuova giornata di lotta, che prosegue un autunno ricco di moblitazioni. Mentre da Porta Venezia partiva il corteo dei lavoratori della Fiom, in Piazza Cairoli dopo i picchetti e gli spezzoni in più di 40 scuole ha preso vita la piazza dei collettivi studenteschi e di alcuni sindacati di base. Studenti in piazza per generalizzare lo sciopero in difesa dei diritti, da quello ad una scuola pubblica ai diritti sul lavoro. Per questo il corteo era aperto da uno striscione che recitava “Scuola – Diritti – Futuro: voi ve ne fregate, noi ce ne occupiamo. JOIN THE RESISTANCE!”.

“Tra magna magna e bunga bunga si sono mangiati tutto… Cacciamoli!” era scritto su un’altro striscione. Il governo italiano, Berlusconi in primis, pensa solo a tenersi stretta la poltrona, speculando sulla nostra formazione e sul nostro futuro, mentre noi studenti siamo parte di una generazione che dall’Europa al Maghreb si sta rivoltando al grido di “Fund our future (finanziate il nostro futuro)” e “Que se vayan todos!”, due degli slogan più cantati nel corteo di oggi.
Numerosi gli interventi sulle rivolte in Tunisia, Algeria, Egitto, Albania e in tutti gli altri paesi che in questi ultimi mesi stanno alzando la testa e facendo vacillare i loro governi dittatoriali sostenuti tra l’altro anche dal govarno italiano e delle maggiori imprese del paese.

Per questo durante il percorso abbiamo sanzionato con vernice, locandine e messaggi, torce e petardi la EDISON, la ENEL e l’UNICREDIT BANCA, enti che esportano precarietà e sfruttamento soprattutto nei paesi del Maghreb, pagando tangenti ai dittatori locali in cambio di materie prime detassate e manodopera sottopagata, quegli stessi giovani e lavoratori che si stanno rivoltando e che ci stanno dimostrando che cacciare i Rais è possibile: “Viviamo per camminare sulle teste dei re”, il verso di Shakespeare che si leggeva su uno stendardo.

Un’altra azione degli studenti in piazza Missori alla sede dell’INPS, l’istituto che non può più garantirci per colpa dei tagli e della speculazione neanche un minimo di previdenza sociale, che solo poco tempo fa aveva secretato i dati sulle previsioni di pensione dei precari, perchè erano talmente bassi da rischiare “rivolte e sommovimenti”. Sulla facciata del palazzo abbiamo appeso uno striscione con scritto “Più soldi a scuola, diritti e welfare, fund our future”.

In piazza Missori i lavoratori dei sindacati di base hanno deciso di arrivare fino alla sede di Confindustria contro i ricatti e i contratti vergognosi che stanno mettendo in atto. Nonostante il tentativo della questura di sbarrare l’accesso a via Larga, tra lavoratori e studenti siamo riusciti a cacciare dal corteo i cordoni di polizia e arrivare all’Assolombarda a manifestare.

Il 2011 è appena iniziato e noi non ci fermeremo finché non ci saremo ripresi la nostra scuola e il nostro futuro, non staremo a guardare Berlusconi e la sua cricca che ce li distruggono.

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